Finalmente “G”, il nuovo album di Giorgia: non serve reinventarsi per emozionare

da | Nov 8, 2025 | Recensioni album

Finalmente è arrivato G, il nuovo album di Giorgia che torna senza nostalgia (e senza bisogno di dimostrare nulla)

Lo abbiamo atteso un po’ ma ora è finalmente nostro il nuovo album di Giorgia per Sony, dal titolo G. Il dodicesimo album per l’artista romana che da oltre 30 anni domina le classifiche per il suo talento vocale e la sua delicatezza emotiva.
In trent’anni di carriera ha oscillato tra soul, R&B, pop orchestrale e sperimentazioni più recenti, sempre con quella naturalezza che ti fa pensare: lei non ha la voce, lei è LA VOCE, e non ha di certo bisogno di alzarla per farsi notare!

Con G, uscito oggi, Giorgia conferma tutto questo e sceglie di non guardare indietro, né intorno, non è nostalgica né timida, senza nostalgia vintage forzata, senza tentare la svolta trap feat. random rapper di TikTok (grazie, Giorgia, sinceramente).

La verità è che Giorgia, dopo tre decenni, non ha bisogno di reinventarsi: le basta riconoscersi.

Un disco che attraversa numerose stanze

Giorgia è una di quelle voci che fanno parte dell’arredamento emotivo del paese, della nostra casa interiore: c’era quando abbiamo scoperto che esiste la stanza del cuore, pregiata e al contempo fragile, (“Come saprei”, 1995), c’era quando abbiamo imparato che il cuore può rompersi (“Girasole”, “E poi”), può soffrire e lacerarsi (“Infinite volte” 2005) e c’era anche quando abbiamo provato a rimontarlo con Spotify e una tisana (spoiler: non ha funzionato).

C’era nelle stanze più goderecce, nella cucina nella dolcezza della dispenda e sul divano del salotto tra risate e divertimento (“Mangio troppa cioccolata” 1997 e “Tu mi porti su” 2011).

Anche queste dodici tracce  non sono solo canzoni, ma nuove piccole stanze emotive in cui si entra silenziosamente e si resta per riflettere e ascoltarsi, perché la voce di Giorgia resta quel tipo di voce che non si ascolta: ti attraversa.

L’album parte con “La cura per me”, singolo di apertura e chiusura, la prima ed ultima stanza, forse la stanze delle attese potremmo definirla. Ma poi ci troviamo ad aprire altre stanze, alcune più cupe, fatte da ritmi più malinconici, ed altre più felici, con ritmi energici e arrangiamenti “pop”. Un inside/out tra emozioni e sentimenti che si traducono sapientemente nella title track:  “Golpe”, “Tra le lune e le dune”, “Carillon”, “Corpi celesti”, “Paradossale”, “Rifare tutto”, “Sabbie mobili”, “L’unica”, “Odio corrisposto”, “Niente di male” e in conclusione nuovamente “La cura per me” feat. Blanco, in una veste un po’ diversa.

Il featuring tanto atteso

Un featuring misterioso che ha sorpreso tutti? C’è chi se lo aspettava e chi invece è stato sorpreso dalla scelta, due generazioni a confronto che però riescono benissimo. Questo feat con Blanco è tra l’altro l’unico featuring del disco e come abbiamo detto avviene proprio su “La cura per me” brano che apre e chiude l’album. Una scelta che forse simboleggia anche un po’ l’apertura e la chiusura di un cerchio, ovvero quel percorso che questo brano ha avviato quest’anno a febbraio rendendo nuovamente Giorgia celebre a Sanremo, il cui testo era appunto scritto da Blanco.

Il percorso che arriva qui dove ora è l’album a diventare protagonista tanto atteso, e che dà inizio ad un nuovo viaggio artistico, una nuova “attesa”. Un featuring che lascia spazio a sonorità più moderne de “La cura” presentata sul palco dell’Ariston, vocalismi di Blanco sicuramente diversi e più “digitali” di quelli di Giorgia, ma che non spogliano il brano da quella musicalità ed emotività che ha conquistato tutti, a tratti doloroso e struggente e a tratti forte ed innamorato della vita.

La scelta fuziona, come chiave d’accesso all’intero progetto ed anche come chiave di chiusura, questa volta con il feat. che aggiunge inquietudine, gioventù complicata, una voce che rompe quella linearità con un graffio, modernità e nuovi linguaggio.

La doppia versione ci permette di vedere la stessa stanza ma con atmosfere ed occhi diversi, di giorno e di notte.

Vocalità e romanticismo indiscutibili, senza rincorrere trend e affermando la propria identità

Tra le tracce si raccontano l’amore vero, l’amore atteso, ma anche l’amore quando scricchiola, si racconta la vita, quando si resta, quando si va via, quando si scivola, quando ci si rialza: ognuno si rispecchia a seconda delle fasi e i testi, così come i ritmi e le melodie sono semplici ma immediati, che crescono e diventano dirompenti.

Questo disco è probabilmente uno dei più efficaci della cantante, in linea con le nuove leve italiane, Annalisa ad esempio, e crediamo fermamente che potrà arrivare dritta anche alle playlist del pubblico giovane, anche grazie alle ultime scelte fatte che arrivano sicuramente ad un pubblico più “popolare”, nel vero senso del termine, ma sempre senza perdere raffinatezza, si pensi proprio alla presenza di Blanco o alla conduzione in TV.

Quello che colpisce di G non è la ricerca di un trend: è la scelta consapevole di non rincorrerlo. Giorgia non prova ad essere nuova a tutti i costi: è nuova perché è sempre lei, onesta, perché usa la voce come fosse luce su qualcosa che spesso evitiamo di guardare.

Un disco che non urla, ma resta. E certe cose, quando restano, fanno più rumore.

Sonorità intense, tra ritmi e pause, profondità e respiri

Sul piano sonoro, G lavora molto sull’equilibrio: arrangiamenti puliti, mai ridondanti, che lasciano aria intorno alla voce. Le batterie sono asciutte, spesso più suggestione che ritmo marcato; i synth entrano come ombre, non come protagonisti. Le armonie vocali, soprattutto nei ritornelli di Corpi celesti e Sabbie mobili, costruiscono una dimensione quasi sospesa, una dimensione onirica.

 C’è un’attenzione particolare al colore delle frequenze: niente muri di suono, niente “tutto forte”, ma una ricerca di profondità che fa risaltare ogni respiro, ogni attimo di riflessione. È un disco che non ti invade ma piuttosto ti avvicina, ti sussurra, ti rilassa.

Un tessuto musicale che conferma l’identità dell’artista, intensa e tecnicamente inarrivabile, profonda ma con la sua timida follia lì dietro l’angolo ed ogni tanto fa capolino, in quest’album lo si evince probabilmente dai ritmi più frenetici di “tra la lune e le dune” e “l’unica” traccia che per l’altro era tra i pochissimi singoli che avevano preannunciato l’album a giugno 2025, insieme ovviamente a “La cura” (febbraio 2025), e poi a “Golpe”, settembre 2025, e “Niente di male”, ottobre 2024.

Giorgia, una carriera che va oltre la sua indiscutibile vocalità

Ma se il disco è una grande conferma narrativa ed emozionale, sicuramente la cantante si conferma sempre più iconica, ma al tempo stesso naturale e vera, l’amica che tutti vorremmo che ti sa dilaniare con le parole giuste al momento giusto e poi ti sa far crepare dal ridere l’istante dopo.

In quest’ultimo anno, ma in realtà da sempre anche se con meno riflettori puntati, Giorgia non ha brillato solo a Sanremo, ci ha spesso stupito, a partire dalla sua conduzione perfetta ad X-Factor, empatica, tecnica, emotiva e materna. Ci ha stupito anche per la sua ironia, così come durante le ospitate televisive e radiofoniche in cui è spesso diventata vittima inconsapevole di tormentoni in pieno stile tik toker, gaffe e umorismi vari, l’ultima ieri da Fiorello in radio con una telefonata live per NON promuovere l’album come il format richiede.

G con la sua ironia e la sua voglia di stupirci e “spogliarsi”

Insomma possiamo dire il percorso iniziato nel 1994 con “Giorgia” e arrivato al 2025 con G, è stato sicuramente un percorso identitario fatto di conferme e di stile. Un percorso in cui l’artista ha perso tutte le lettere del proprio nome, si è “spogliata” da orpelli e le sovrastrutture per raggiungere l’essenzialità, la centralità, per arrivare dritta al punto, al punto G … ops.

Scusa Giorgia, ma tanto lo sappiamo che ora stai ridendo energicamente anche tu, che riesci a far sorridere improvvisamente anche durante un’intervista, nel momento più improbabile proprio con la tua ironia e la tua spontaneità.

Quindi la nostra battuta è voluta perché vogliamo invitare tutti ad approfondire davvero le sonorità di quest’album, ad arrivare all’essenziale che cattura l’anima, a scoprire ciò che conta davvero, il punto G emotivo, ovvero l’autenticità di un disco che conferma che il talento, quando c’è, non ha bisogno di essere cercato in meccanismi strappa like, il talento si riconosce e si nasconde dietro ogni piccola sfumatura.

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