C’è un punto in cui l’amore smette di essere leggerezza e diventa una scelta. È lì che nasce Prigione, il nuovo singolo di Veka, realizzato con il producer Giuseppe Scrima. Un brano elettro pop che trasforma la contraddizione in bellezza, la gabbia in libertà.
Veka, nome d’arte di Veronica Flamini, classe 2000, ha quella lucidità disarmante di chi sa che l’amore non è un’utopia, ma un esercizio di presenza. Prigione racconta proprio questo: scegliere di restare, anche quando sarebbe più semplice scappare. È la metafora di un sentimento che imprigiona e libera allo stesso tempo, che ti fa rinunciare a un pezzo di autonomia per conquistare qualcosa di più grande: la serenità di essere visti per ciò che si è.
Il pezzo vibra di un’elettronica lucida e stratificata, ma è la scrittura di Veka a catturare davvero. Poche parole, ma taglienti, come quel “ergastolo mentale” che resta addosso anche dopo il primo ascolto. L’artista dosa emozione e razionalità con equilibrio raro, riuscendo a rendere universale una sensazione tanto personale.
Cresciuta tra Latina e Frosinone, Veka ha studiato violoncello, canto jazz e scrittura al C.E.T. di Mogol: un background che oggi si riflette nella precisione con cui costruisce i suoi brani. Dopo Una storia alla fine, Tra un ti amo e un non so se e Alea Iacta Est, con Prigione Veka firma la sua prova più matura e sincera. Un inno alla consapevolezza emotiva, dove la libertà non è assenza di vincoli, ma capacità di scegliere le proprie catene.










