Tommaso Paradiso torna a maneggiare le emozioni con la leggerezza solo apparente che da sempre lo contraddistingue, e Lasciamene un po’ è l’ennesima prova di come sappia trasformare il quotidiano in un piccolo romanzo pop. La canzone si apre come un diario confidenziale:
Sogno come un ragazzino, ho paura come un ragazzino.
È una confessione che spiazza per sincerità: l’ex frontman dei Thegiornalisti si mette a nudo, ammettendo che dietro l’ironia da cantautore di successo c’è ancora un cuore adolescente. Il “ragazzino” diventa immagine universale di un’ingenuità che non si perde, di quel modo di sentire che resta intatto anche quando il tempo passa e le spalle dovrebbero essersi indurite.
La fortuna di “esistere”, degli altri e della persona amata, non è un pensiero scontato: Tommy la trasforma in una piccola celebrazione della rete di affetti che ci tiene a galla.
Lasciamene un po’ di questo fottutissimo cuore
Tra balli, ricordi e cuori a metà
C’è una richiesta urgente e al tempo stesso rassegnata: prima che l’amore finisca, che il tempo si consumi, lasciamoci addosso un segno, una macchia, un residuo emotivo. È la fotografia di un momento sospeso, di quegli istanti in cui si sente che qualcosa sta per cambiare ma si vuole trattenerne l’eco. Tommaso qui è maestro nel mescolare romanticismo e disincanto: c’è la consapevolezza della fine, ma anche l’ostinazione a trattenere un frammento di vita, come se l’amore potesse sopravvivere in una macchia di mascara o su un paio di jeans.
Quando canta “Vorrei ballare con te e con mille altri, anche se non abbiamo più il fisico per dimenticare” ci scappa una risata amara. È vero: col tempo non si dimentica più così in fretta, le cicatrici restano. Ma che bello quel desiderio di ballare lo stesso, di farsi travolgere dalla musica anche quando il corpo non regge più le notti infinite.
E quei dettagli super contemporanei, sigaretta elettronica, la macchina, la musica, ci piazzano subito nel presente. Ci viene da pensare che, anche se cambiano le mode, il dolore e l’amore “tanto comunque ti frega”: non c’è tecnologia che tenga.
Ma tanto non finirà, anche se finirà.
Qui ci viene quasi un nodo in gola. Perché lo sappiamo anche noi: certi amori finiscono davvero, ma lasciano dentro qualcosa che non se ne va. Chiedere di restare impressi in qualcuno, di lasciare un segno che sopravviva alla fine. Non per ego, ma per paura di sparire. È quella parte di cuore che chiediamo, imploriamo, di poter tenere per sempre.










