Neffa chiude il cerchio: ecco “Canerandagio Parte 2”

da | Set 1, 2025 | Recensioni album

Neffa torna a prendersi la scena con “Canerandagio Parte 2”, non un semplice seguito ma il compimento di un percorso. Un disco maturo, che intreccia rap e melodia con lucidità e carattere, accompagnato da collaborazioni di peso. Un ritorno silenzioso, deciso, che lascia il segno.

Certe volte i ritorni non hanno il sapore dell’evento da prima pagina, ma quello di una storia che riprende da dove si era interrotta. È esattamente questo il caso di Neffa, che con Canerandagio Parte 2 non firma un sequel di maniera, ma porta a compimento un discorso lasciato sospeso. Non si tratta di ripetere le atmosfere del primo capitolo, né tantomeno di cancellarle: piuttosto di prolungarle in una direzione diversa, più matura e consapevole.

Il primo volume di Canerandagio aveva la forza dell’urgenza, il fuoco dell’istinto. Qui, invece, si sente un artista che ha trovato un’altra velocità: non più la corsa cieca, ma un passo deciso, che pesa ogni parola e ogni suono. Si avverte nella scrittura precisa, nella costruzione dei beat, nelle collaborazioni selezionate con cura. Neffa non rinuncia al rap, che resta la spina dorsale, ma lo lascia respirare accanto a momenti melodici, a intuizioni pop e a passaggi che sanno essere tanto meditativi quanto incisivi.

L’apertura dell’album, con “Show“, è già un esempio: barre cinematografiche e immagini che scorrono veloci come paesaggi visti da un treno, quasi fosse un invito ad accomodarsi e lasciarsi trasportare. Poi arriva “Biancoenero”, dove insieme a Jake La Furia si scende in un’atmosfera cupa, minimale, segnata da un senso di rivalsa che rende il brano crudo ma necessario. In “Domani”, con Nayt, il discorso si fa interiore: il vero avversario non è il mondo esterno, ma la paura del futuro, quel senso di smarrimento che ci accompagna quando tutto corre più veloce di noi.



Dal fuoco istintivo alla riflessione: la nuova vita di Neffa

Ci sono momenti più intimi, come in “Inquinare” con Coez, che racconta l’amore come contaminazione reciproca, tra leggerezza e malinconia. E ci sono pezzi che scavano nelle ferite più profonde, come “Burnout” dove Neffa mette in fila ansia, insonnia e solitudine, senza però rinunciare a mostrare la propria vulnerabilità. Con Kaos in “Deidellolimpo”, invece, le immagini mitologiche diventano il linguaggio con cui raccontare i mostri interiori: Ade, Medusa, Ulisse si trasformano in simboli di una generazione ferita ma ancora pronta a combattere.

Il flusso critico e autobiografico trova casa in “Santosubito/Rubik”, dove Neffa riflette sul caos del presente e sulla tossicità delle narrazioni che ci circondano, rivendicando la musica come ancora di salvezza. In “Uno Come Me”, con J.Ax, l’ironia diventa arma: un inno alla propria unicità, che si trasforma quasi in slogan. Poi c’è “Luna Rossa”, la ballad malinconica condivisa con Mahmood, sospesa nel vuoto lasciato da un amore finito: qui le voci si intrecciano e diventano confessione. E a chiudere il disco arriva “Addio” con Salmo, un brano che ha il tono di un testamento emotivo: immaginare il proprio funerale diventa un modo per guardare in faccia la fine, senza paura né rimpianti.



Un ritorno che non urla, ma convince: la forza della sobrietà

“Senso di urgenza, c’è ancora parecchio da fare e il tempo è un fattore. Tutto passa e nemmeno piano, come scrivevo nel ’95, sono contento e riconoscente di potere aggiungere una frase, molto significativa per me, all’interno di una conversazione.

[…]

Il mondo attuale è un posto dove, nonostante il sapere sia alla portata di chiunque, la violenza è in testa, fra tutti i linguaggi possibili… C’è da stringere i denti, c’è da gridare, c’è da combattere, c’è da pretendere Umanità”.

Quello che colpisce è come, nonostante la quantità e il peso delle collaborazioni, Neffa resti sempre al centro, orchestrando con voce ferma un universo che non ha bisogno di effetti speciali. Ogni scelta, dalla sequenza delle tracce agli arrangiamenti, sembra parte di un disegno complessivo. Non è un album fatto per stupire all’istante, ma per restare, con la sua sobrietà e la sua coerenza.

Canerandagio Parte 2 è un disco adulto, che non rincorre le mode né cede alla tentazione del revival. È il ritorno di un artista che non ha perso la sua urgenza espressiva, ma l’ha trasformata in lucidità. Un ritorno che non esplode come fuoco d’artificio, ma che illumina con una fiamma costante. Ascoltandolo, si ha la sensazione che Neffa non volesse convincere nessuno se non sé stesso. Ed è proprio per questo che convince, e che resta.

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