È passato solo un giorno dall’uscita di “Don’t Tap The Glass” – pubblicato ieri, lunedì 21 luglio – e Tyler, The Creator ha già fatto esplodere il vetro della comfort zone. Il suo nono album in studio non è “nuova musica” nel senso stretto: è un sabotaggio a cuore aperto delle aspettative, una performance camuffata da disco rap.
Dieci brani che non chiedono il permesso, non fanno compagnia, non fanno playlist. Da “Big Poe” fino a “Tell Me What It Is”, passando per il cortocircuito narrativo di “Don’t Tap That Glass / Tweakin’” e l’afrodelia astratta di “Sucka Free”, Tyler smonta e rimonta l’identità del rapper come fosse un action figure senza istruzioni.
“Don’t Tap The Glass” è un monito da zoo inverso: l’animale sei tu, Tyler ti osserva. L’ascoltatore, spettatore passivo, è costretto a muoversi piano, ad ascoltare davvero, a rinunciare alla skip culture per entrare in un mondo che suona come un sogno febbrile post-psicoterapia.
Da Call Me If You Get Lost (2021) alla sua versione espansa The Estate Sale (2023), fino al caleidoscopico CHROMAKOPIA, Tyler ha sempre rifiutato il ruolo assegnato. Con Don’t Tap The Glass, alza il dito medio al concetto stesso di “coerenza di carriera”.
Ascoltare per credere: Don’t Tap The Glass è disponibile qui.










