Tra sogni e bisogno di futuro navighiamo Noi della notte. L’11 luglio segna l’alba simbolica del primo disco di Il Nesso 139, Noi della notte (A.M.), pubblicato per Honiro Publishing. Non un semplice album, ma un manifesto generazionale che affida alla notte il ruolo di rifugio, incubatore di identità e sogni, specchio di fragilità e slancio creativo.
Ogni brano segue un orario, come se il disco fosse una lunga veglia emotiva che attraversa le ore buie fino al primo chiarore: si parte con Non dormo mai (23:00) e si approda all’aurora con Trampolini (07:00), in un percorso scandito da immagini evocative e stati d’animo mutevoli. L’influenza visiva di Edward Hopper, evocata dallo stesso artista, si percepisce nei contorni sfumati e malinconici dell’immaginario: i nottambuli diventano così figure archetipiche, anime inquiete in cerca di uno spazio dove la vulnerabilità sia forza e non condanna.
Il Nesso 139 ci accompagna in questo viaggio con penna autentica e voce sommessa, ma mai fragile. La tracklist – da Paesaggio a Vaffanculo, passando per Castagne e Gabbiani – alterna momenti di rottura a sussurri lirici, tenendo sempre accesa la fiamma di una speranza lucida e radicale.
Noi della notte (A.M.) è un esordio che brucia piano, ma a lungo. E nel buio, illumina.










