SUPERMACCHINA: i GIOVEDÌ accendono un motore che non porta da nessuna parte, ma fa benissimo

da | Giu 18, 2025 | Recensioni singoli

C'è chi si compra una macchina per muoversi. E poi ci sono i GIOVEDÌ, che con SUPERMACCHINA si sono comprati un’idea: quella di non restare mai fermi, anche quando tutto intorno ti chiede di rallentare.

Sembra una storia semplice: un ragazzo prende i soldi del padre, si compra una macchina, la rivernicia rossa, vuole portare qualcuno a fare un giro. Fine.
E invece no.

Perché SUPERMACCHINA è una di quelle canzoni che sembrano leggere solo se non le ascolti davvero.

I GIOVEDÌ non scrivono per dire, ma per svoltare. Letteralmente.
Con questo brano, partono a razzo dentro l’immaginario di chi ha venti, venticinque, trent’anni e una costante: quella sensazione addosso di dover trovare qualcosa, qualsiasi cosa, che finalmente abbia senso.

“Ogni giovane la cerca però non la trova”

È questa la chiave. Una frase che da sola vale un manuale di sociologia della generazione Z.
Che cos’è, la? L’amore? L’identità? La sicurezza economica? Il punto è che non viene mai detta. Non serve. Ognuno ci mette la propria ossessione.

Il testo di SUPERMACCHINA è pieno di immagini che sembrano nonsense ma sono la realtà smontata e rimessa in ordine a caso:

“Porto l’ombrello al senatore, che sto cercando protezione”
“Porto la penna al giornalista, non sono il primo della lista”

È un mondo in cui per avere attenzione devi diventare utile. O almeno far finta di esserlo. È il precariato trasformato in poesia sbilenca. È una favola postmoderna raccontata su un beat rock e diretto, che non ha bisogno di effetti speciali per entrare in testa.

E la supermacchina?

Non è solo un’auto. È tutto quello che ti costruisci per restare in movimento quando ti verrebbe voglia di fermarti. È l’idea che se almeno ti muovi, qualcosa succederà.
Ed è anche, diciamolo, un’illusione. Ma non importa. Perché quando lo ripetono — “facciamo un giro sulla mia supermacchina nuova” — è impossibile non volerci salire davvero.

La produzione è essenziale, come una strada dritta e senza troppe curve. Ma funziona.
Non c’è sovrastruttura, non c’è posa. Solo un sound compatto, un testo curato ma spontaneo, una voce che sa esattamente dove mettere l’accento — e quando lasciarlo cadere.

Con SUPERMACCHINA, i GIOVEDÌ ci ricordano che a volte la cosa più rivoluzionaria da fare è partire anche se non sai dove andare.
E se nel frattempo hai il volume al massimo, meglio così.

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