Esce oggi il secondo doppio singolo de La Municipàl: proprio come fosse un vinile, sul lato A troviamo Canzone d’addio, sul lato B Che cosa me ne faccio di noi.
Canzone d’addio e Che cosa me ne faccio di noi vanno a chiudere quasi un cerchio. Quando, verso la fine dello scorso anno, i ragazzi de La Municipàl hanno presentato “Per resistere alle mode”, il progetto che avrebbe preso piede durante il 2020, ho personalmente molto apprezzato la volontà di intraprendere una nuova strada, anche se forse più ripida e meno battuta di quella di tanti altri colleghi.
Soprattutto, ho capito da subito che era una naturale evoluzione del loro percorso artistico.
La Municipàl è sempre stato un progetto puro, il più possibile distante dalle comuni logiche di mercato per come le intendiamo, e i loro lavori hanno sempre avuto uno sguardo al passato, un’eleganza non scontata.
Anche questa volta, i ragazzi confermano la reputazione che si erano creati.
Com’è facile immaginare, i due brani appena usciti sono due lati della stessa medaglia, due versioni di una stessa storia che sa di sconfitta e amarezza.
I titoli parlano da sé: la penna di Carmine Tundo stavolta ci racconta di una storia finita, e chiunque abbia vissuto una separazione, una fine, non faticherà a riconoscersi nei pensieri messi in musica dal cantautore.
Che cosa me ne faccio del segnale se non ci chiamiamo più, che cosa me ne faccio della voce se tanto non parliamo più,
che cosa me ne faccio delle ferie se tanto non andiamo al mare, che cosa me ne faccio delle serie se non guardiamo la tv…
Inizia così Canzone d’addio: niente ha più senso, tutto perde la sua bellezza agli occhi di chi ha perso la persona con cui condivideva la vita.
Di fronte alla perdita di una persona, anche il mondo esterno all’inizio sembra perdere di significato, mentre lo guardiamo con gli occhi rabbiosi di chi non sa a che appiglio aggrapparsi per ricostruirsi. Anche la melodia, veloce e incalzante, si sposa e accompagna il testo.
Perciò lasciamoci andare perché ho bisogno di sentirmi un altro uomo senza te
Dopo tanta rabbia arriva l’apparente accettazione, e il bisogno impellente di imparare nuovamente a vivere conclude la canzone, accompagnandoci con questi versi a “Che cosa me ne faccio di noi”.
È subito evidente come i brani siano fortemente legati, sembrano la stessa canzone che cambia d’atmosfere e ritmo.
In fondo non è così che si snoda il periodo dopo ogni rottura?
Dapprima la rabbia, poi la tristezza e la malinconia nel realizzare la realtà di ciò che si sta vivendo.
Se prima era il mondo esterno, quello che ci circonda, a perdere di importanza, il tempo cambia la percezione delle cose e anche il dolore assume una dimensione più intima, contenuta, con uno sguardo più introspettivo sulle nostre sensazioni.
La notte mi ricorda di quando eravamo piccoli e ci amavamo senza pietà
Di quando avevi gli occhi che brillavano per la prima canzone che ti scrissi anni fa
Le voci di Carmine e Isabella ora non esprimono più collera ma nostalgico affetto mentre ripercorrono i ricordi di una storia felice, e in un crescendo di sentimenti e musica arriviamo alla fine di questo brano, che regala anche a noi ascoltatori un retrogusto amaro.
Una nuova conferma per La Municipàl, che con quest’ultimo lavoro riesce a non cedere alle mode passeggere e mantenere salda la propria elegante identità.










