La Femme è qualcosa in più di una band.
L’anima del collettivo è nata del 2010 e portata avanti da Sacha Got e Marlon Magnée, unici (o quasi) membri stabili del gruppo. La Femme è una creatura camaleontica nel vero senso della parola, sia in termini estetici che di formazione.
L’apertura del live è affidata a Stolen Nova, artista molto interessante e chitarrista fenomenale; si presenta con un’estetica che mescola Frank Zappa e il Conte Dracula e ricompare anche al momento di “Clover Paradise“, per dare con la sua chitarra un tocco in più.
La sensazione, appena La Femme sale sul palco, è quella di avere di fronte qualcosa di speciale. Ci sono artisti che danno l’idea di non poter fare null’altro se non dividere la loro vita tra palco e studio di registrazione: ogni singolo membro passato, presente e futuro de La Femme possiede questa caratteristica. Se in passato, a tratti, si poteva pensare che i componenti della band potessero avere un’ottima carriera anche come stilisti, il concerto a Milano ci ha tolto anche questo dubbio. Lo stile è senz’altro unico ed eccentrico, ma gli esperti di moda forse storcerebbero un po’ il naso.
Il magnetismo intrinsecamente legato a La Femme è davvero complesso da spiegare a parole: dal vivo non sono sempre perfetti stilisticamente, le voci non sono troppo potenti né troppo cristalline, le movenze sembrano una costante improvvisazione. Imperfection makes beauty: il loro modo sincero di esprimersi, il loro essere sé stessi senza alcun filtro ha un’attrazione fatale a cui è impossibile resistere. Innamorarsi di loro è francamente semplicissimo.
Sul palco c’è una ricchezza impressionante di persone e strumenti, compreso un theremin che aggiunge connotati mistici all’esibizione.
“Rock Machine” è già un classico
Il tour è dedicato all’uscita dell’ultimo album, “Rock Machine”, il primo interamente cantato in inglese, e la scaletta è ricca di brani presi da questo lavoro. Spesso capita che i dischi più recenti non siano al livello dei classici del passato, o che semplicemente non abbiano ancora fatto in tempo a scaldare il cuore del popolo. L’equilibrio tra passato acclamato e doveroso presente è sempre difficile da equilibrare in una scaletta.
Per La Femme, questo problema non si è mai posto: “Rock Machine” è un album strepitoso, che riporta la band alla potenza dei primi anni dopo un periodo dedicato più a french touch ed elettropop. I nuovi pezzi sono più duri, più cattivi, più Depeche Mode. Non è un caso che il brano che chiude la scaletta, “I believe in rock and roll“, sia proprio estratto dall’ultimo disco.
Da notare come le parole tra un brano e l’altro siano ridotte al minimo, come anche le interazioni col pubblico: lo show è sul palco, non sotto. Chi fa lo spettacolo è la band, non il pubblico che è lì per goderselo. Un dettaglio forse di poco conto, ma che fa riflettere se contrapposto alla moda italiana del su le mani, non vi sento, questa come fa e microfoni rivolti al pubblico. Un concerto non è una festa per la cresima né un karaoke.
Lo spazio per i vecchi classici de La Femme, comunque, non manca: “Où va le monde“, “Sur la planche” e l’immancabile “Tatiana” sono già iconici, come si vede nella risposta del pubblico di Milano. A mente fredda, c’è poco altro da aggiungere: che tu conosca uno, nessuno o centomila brani de La Femme, trovarseli di fronte sul palco è esaltante, un appuntamento immancabile per chiunque ami la potenza cruda e genuina della musica.










