Lo Slè e “Gare de Bercy”: poesia urbana tra ansia, corsa e redenzione

da | Mag 16, 2025 | Flash News

In “Gare de Bercy”, Lo Slè firma una corsa sonora tra battiti frenetici e riflessioni intime, trasformando lo smarrimento in poesia e il caos quotidiano in una ricerca di senso.

C’è una corsa silenziosa che ci accomuna tutti: la rincorsa disperata verso un senso, una forma, una direzione. È proprio questa sensazione di smarrimento, tanto familiare quanto inevitabile, il cuore di Gare de Bercy, il nuovo singolo di Lo Slè, fuori dal 16 maggio per Honiro Label. Un brano che ha il sapore delle stazioni affollate e dei pensieri che viaggiano più veloci dei treni, dove il beat incalza come una metropolitana in ritardo e il dubbio resta sul binario.

Classe 2002, romano, Mattia Ricordy, in arte Lo Slè, è figlio di una generazione cresciuta tra punk e rap, tra studio indipendente e produzione home made. Ma è con Gare de Bercy che sembra davvero trovare una sintesi matura del suo universo: una poetica esistenziale fatta di immagini quotidiane, ansie generazionali e visioni che corrono più del tempo stesso.

Il brano è uno specchio rotto dove convivono due anime: una che accelera, l’altra che osserva. È il cortocircuito di chi cerca risposte nella frenesia, e invece le trova nei vuoti. Come ci racconta lui stesso:

“forse è il mondo che corre troppo, o forse la mia fretta è solo questione di età”.

Una frase che riassume in sé tutto il conflitto tra urgenza e introspezione, tra controllo e caos, tra il desiderio di governare la propria vita e l’inevitabile resa all’imprevisto. Tutte cose normalissime al giorno d’oggi.

Gare de Bercy è una visione a tempo, accompagnata da un immaginario visivo curato quanto il suono. Un’opera che conferma lo stile di Lo Slè, capace di mettere in musica quel senso di spaesamento che tutti, almeno una volta, abbiamo provato.

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