Ieri sera, il Fabrique di Milano ha ospitato uno degli eventi più attesi della stagione: il concerto di Loreen, la popstar svedese due volte vincitrice dell’Eurovision. Un’unica data italiana, prodotta da Vivo Concerti, che ha richiamato fan da ogni parte del paese, pronti a vivere la sua energia dal vivo.
Ci facciamo strada tra il pubblico, cercando una posizione più vicina possibile al palco. Nell’area in piedi ci sono tanti fan con il pass VIP, che hanno avuto accesso al soundcheck. L’atmosfera è già elettrica, e le luci si abbassano.
Dal palco, un’enorme struttura circolare.
Loreen emerge lentamente da essa, tra fumi di ghiaccio secco e luci ipnotiche, avvolta in un’aura quasi mistica. Il suo volto è inizialmente nascosto, le sue lunghissime unghie enfatizzano ancora di più la sua immagine eterea, facendola sembrare un incrocio tra un’entità soprannaturale e una guerriera cyberpunk che scruta il campo di battaglia dopo l’apocalisse.
L’atmosfera da film sci-fi si mantiene nelle prime tracce della setlist. “Jupiter Drive” e “Gravity” creano un’atmosfera avvolgente, con beat elettronici e melodie quasi ipnotiche. Loreen si muove sul palco con movenze feline, quasi rituali, mentre il pubblico è immerso completamente nei suoni.
Loreen scioglie il ghiaccio con “Forever”
Ma è con “Forever” che l’energia cambia. Quando il pubblico esplode in un coro assordante sulle prime note del pezzo, vediamo per la prima volta un accenno di sorriso sul volto di Loreen. È il segnale che forse anche lei ha capito: il pubblico milanese è qui per lei, pronto a lasciarsi trasportare senza riserve.
Su “Statements” la cantante riprende la sua anima più battagliera, e lo fa con una rilettura che amplifica ancora di più l’anima prog-rock del pezzo. Il riferimento a “The Wall” dei Pink Floyd, già presente nella struttura originale della canzone, viene enfatizzato ancora di più, con un’intensità che trasforma il brano in una sorta di dichiarazione di intenti.
In contrasto con i momenti più intensi, Loreen ci regala una versione acustica di “I’m in It with You”, che avvolge il Fabrique in una parentesi intima e delicata. Ma è solo una breve pausa prima del gran finale.
L’intro rallentata di “Euphoria” è accolta da un boato. L’intero locale canta trasformando la hit che l’ha resa famosa in un’esperienza collettiva. A un certo punto, tra un pezzo e l’altro, ci sembra di sentirle dire: “È come un allenamento in palestra”.
Nel bis, Tattoo. La versione live assume sfumature orientali, un elemento che Loreen sembra voler esplorare sempre di più. Forse una direzione che potrebbe caratterizzare il suo prossimo progetto discografico?
Quale direzione per il futuro?
Loreen è più magnetica quando incanala la precisione laser della sua produzione pop scandinava, piuttosto che quando si addentra nelle atmosfere alla Kate Bush o nelle sperimentazioni prog-rock. Ma la domanda rimane: vuole rimanere nell’olimpo del pop globale, o preferisce seguire un percorso più di nicchia e raffinato?
Forse la risposta non è nemmeno necessaria. Quello che conta è che, ieri sera, il pubblico milanese ha risposto con un entusiasmo totale. Se Loreen sta cercando di ritagliarsi un’identità che la distacchi dall’etichetta Eurovision, questo tour potrebbe essere la sua occasione per farlo, senza dover rinnegare il passato. E a giudicare da ciò che abbiamo visto al Fabrique, la strada sembra più aperta che mai.










