Intervista a Bosnia: Napoli e le radici in “Vengo dal sud”

da | Dic 12, 2024 | Interviste

Bosnia, rapper e producer napoletano, ha portato a Sanremo Giovani il suo stile unico, mixando tradizione e innovazione. “Vengo dal sud” celebra radici, sogni e il potere dell’identità musicale napoletana.

Filippo Bosnia, conosciuto semplicemente come Bosnia, è stato uno dei 24 protagonisti delle selezioni di Sanremo Giovani 2024, un traguardo importante in un percorso che mescola autenticità, resilienza e passione. Classe 1998, con le sue radici che affondano tra Napoli e Montesarchio, Bosnia ha portato sul palco la forza del Sud e la ricchezza di una tradizione musicale che si rinnova.

Bosnia ha scelto di raccontare la propria storia in napoletano, una lingua che non solo rappresenta le sue radici ma che negli ultimi anni sta vivendo una rinascita nel panorama musicale italiano. Questa scelta, coraggiosa e poco convenzionale, riflette il suo desiderio di rimanere fedele a se stesso, anche a costo di risultare “di nicchia”.

Avvicinatosi alla musica a soli otto anni, Bosnia ha costruito un’identità artistica che abbraccia più mondi, dalla scrittura all’hip hop, fino alla produzione musicale. Nonostante non sia rientrato tra gli otto finalisti di Sanremo Giovani 2024, il suo viaggio non si ferma qui. Come ha dichiarato con emozione prima di conoscere l’esito:

Il risultato non è il percorso, è solo una tappa. Voglio lasciarmi stupire dall’imprevisto e crescere con ogni sfida.

Bosnia tra identità e ambizione con Vengo dal sud

Bosnia trasforma la sua identità e le sue radici in una narrazione musicale potente e coinvolgente. Il brano Vengo dal Sud, interamente cantato in napoletano, è una dichiarazione d’amore per il Sud, ma anche un manifesto di resilienza, ambizione e autenticità. Bosnia ci porta a celebrare le sfide e i sogni di chi vive con il cuore rivolto al proprio passato, ma lo sguardo puntato verso il futuro.

Le parole di Vengo dal Sud sono cariche di simbolismo e intensità. Bosnia descrive il Sud come un luogo di contrasti: “Cercanne ‘a speranza po’ trov’ ’a rinuncia” racconta la difficile ricerca di opportunità in un territorio spesso segnato dalla rinuncia. L’immagine del “sole c’abbrucia” si scontra con quella delle “fabbriche ’e nebbia”, creando un quadro vivido delle complessità sociali e culturali del Meridione.

Ma Bosnia non si limita a fotografare una realtà difficile: il suo approccio è fortemente intriso di speranza e determinazione. La frase “Nun me ne ’mporta si tutto va stuorto ca tante me sacce arrangia’” è un vero e proprio mantra di resilienza, che rappresenta la capacità di adattarsi, tipica della cultura napoletana. Qui, il cantautore va oltre il cliché del sapersi arrangiare, trasformandolo in un messaggio universale di forza interiore e resistenza alle difficoltà.

L’identità culturale è un tema centrale: il napoletano, descritto come un “veleno” che scorre nelle vene, non è solo una lingua, ma un simbolo di appartenenza. Bosnia celebra questa identità senza compromessi, dimostrando che si può essere fedeli a se stessi anche in un contesto competitivo come Sanremo Giovani.

Intervista a Bosnia

Noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Bosnia poco prima della semifinale di Sanremo Giovani, scoprendo la sua musica e l’autenticità con cui affronta ogni sfida.

Ciao Filippo! Come ti senti ad essere arrivato fino a qui? Quali emozioni stai vivendo in questo momento?

Non riesco a identificare un’emozione precisa: sto vivendo un mix intenso di sensazioni. Mi sento grato per il percorso che sto facendo, indipendentemente dall’esito. Sono davvero fiero di come stanno andando le cose, delle critiche positive che ho ricevuto e anche di quelle negative, perché mi stanno aiutando a crescere e a formarmi, sia come artista che come persona.

Quali critiche negative hai ricevuto?

Mi è stato detto che, in alcune occasioni, sono stato un po’ troppo irruento sul palco e che ci sono aspetti tecnici su cui lavorare. Tuttavia, credo che questi feedback siano fondamentali. È giusto che un artista riconosca i propri punti deboli, ma anche i propri punti di forza, per capire cosa valorizzare e cosa migliorare. A volte l’emotività gioca un ruolo importante e può essere difficile da gestire, ma è proprio da qui che si cresce.

Qual è il rapporto con la tua famiglia e le tue radici?

Il mio rapporto con la famiglia è fortissimo. Da quando vivo a Milano non riesco a tornare spesso a casa come prima, ma loro restano il fulcro della mia ispirazione artistica. Siamo tutti legati al mondo creativo: musica, fotografia, video making… c’è sempre fermento a casa nostra. Ricordo con affetto le domeniche a Napoli, quando ci ritrovavamo a suonare insieme: mio padre con l’armonica, mio cugino con la chitarra, e io immerso in quella magia. Napoli è la città dove tutto è iniziato.

Vengo dal sud è un brano in napoletano. Cantare in dialetto è una scelta coraggiosa: quanto è importante per te rappresentare le tue radici attraverso la lingua?

Credo che il napoletano sia parte integrante della cultura italiana. Non dimentichiamoci che, fino a 160 anni fa, l’Italia non esisteva come nazione unificata e ogni regione aveva le proprie lingue e dialetti. Quando mi dicono che dovrei scrivere in italiano, penso che l’italiano stesso sia stato una lingua imposta. Il napoletano, invece, è una lingua nobile, musicale e autentica. Molti grandi artisti come Lucio Dalla, Fabrizio De André e Domenico Modugno hanno cantato in napoletano, celebrandone la bellezza. Ho scelto di non snaturarmi, e credo sia stata una decisione vincente.

Qual è il significato dietro il brano Vengo dal sud e come è nato?

‘Vengo dal sud’ è nato durante il mio periodo a Milano. Ho iniziato a lavorare su una produzione che è poi cambiata nel tempo. Quando si è presentata l’opportunità di partecipare a Sanremo Giovani, ho pensato che questo brano fosse perfetto, soprattutto perché faceva parte di un progetto più ampio legato alla nostalgia, ai ricordi e al legame con Napoli. Ho collaborato con il maestro Giuseppe De Rosa per integrare la tradizione musicale napoletana con la musica elettronica. Abbiamo unito i ritmi della pizzica e della tammurriata con una cassa dritta. Vengo dal sud non è solo un inno alla speranza, ma un richiamo a non dimenticare mai le proprie radici, che sono la base di ciò che siamo e che possono guidarci verso il futuro.

Cosa rappresenta per te la frase “Nun me ‘mporta si tutto va stuorto ca tante me sacce arrangia’”?

Questa frase richiama il classico stereotipo napoletano del “sapersi arrangiare”, ma con un significato più profondo. Per me, è un invito a fronteggiare le proprie paure e il futuro con consapevolezza. L’importante è lavorare su se stessi e trovare dentro di sé la forza per andare avanti, indipendentemente dagli ostacoli o dal risultato. È un messaggio di resilienza e fiducia negli strumenti che abbiamo a disposizione.

Una frase che mi ha colpito è “Se l’anima si rompe, chi la aggiusta? Nessuno.” Puoi spiegarcela?

Questa frase riflette quella sensazione di solitudine che si prova quando sei lontano da casa e ti senti spaesato. Nessuno può davvero riparare la tua anima, ma puoi essere tu stesso l’artigiano del tuo spirito. È un invito a trovare dentro di sé la forza e il coraggio per rimettere insieme i pezzi.

Se potessi descrivere in una frase l’essenza di Vengo dal sud, quale sarebbe?

‘Voglio lasciare il segno.’ È una frase che rappresenta il cuore del brano: non importa da dove vieni, che sia il Sud Italia o il Sud del mondo, l’importante è lasciare una traccia per te stesso e per gli altri.

Sanremo Giovani è una tappa importante. Quali sono le tue aspettative per il futuro, indipendentemente dall’esito del “programma”?

Spero che questa esperienza mi aiuti a crescere e ad affrontare con più sicurezza le sfide future. Il mio desiderio è portare la mia musica in giro, suonare dal vivo, ballare e cantare con chi mi conosce e con chi ancora non mi ha scoperto. Voglio tornare a condividere la musica con le persone, e spero che questa occasione possa essere un trampolino di lancio per realizzare questo sogno.

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