“TUFFO”: il viaggio di PUGNI tra fragilità, salute mentale e rinascita

da | Ott 16, 2024 | Recensioni album

Attraverso il racconto autentico di un'esistenza complessa e fragile, PUGNI ritrova il suo io interiore e lo esprime con "TUFFO", il suo album d'esordio.

Venerdì 11 ottobre, il cantautore PUGNI – all’anagrafe Lorenzo Pagni – ha presentato il suo album d’esordio, TUFFO, all’OFF TOPIC di Torino. Oltre ad essere un cantautore, PUGNI è anche uno psicologo e, come ci ha spiegato prima del live, il suo lavoro influisce molto sulla sua musica:

“Da una parte il mio lavoro mi dà il pane per scrivere, dall’altra la musica è il modo per scaricare il peso emotivo con cui torno a casa ogni giorno. Sento una sorta di ombra addosso, e scrivere è il modo che ho per lasciar fluire le cose che rimangono sedimentate. Le due cose dialogano bene.”

L’album è il risultato di un processo di autoconoscenza e accettazione, che prende vita dall’unione di elementi derivanti sia dalla sua professione, sia dal suo vissuto personale. PUGNI nasce a Pisa e si trasferisce a Torino nel 2020, in piena pandemia. Si tratta di un cambiamento che ha inevitabilmente condizionato la sua produzione artistica, come ha spiegato il cantautore:

“In primis ha influito su di me, perché mi sono allontanato dall’ambiente in cui sono cresciuto, a cui sono estremamente grato, ma che portava con sé delle dinamiche da cui mi dovevo liberare per potermi esprimere. Cambiare città mi ha permesso di confrontarmi con una dimensione diversa; d’altra parte, stando lontano da casa, sono entrato in contatto con chi sono veramente. È stato un lavoro prima su me stesso, e poi, in secondo luogo, sulla musica.”

PUGNI ci racconta il suo universo delicato con TUFFO

Il progetto esplora temi come la salute mentale, la morte, la rinascita e l’amore, nella sua cruda complessità. È lo specchio di un’anima estremamente sfaccettata, in continuo movimento, che riprende elementi da una moltitudine di influenze artistiche diverse. Tutte queste contaminazioni vanno a uniformarsi in un universo sonoro originale, nuovo, che riesce a dare vita ad un pop denso di sfumature, spaziando abilmente tra grunge, folk, brit pop, soul e qualche richiamo R&B. Ciò che tiene insieme questi mondi apparentemente distanti è l’incredibile voce di PUGNI, che a volte ci accarezza dolcemente, a volte è capace di gridarci in faccia tutte le esperienze di vita raccontate in questo progetto.

L’album si apre con Orchestra di silenzi: la voce intensa e graffiante di PUGNI invita ad abbandonare l’immagine stereotipata del maschio forte e stabile, che non può esporsi per non uscire al suo ruolo. Falco ubriaco è il racconto di un’esperienza personale di Lorenzo; mentre il brano successivo, Trentasette denti, racconta di come la sofferenza più profonda possa celarsi dietro ad un sorriso. Spigoli è un brano che parla dell’amore in tutta la sua complessità: un racconto intriso di delicatezza, passione, ma anche disperazione, rabbia e paura. Foglie morte ci ricorda che il dolore è passeggero: dopo aver sofferto, torneremo a fiorire con la primavera.

Con Amore bisturi si cerca il coraggio di aprirsi completamente con la persona che amiamo, convivendo con la costante paura che la parte peggiore di noi possa farla scappare. In collaborazione con Micheal Sorriso, il brano Inchiostro blu affronta il tema delicato dei disturbi mentali, riflettendo sulle etichette che vengono affibbiate dalla società a chi ne soffre. L’album si chiude con Plutone, brano che incarna il simbolo di trasformazione, morte, rinascita e la ricerca di se stessi tra le ombre.

Il progetto è il risultato di un’attenta e delicata osservazione e riscrittura del mondo che lo circonda, delle storie che ha sentito e di quelle che ha vissuto.

Attraverso TUFFO, PUGNI riesce a mettersi in contatto con il suo inconscio, con la parte più vera del suo essere. Ci troviamo immersi in una dimensione pura e sensibile: l’autenticità con cui PUGNI descrive il suo universo – e quello di chi si ritrova nelle sue parole – ci rende partecipi di una seduta di psicanalisi che porta inevitabilmente ad una maggiore consapevolezza di noi stessi. È un invito ad abbracciare tutte le nostre fragilità, in un viaggio catartico verso il nostro mondo interiore.

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