Serve sempre una ricorrenza, un nome dato ad un determinato giorno, per parlare di eventi importanti. Il 10 ottobre dunque, c’è uno spazio fondamentale per parlare di salute mentale, argomento che in fondo collega tutti, dagli artisti al pubblico, passando per i lavoratori dello spettacolo. Ebbene, la musica ha un dovere fondamentale nei confronti della psicologia e viceversa, visto che le due sono collegate strette da un doppio filo. Unire queste due sfere lascia una serie di riflessioni ed argomenti che si possono portare alla luce, spostando pian piano il focus dai “famosi”, ai “comuni”.
La fama, medicina e carnefice.
Partiamo da quello che sembra l’apice della piramide. La categoria degli artisti, coloro che di fatto generano la musica, è quella che più di tutte viene privata delle prerogative più “umane”. Ci spieghiamo meglio. Spesso e volentieri, soprattutto a causa dell’ambiente social, il pubblico fa fatica a scindere l’uomo o la donna dalla musica che produce. Questo, di conseguenza, rende i cantanti esposti in vetrina come fossero i loro dischi, alla mercè di video, fotografie e, in generale, richieste più o meno “assurde”.
Insomma, gli artisti smettono di essere persone, diventando prodotti, come la loro musica. Capita frequentemente di sentire le lamentele dei suddetti, di cui non viene considerata la sfera personale e privata, credendo che tutto ciò che li riguardi possa essere condiviso, postato, twittato. L’ultimo esempio in ordine cronologico è anche l’ultimo disco di Lazza, Locura, di cui abbiamo assistito alla presentazione. Proprio durante questa conferenza, il rapper milanese ha parlato del fatto che, in questo progetto, si discuta il rapporto psicologico con la fama.
La fama è dunque impattante sulla salute mentale degli artisti. Per la serie “non è tutto oro quel che luccica”, ai beni materiali ed alla soddisfazione personale, corrispondono anche una serie di limitazioni, se non addirittura “violenze”, che la fama arreca. Se la parola violenza, vi sembra un po’ forte, è perchè non siamo abituati a sentire invasa la nostra sfera privata. Eppure, come spesso e purtroppo capita agli artisti, questo è un fatto frequente, proprio perchè vengono visti come esposizioni in vetrina, col dovere di farsi fotografare, di fare autografi e così via. Ed ecco che, la fama che tanto si insegue, che doveva essere medicina, diventa anche veleno.
La creazione musicale come cura per la salute mentale
C’è però un risvolto positivo dal lato dei cantanti. Proprio il concetto stesso di creare la musica è prendersi cura della propria salute mentale. Così come diventa normale sentire artisti parlare di terapia (persino nelle canzoni), l’idea che va sempre più normalizzandosi è che la creazione musicale stessa sia importante in questo senso. Tanti artisti hanno messo tutto il proprio percorso psicologico all’interno dei propri dischi. Nel rap italiano, il massimo esempio è Marracash. Soprattutto Persona, ma anche NLGA, sono progetti profondamente radicati nella sfera psicologica di un artista che si dimostra profondo e controverso.
La verità non semplifica, la verità non si esplicita
Perché ci vuole coraggio per dire: “Sono un codardo”
Metti una maschera sopra la maschera che già ti metti ogni giorno
Con questa macchina e l’attico è un attimo che non sai più chi c’è sotto
Io, per esempio, è un brano che collega la persona con la società, la psiche dell’uno con la cosiddetta coscienza collettiva. Proprio le maschere, dal contemporaneo a Pirandello, sono un argomento interessante nel parlare di salute mentale. Nascondersi dietro un volto per celare qualcosa al di sotto, è uno di quei fatti che si vanno via via combattendo.
Smetto di farmi le pare per te
Mi sa che smetto coi farmaci e con i caffè
Ma non so se sono loro che mi buttano giù
O io che sono giù e che me la prendo con tutto
Anche Bravi a cadere tratta la relazione psicologica con se stesso e con l’altro, lasciando a Marracash la possibilità di sfogare il suo processo di sviluppo sulla salute mentale, soprattutto in funzione di quello che fu il suo periodo tra Status e Persona, anni di silenzio dovuti anche ad un risanamento psicologico. Insomma, la musica è catarsi per gli artisti. Scrivere, produrre, trasportare il pensiero nell’etere, è vera e propria terapia per gli artisti…e non solo.
Dagli artisti al pubblico, la musica cura
La fruizione della musica è questa, dalla mente dell’artista, ai nostri smartphone, al grande pubblico. Ma cosa centra questo con la salute mentale? Perchè ascoltando un cantante, piuttosto che quell’altro, dovrei trarne beneficio? Domande sensate, a cui una risposta ben precisa non c’è. Proprio in quanto arte che coinvolge uno dei cinque sensi, la musica si insinua in quel calderone di concetti prettamente legati al singolo individuo. Fatto sta che, nel passaggio dall’immaginario psichico del cantante, all’immedesimazione di un qualsiasi essere umano, il passo può essere breve, come enorme.
Pur parlando di qualcosa di estremamente intimo e personale, proviamo a creare un discorso. In questo contesto, la parola fondamentale è una: esperienza. L’esperienza è ciò che muove la penna di un autore, ciò che rende lo scritto canzone ed infine ciò che permette ad un ascoltatore di interiorizzare un brano. Il passaggio dell’esperienza, mediante la musica, consente ad un ragazzo di riconoscere una scena, un luogo, un’emozione, e non solo. Questo trasporto consente, di conseguenza, di riuscire a comprendere una situazione, piuttosto che una sensazione. Dopo l’esperienza, ovviamente, sono fondamentali le emozioni. Il successo di molti artisti è dovuto alla facilità di percezione delle proprie emozioni attraverso le canzoni, così come all’immedesimarsi di un ascoltatore in quell’emozione stessa.
In poche e semplici parole, la musica è catarsi anche per l’ascoltatore. A prescindere dal genere e dalla tipologia, gli artisti e i propri fan riescono a legarsi grazie a parole e note. Così, seppur in maniera solo concettuale, si uniscono emozioni ed esperienza. Tutto ciò, cos’ha a che fare con la salute mentale? Semplicemente, condividere il proprio vissuto, sentire che quelle sensazioni che muovono il corpo sono comuni ad altri esseri umani, può guarire certe ferite, quelle che riteniamo così uniche da non poter essere comprese.
Musica e salute mentale, all’atto pratico.
Ovviamente, il discorso concettuale, in positivo ed in negativo, non basta. Ci sono numerose questioni che riguardano, all’atto pratico, la salute mentale di artisti, addetti ai lavori e così via. Tutto questo è venuto a galla dagli anni della pandemia, dove il blocco ai concerti ha messo a dura prova il mondo della musica. Da una parte, gli artisti hanno perso per lungo tempo l’aspetto più catartico e intenso, a livello psicologico, del proprio lavoro. Dall’altra, tanti lavoratori hanno perso il proprio sostentamento, non potendo più lavorare alla produzione di eventi e concerti.
Proprio quella situazione di estremo disagio ha portato alle orecchie di tanti la problematica, rendendo dunque anche la cura della salute mentale un argomento di primaria importanza. Insomma, quando si tratta la salute della psiche, non esiste piramide, nè divisione in caste: la musica unisce proprio perchè è composta da persone per le persone, scritta dalle emozioni per suscitare altre emozioni. Oggi abbiamo, come ieri e come domani, l’occasione per ricordare, anche attraverso la musica, quanto sia davvero importante approcciare la cura alla salute mentale.










