Questo che segue è il ritornello del brano di apertura di Ipergigante, terzo album in studio dei Voina. La canzone si intitola Stanza e rappresenta esattamente il tipo di decadentismo a cui i Voina si rifanno per tutto il disco.
Ipergigante è un disco che parla di delusioni, vagabondi, gente allo sbando. Di treni nella notte e slot machine alle sei di sera, anche quando non lo fa. Perché, come cantano proprio i Voina in questo struggente LP, anche i perdenti hanno un’estetica.
Chissà se prima o poi ci passa
Questa fretta nelle ossa
La voglia di partecipare ad una rissa
La barista che ci dice basta
Non ti avrò sulla coscienza
Distribuito da V4V Records, il disco è uscito non a caso lo scorso 14 febbraio: giorno di San Valentino, quindi romantico, ma anche molto triste per metà della popolazione – una giornata che, di per sé, da sola, riesce a rappresentare entrambe le facce di questa produzione, e a catturarne l’essenza. Il rilascio era stato preceduto, negli scorsi mesi, dall’uscita dei singoli Le ore piccole, Korea, Blu e Luna Park. Quest’ultimo, forse, il più riuscito dell’album, in cui il potere immaginifico dei Voina è sfruttato maggiormente, è una chiara ballad dalle influenze arcaiche. È difficile non rimanere impressionati da versi come:
Alle strade vuote siamo abituati
Ai marciapiedi freddi e bar tabacchi
A te che urli per svegliare i vecchi
Alle tre di notte
Ai nostri baci sporchi
Ai tuoi occhi mentre mi tocchi
È ad un’intera generazione che parlano i Voina e, a questo punto della loro produzione, lo fanno con un chiaro intento: quello del ricordo.
Nulla intensifica più una narrazione che la narrazione stessa, quando viene posta nel passato. Amarcord.La malinconia è la vera chiave di violino di questo disco. Ed esisterebbe un solo aggettivo per descriverlo, dolceamaro, se non l’avessero già fatto i membri stessi del gruppo, con parole che ti restano addosso e che non ti scrolli facilmente durante l’intero ascolto:
Ipergigante è lo scontro tra il sentirsi pezzi di stelle e la prigione di questa stupida gravità. Tra i giorni vuoti e gli anni luce. Tra i bar tabacchi e la Via Lattea. Tra Il rumore delle feste comandate e il silenzio dei pianeti. Tra la provincia e l’universo.










