Disturbo da deficit di attenzione e iperattività: è proprio questo, conosciuto anche come adhd, il cuore del nuovo singolo di Sergio Andrei, disponibile dal 15 febbraio. Dopo “Bartender”, brano presentato a fine gennaio su Radio2 Social Club e “Rockstar”, con il quale vinse Area Sanremo 2023, il giovane cantautore romano torna a risuonare nelle frequenze radiofoniche e su tutte le piattaforme digitali.
La musica per raccontare l’adhd e altre difficoltà umane
Con questo pezzo, neo-indie e dal ritmo incalzante, Andrei decide di sfruttare il potere della musica per veicolare un messaggio ben più profondo, quello della neurodivergenza. Si inserisce, così, all’interno di un’affollata rosa di cantautrici e cantautori italiani che si sono fatti portavoce di esperienze difficili, di malesseri come quello mentale, di disturbi stigmatizzati e ancora troppo poco compresi.
All’ascolto di adhd, il nuovo singolo di Sergio Andrei, la mente balza indietro nel tempo, atterrando nel 2019, anno in cui Daniele Silvestri, artista noto per i propri testi ricchi di impegno sociale, cantava sul palco di Sanremo Argentovivo. Anche Silvestri, accompagnato da Rancore e Manuel Agnelli diede voce al disturbo da deficit di attenzione e iperattività: se nel suo caso il bambino aveva “l’argento vivo addosso”, espressione usata per indicare i piccoli che non riescono a stare fermi e faticano a concentrarsi, nel caso di Andrei, l’adhd sembra quasi una scusa.
E se fossi capace almeno un po’
di dirti mi dispiace, ma è scomodo.
Ho i lacci sempre a terra
e fuori c’è la guerra,
non dormiremo mai con la luce spenta
spenta, aspetta,
perché ho ancora la mia neurodivergenza
Sergio Andrei: “perdona ancora la mia neurodivergenza“
Una diagnosi, nata da una reale certificazione, che rende chi ne soffre più vulnerabile, ma che spesso può essere usata come espediente per giustificare il proprio modo di relazionarsi o di stare al mondo: la difficoltà delle cose quotidiane, come farsi il nodo alle scarpe, o dormire al buio, sapendo che fuori, anche se distante km, c’è la guerra.
Il messaggio di Sergio Andrei arriva dritto, merito della schiettezza che caratterizza il giovane autore, carico di una sincerità che viene, però, agghindata da un sound quasi pop, molto fresco e orecchiabile e che permette di “alleggerire”, almeno al primo ascolto, la complessità del tema.
Non sappiamo se fosse davvero questo l’obiettivo dell’artista, ciò che è certo è che adhd non è solo un brano, ma diventa un vero e proprio inno all’empatia, un invito alla comprensione, all’ascolto e all’inclusione.










