Il 25 ottobre, a quarant’anni dall’uscita dell’opera originale, Sony Music Italia ha lanciato sul mercato Lucio Dalla 40th Remastered Illustrated Edition, una versione celebrativa del primo grande successo discografico del cantautore.
Lucio alla40th Remastered Illustrated Edition è stato rimasterizzato e la tracklist è arricchita da 3 brani in versioni inedite ovvero Angeli (Studio version), Stella di Mare (Demo english version) e Ma come fanno i marinai,in duetto con Francesco De Gregori. Questa nuova versione di Lucio Dalla è arricchita da un ricco libretto con interviste redatto da John Vignola e con le illustrazioni originali di Alessandro Baronciani, vere e proprie opere d’arte create appositamente per questo importante anniversario.
Quando mi è stato chiesto di scrivere di Lucio Dalla ho avuto quasi paura.
Lui è grandissimo, le sue canzoni sono poesie, ed io quando leggo una poesia, non ho mai abbastanza parole. Parole che celebrino, parole che spieghino, che arrivino, che chiariscano. Non ho mai abbastanza parole per un autore così. Lui è grandissimo ed io sono piccola. Ho quattro anni, ascolto Anna e Marco in macchina col mio papà, già mi piace. Ho dieci anni e, adesso, io e il mio papà ascoltiamo Futura. Ne ho sedici e a Capodanno canto insieme al ragazzo che mi piace -finché non ho voce- L’anno che verrà. Ne ho venticinque, accendo Spotify.
Io i miei occhi dai tuoi occhi non li staccherei mai e adesso anzi io me li mangio tanto tu non lo sai
ascolto Canzone e quasi piango per strada. Sì, sono proprio piccola e lui è troppo grande. Continuo ad ascoltare, penso, voglio parlarvi di alcuni brani.
L’ultima luna è cronaca di un’ordinaria apocalisse.
Tra scimmioni in giro per le strade, signori eleganti con le orecchie insanguinate e file di prigionieri. Una narrazione che si snoda e cresce veloce fino a quando
sospesero i giochi e si spensero le luci, cominciò l’inferno, la gente corse a casa perché per quella notte ritornò l’inverno
È qui che entra in gioco Portera con un assolo memorabile che prelude al pannello finale, l’unico, forse, a concedere un briciolo di speranza:
L’ultima luna la vide solo un bimbo appena nato/ aveva occhi tondi e neri e fondi e non piangeva/ con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani/ e volò via e volò via: era l’uomo di domani
Una poesia che ci da speranza. Gli orrori della nostra esistenza sono troppi, è vero. Dobbiamo sopportare dolori e assurdità ma tutto cambia, proprio come fa la luna. C’è sempre una rinascita, c’è sempre una speranza come quel bimbo con gli occhi neri e tondi che è appena nato.
Non ci sono parole per commentare l’infinita dolcezza di Stella di mare, ballata sentimentale.
Provo a girare il mio cuscino è una scusa per venirti più vicino. Provo a svegliarti con un po’ di tosse, ma tu ti giri come se niente fosse. Spengo la luce, provo a dormire ma tu con la mano mi vieni a cercare…
La signora, ritratto musicalmente dolce ma liricamente graffiante del potere e delle sue incarnazioni
La Signora è una fila di macchine da qui fino al mare. La Signora ci stampa il giornale e ce lo fa comperare. La Signora ha tanti nomi, tanti nomi così da nascondersi e non farsi trovare, ma a volte si veste di luci e bandiere per farsi notare…
ma anche esempio di alcune delle frustrazioni che appartengono ai borghesi
La Signora è in lacrime, e si ferma ad ascoltare, attraversa e si blocca a metà della strada, un colpo di vento la fa continuare
Amara ode a Milano, la metropoli del Nord sospesa tra modernità e nostalgia, nobili tradizioni – anche calcistiche – e progresso che toglie un po’ di umanità. Ancora una sequenza di immagini bellissime e incisive:
Milano vicino all’Europa, Milano che banche che cambi/… Milano che quando piange, piange davvero… poi Milan e Benfica, Milano che fatica… Milano sguardo maligno di Dio, zucchero e catrame…
Si gioca con Luci a San Siro la palma per la più bella canzone mai scritta su Milano (per di più, in questo caso, da un non milanese).
E poi c’è Anna e Marco, per chi scrive, forse, la canzone definitiva di Lucio Dalla. Una favola adolescenziale dolceamara, tremendamente commovente.
Quasi un corto cinematografico “con un’aria da commedia americana” per la densità di immagini che riesce a evocare. Ambientata in una discoteca di periferia
Anna bello sguardo non perde un ballo, Marco che a ballare sembra un cavallo… in un locale che è uno schifo, poca gente che li guarda, c’è una checca che fa il tifo…
Anna e Marco è una parabola sull’eterno conflitto tra la routine opprimente e il sogno impossibile, incarnato da un’America “lontana, dall’altra parte della luna” che “a vederla mette quasi paura”. E allora l’unica via di scampo – come spesso nei versi di Lucio Dalla – è ritrovare in se stessi e nei propri sentimenti una ragione di vita:
Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano. Qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano
Si ameranno, forse per sempre godendo delle cose più semplici.
Poi, il primo assaggio della fortunata collaborazione con Francesco De Gregori. Cosa sarà, firmata con Ron, era già uscita – in una differente versione – come lato B del 45 giri “Ma come fanno i marinai” nel dicembre del 1978. ” (Cosa sarà che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento… Cosa sarà che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta… Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re e che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è”). Un duetto impareggiabile di due maestri. Devo aggiungere altro? (quell’irresistibile sax finale di Dalla che ci dice tutto sulla gioia di questo duetto).
Ancora Notte, che scorre come una fitta pioggia scura di pensieri sottili, in un susseguirsi di versi mozzafiato:
Notte bianca come il vestito di una sposa in leggera discesa così che il corridore stanco si riposa, dura da masticare, a pezzi tra i denti, notte da sputare, così noiosa che si addormenta sul divano e mi viene addosso…
L’anno che verrà è l’ennesimo squarcio visionario di un’era pigra e svogliata (“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’”). Un’epoca in cui si esce poco la sera, (forse per la paura degli anni di piombo che stanno avvelenando il paese?). Il verso finale – “Io mi sto preparando, è questa la novità” – può così essere letto come l’ultimo scatto di ottimismo o la fine di un’era buia. Domina in ogni caso, qui come in tutto il disco, un senso di incertezza per un futuro poco tranquillizzante. (notate forse una certa somiglianza con il nostro tempo?) “C’è una certa amarezza che gira per la canzone – racconterà lo stesso Dalla – perché in fondo parla di noi: sacchi di sabbia alla finestra… Li mettono adesso: questo è il paese degli antifurti. È un discorso pessimista ma pieno di speranze. Insomma, sì, anche se l’anno prossimo farà schifo io ci voglio essere. È questa la novità.
Lucio Dalla aveva ed ha ancora una sua poetica ed era ed è sincera.
È stato uno dei più popolari cantautori dell’era dei cantautori, ma non si è mai venduto come duro e puro, né ha mai trasmesso un’immagine solenne o inquieta. Si è sempre fatto i fatti suoi, cantando quello che gli pareva e senza curarsi mai di vendersi come emblema o mito da magliette. E intanto scriveva canzoni bellissime e versi memorabili. Questa nuova versione dell’album è bella, bellissima. Belle le illustrazioni, interessanti le interviste, magica la voce di Dalla e delle sue canzoni così lontane eppure sempre troppo vicine.










