“Origami” de I Botanici

da | Gen 9, 2020 | Recensioni album

A due anni di distanza dall’uscita di Solstizio, I Botanici, trio formato da Il Ciani, Toni e Gas, torna su tutte le piattaforme con il nuovo album Origami. L’album, composto da undici tracce è stato, come il precedente, prodotto da Alberto Bebo Guidetti e registrato da Nicola Hyppo Roda, presso il Donkey studio di Medicina, […]

A due anni di distanza dall’uscita di Solstizio, I Botanici, trio formato da Il Ciani, Toni e Gas, torna su tutte le piattaforme con il nuovo album Origami.

L’album, composto da undici tracce è stato, come il precedente, prodotto da Alberto Bebo Guidetti e registrato da Nicola Hyppo Roda, presso il Donkey studio di Medicina, album prodotto  dall’etichetta Garrincha dischi che conta innumerevoli band alternative presenti sul territorio nazionale.

Tutte le undici tracce di Origami sembrano essere legate da temi che accomunano non solo i tre membri della band, ma tutti noi giovani in quella fascia tra i 20 ai 30 anni: le incertezze, i dubbi sul presente e sul futuro, su chi siamo e cosa saremo, sui nostri obiettivi magari anche raggiunti che però non si mostrano poi essere quello che in realtà ci aspettavamo. Allo stesso tempo quelli che forse non raggiungeremo mai e soprattutto, tematica immancabile, l’amore e il dolore che spesso provoca in tutti noi.

Chi non ha mai sofferto per amore? Ma allo stesso tempo, chi non si è mai sentito solo anche in mezzo ad una folla? Chi non ha mai pensato che forse questo mondo non è quello adatto a lui?

Suppongo ognuno di noi, sia il Ciani, Toni e Gas, sia chiunque stia leggendo queste righe. Di Origami ci sono due pezzi che mi hanno subito colpita e rapita e dei quali voglio parlavi, ovvero Camomilla e Sfortuna. “

Camomilla vede la partecipazione di Francesco “Checco” Draicchio, membro de Lo Stato Sociale che ha prestato la sua magnifica voce per questo pezzo. Camomilla ci parla della solitudine che si prova a vivere in questo mondo, delle delusioni e del però saper prendere coscienza che bisogna provare con tutte le proprie forze a riprende in mano la propria vita.

Ho deciso che proverò a trovare un posto dove stare per un po’, dovrei trovare un posto dove stare

Già, ognuno di noi forse ha un posto in questo mondo infame, ma trovarlo a volte sembra quasi impossibile, eppure I Botanici sembrano non arrendersi e come si legge nel loro brano

E ora so da che parte stare

Io non ho ancora trovato il mio posto nel mondo e forse nemmeno voi, ma questo pezzo ci insegna che bisogna tentare, cadere, strisciare e risalire per poi finalmente riuscire a farcela. Sfortuna, invece, è un pezzo che deve il suo nome al fatto che era già stato registrato in passato ma che poi per sbaglio fu cancellato per essere poi registrato di nuovo per essere inserito in Origami. Lo strumentale risale a molto tempo prima del testo, nasce dopo un esame universitario andato particolarmente bene, nonostante il ritmo sia abbastanza malinconico. Il testo, invece, venne prodotto durante un viaggio notturno, uno di quei viaggi che portano un po’ tutti a pensare, a riflettere, a lasciarsi andare mentre si osserva il buio fuori dal finestrino. Come gli altri pezzi del disco il tema principale sono le delusioni, in questo caso specifico quelle amorose, che sono sempre presenti, e anche quelle lavorative. Perché sì, l’amore è davvero importante, ma anche avere una stabilità lavorativa e quindi economica è alla base di una stabilità interiore, o almeno questo è quello che ci insegnano da piccoli perché in fondo, come dicono I Botanici, nasciamo tutti con un bollino, tutti con qualcuno che ci dice chi dobbiamo essere e dove dobbiamo arrivare.

Sfortuna è un brano di riflessioni, di un rimuginio continuo, di un’ansia che sale e che non fa dormire la notte fino a quando sorge di nuovo il sole.

Avrà cura di me, cercherò di non lasciarmi affondare

Già, in questo mondo, in questa vita, bisogna sempre sapersi reinventare, è un po’ come se dovessimo continuamente rialzarci dalle delusioni e riciclarci di nuovo perché niente è scontato e niente è certo e se ci lasciamo andare affonderemo di sicuro. Perché da una parte siamo tutti costretti a raggiungere degli obiettivi che a volte, anzi, molto spesso, non sono i nostri: la laurea, il master, il posto in azienda o in ufficio.

Ma la domanda che si pongono nel pezzo è: perché? Perché dover fare tutto questo per poi stare male? Perché fare qualcosa che non si vuole o che magari lì per lì si voleva anche ma che poi non da più quella soddisfazione e quel benessere che pensavamo di riuscire a provare. Perché togliere tempo invece a tutte le passioni? A tutte le cose che davvero amiamo?

Sfortuna è anche questo, è un pezzo di rivincita, è un saper riprendere la propria strada, è il fare ciò che si ama, magari senza avere lo stipendio della vita, ma alzandosi la mattina, guardarsi allo specchio e poter dire di essere felici di ciò che si è.

Ma è vivere di stracci quello che cerchiamo?

Per concludere, Origami si presenta come un album legato da tematiche che sono comuni a tutti noi, un album da ascoltare, capire e fare proprio, e sono certa di poter affermare che il loro genere, il loro modo di raccontare e di essere diretti, si presenta come un genere certamente tra i più alternativi sulla scena attuale.

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