Michele Bravi a Sanremo 2022: “Spero solo di riuscire a emozionarmi”

da | Feb 2, 2022 | Interviste

Grande talento, tanta passione e un cuore enorme: queste le armi d’equipaggiamento di Michele Bravi in questa settantaduesima edizione del Festival di Sanremo. Il cantautore umbro si è lasciato intervistare dalla redazione di Cromosomi nel pomeriggio del 31 gennaio, alla vigilia del suo grande ritorno sul palco dell’Ariston. Con il sorriso sulle labbra e la […]

Grande talento, tanta passione e un cuore enorme: queste le armi d’equipaggiamento di Michele Bravi in questa settantaduesima edizione del Festival di Sanremo. Il cantautore umbro si è lasciato intervistare dalla redazione di Cromosomi nel pomeriggio del 31 gennaio, alla vigilia del suo grande ritorno sul palco dell’Ariston.

Con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta, Michele Bravi ci ha descritto i suoi sentimenti, le sue (poche) aspettative, il suo inedito, Inverno dei Fiori, e anche qualche indiscrezione in tema FantaSanremo.

Michele Bravi, com’è tornare a Sanremo per la seconda volta da Big?

Bellissimo. Ho fatto Sanremo sei anni fa come Big, poi mi è capitato di tornare in gara come ospite (ma è proprio diversa l’attitudine che ho avuto rispetto a quel palco). Fu un Sanremo che andò benissimo, tra l’altro. E’ stato quello che mi ha cambiato la vita, però, purtroppo, è come se nella mia testa l’avessi incasellato con un approccio estremamente tensivo. Ho dei ricordi di me in stato di angoscia, è come se li avessi sporcati di grigio. Non so se è un fattore di crescita, di professionalità maggiore, di periodo storico, ma adesso lo affronto con una consapevolezza diversa.

Me la sto vivendo con grande gratitudine e privilegio: essere una delle voci che rappresentano la ripartenza della musica dal vivo è un onore. Mi sento anche molto presente, mi sto godendo l’esibizione: io sono lì in quel momento, mentre canto, non è la mia paura che canta al posto mio. Sono contento e spero di trattenere questa sensazione, perché, poi, magari, cinque minuti prima di salire cambio completamente l’approccio. E’ bello emozionarsi, ma non è bello che l’emozione ti mangi: spero solo di riuscire a emozionarmi.

Cosa si aspetta Michele Bravi da questo Sanremo?

Nessuna aspettativa. Non voglio né gridare al successo, perché se non dovesse succedere, ci rimarrei male; non voglio nemmeno gridare al silenzio totale, in quanto, poi, mi auto-saboterei. Una volta mi facevo tutte queste paranoie, perché comunque c’è sempre attenzione al costruire le cose e al futuro. Per chi lavora in discografia questo è l’ABC: fai le riunioni e a queste parli di te tra due anni, in un’ottica di progettualità. Adesso questo è impossibile da creare, perché viviamo in un clima di incertezza. Forse questa è una nota positiva di questo momento storico.

Ho tolto questa paranoia alla progettualità: è importante costruire, ma è importante soprattutto rendersi conto che si sta costruendo. Quindi, non ho troppe aspettative.

La cosa a cui tengo di più è poter raccontare la mia musica nel migliore dei modi e poter rappresentare tutti i professionisti creativi che sono qua con me, che mi hanno dato una mano, con il loro lavoro, a dare una tridimensionalità a Inverno dei fiori. Spero soltanto di riuscire a raccontare che sono un professionista.

Se dovessi scrivere in tre parole il tuo inedito, quali sarebbero? E poi, da dove trae l’ispirazione?

Le tre parole sarebbero: comprensione, umanità ed empatia. Sono le tre parole su cui abbiamo voluto riflettere. Da anni, ho sempre lo stesso team di scrittura, cioè sempre le stesse persone, quasi come una bottega artigianale: siamo tutti lì, artigiani, che lavorano insieme alla canzone. Negli anni, questa collaborazione si è sempre più assodata e, sono fortunato, queste persone sono le persone della mia vita: Federica Abbate è la mia migliore amica. C’è chiaramente un legame umano, di empatia, che solo l’amicizia ti può dare: ciò diventa musica. Tutti quanti eravamo lì a interrogarci su quanto, non so se per un discorso generazionale, o pandemico, la parola ‘disimparare’ è il cardine a questo momento della nostra vita, come giovani e come comunità. Tutte le cose che conoscevamo hanno una forma diversa e, pur vivendo nell’interconnessione costante, alla fine non sappiamo bene come si fa a intrecciarsi con la vita di qualcuno nella maniera più pulita e rispettosa possibile.

Questa canzone voleva essere una dichiarazione moderna d’amore. Nonostante le nostre sbavature, le nostre mille incongruenze personali, il desiderio che abbiamo tutti è quello di sentirci dire da qualcuno che al nostro fianco è felice. E, perché no, che anche noi possiamo dirlo a qualcuno. Abbiamo provato a raccontare questo con l’immagine dei fiori invernali. Nonostante la falsa credenza che un fiore possa sbocciare soltanto col sole della primavera, in realtà i fiori possono rompere la neve e raccontare i loro colori anche nel freddo.

Serata cover. Ho visto che ti esibirai con Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi di Lucio Battisti, un pezzo molto impegnativo. Perché questa scelta?

Mi sono sempre fatto mille paranoie, perché il giudizio, anche in maniera silente, lo diamo tutti (io compreso). Purtroppo si vivono le cover come se fossero una gara con l’originale, quindi la speranza è sempre quella che ti dicano:”E’ meglio dell’originale“. Quello non è il complimento da fare a una cover. Io spero che mi dicano:”Mi hai fatto riscoprire una cosa che era tanto che non ascoltavo” o “Mi hai fatto conoscere una cosa che non conoscevo”. Questo non ti mette in un piano di confronto. E’ ovvio che la magia di Lucio Battisti sarà sempre sua. E’ vero, nessuno lo può cantare come Lucio, ma è anche un peccato che per questa dittatura auto-imposta, si perda la vita di una canzone.

Per me questa è un’occasione per far rivivere un ricordo musicale a qualcuno, con grandissima umiltà e rispetto per l’originale e, magari, per far scoprire questa canzone alle nuove generazioni. Spero di riuscire a fare questo con grande spirito celebrativo, senza presunzione di mettermi a confronto con Battisti.

Perché hai scelto di esibirti, nella serata cover-duetti, in solitaria?

Proprio perché la canzone è tanto importante e prende tanto spazio sul palco è accompagnata da un arrangiamento cinematografico, orchestrale. Per questo avevo paura che si potesse creare un po’ di rumore eccessivo sul palco. C’è tanto di quella canzone, c’è tanto dell’orchestra: ho ritenuto opportuno che fosse un’unica voce a raccontare quella storia. Alla fine, infatti, la canzone è una sorta di dialogo, quasi con la stessa tematica del mio inedito. Lucio ha detto:”Come può uno scoglio arginare il mare?“; traducendo, come può una storia passata, che mi ha fatto disimparare le cose, contenere la forza propulsiva di un amore che sta per nascere? Questo lo deve dire una voce da sola, lo deve raccontare la solitudine, perché è proprio questa che ha voglia di diventare un qualcosa di altro: una coppia, un gruppo, un’amicizia, un rapporto.

Ci sono esibizioni di Sanremo che ti sono rimaste particolarmente impresse e a cui ti ispiri?

Da bambino ho visto Elisa, con Luce. Ci sono sicuramente anche Giorgia e Laura Pausini. Non l’ho vista in diretta quell’esibizione, ma è uno di quei video che guardo più in assoluto: la prima volta che Mia Martini ha cantato Almeno tu nell’universo su quel palco. Per me, quella è stata la più bella esibizione mai fatta all’Ariston; è come se lei ci avesse fatto un solco su quelle assi. Ogni volta che canto là sopra, il mio primo pensiero è:”Cavolo, qua ci ha cantato qualcuno di veramente importante, che ha veramente detto qualcosa”.

Quest’anno impazza il FantaSanremo. Noi sappiamo benissimo che Michele Bravi è pedina molto quotata.

Io non conoscevo il FantaSanremo prima di entrare nel cast dei Big. Nel momento in cui è stato annunciato il mio nome, mi sono reso conto che tutti mi stavano scrivendo:”Adesso hai un responsabilità per il FantaSanremo“. Io non capivo cosa volesse dire, ma così tutt’ora. Sei anni fa, mi davano l’in bocca al lupo, ora, invece, mi dicono:”Mi raccomando, sei il mio capitano nella squadra di FantaSanremo“. Ho capito che Sanremo sta diventando un qualcosa di più grande. Per capire di cosa si trattasse, mi sono informato e mi sono reso conto di una cosa: tu puoi anche vincerlo Sanremo, però ti porti a casa semplicemente una statuetta d’oro. Invece, la promessa del FantaSanremo è che se lo vinci, vinci la gloria eterna. Per un fattore di priorità, probabilmente mi impegnerò molto per il FantaSanremo, perché la gloria eterna mi piacerebbe molto.

Quindi, la vera domanda è: ti compreresti? Qual è la tua squadra ideale?

Ho fatto la mia squadra personale, con una scelta di cuore: il capitano è Massimo Ranieri, che per me è tipo un mito. Poi sì, comprerei Michele Bravi. Mi impegnerò al massimo delle mie possibilità per portare a termine tutte le missioni che mi sono prefissato, come urlare “papalina” sul palco. Sono un cazzone, però sono anche molto timido: quindi, il timore di gridare “papalina” davanti a milioni di spettatori c’è, ma mi impegnerò a farlo. Se non dovessi riuscire, sono un fallito, senza scuse.

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