Diciamoci la verità: quando sei abituato ai megaschermi di Sanremo e ai riflettori patinati della TV, finire a suonare il 1° agosto tra i vicoli medievali di Scalea può essere un’incognita micidiale. O arrivi con la puzza sotto il naso e fai il compitino, oppure capisci dove ti trovi e decidi di tirare giù il palco. Spoiler: i Santi Francesi hanno scelto la seconda opzione.
La seconda serata del decennale del Laos Fest ha cambiato radicalmente pelle rispetto al rock viscerale della notte d’apertura, virando verso una dimensione decisamente più contemporanea, ma non per questo meno affilata.
Ad aprire le danze ci pensa Diniche, vincitrice del contest Suona al Laos (sviluppato con la complicità di Cromosomi). Selezionata tra quasi cento candidature da tutta Italia, ha dimostrato sul campo perché s’è presa il primo posto: presenza scenica impeccabile e una scrittura fresca che ha subito catturato chi era già stipato sotto il palco dal primo pomeriggio. Subito dopo è toccato al padrone di casa Francesco Pintus: cantautore calabrese giocate in casa, capace di intrecciare sfumature folk ed elettronica minimale con una naturalezza disarmante, preparando il terreno con un set sentito e visibilmente emozionato.
Poi, buio in piazza e volume al massimo.
I Santi Francesi salgono sul palco in formazione a quattro elementi (chitarra, batteria e una sezione ritmica da far tremare i mattoni del Palazzo dei Principi) ed è subito chiaro che della versione pop leccata è rimasto ben poco. Alessandro De Santis e Mario Francese portano in scena uno show fisico, materico, tirato, che parte dalle suggestioni di L’amore in bocca per poi esplodere in una sequenza di brani che dal vivo acquistano una violenza rock quasi inaspettata. La voce di De Santis buca l’aria di Scalea con una precisione incredibile, mentre le chitarre distorte spazzano via qualsiasi pregiudizio da prima serata Rai.
Finita la festa in centro storico, la carovana si è spostata qualche chilometro più in là, all’Asteria di Praia a Mare, per tirare fino all’alba con l’aftershow ufficiale.
Se la prima serata era stata la prova di forza del cantautorato di pancia, il sabato del Laos Fest ha dimostrato che anche il pop italiano più blasonato, se spogliato dai fronzoli e buttato nella mischia della provincia, sa essere maledettamente rock.
Stasera si chiude con Mobrici e il finale di questa decima edizione. Sperate solo che il caffè calabrese faccia il suo dovere.










