wowdrugo osserva il presente dal suo “belvedere sullo spazio”

da | Lug 23, 2026 | Flash News, Interviste

Ad un mese dall'uscita di "belvedere sullo spazio", wowdrugo ci racconta il suo primo album, in cui si lascia all'immaginazione per vedere la realtà da una prospettiva diversa.

Ad un mese dall’uscita di belvedere sullo spazio, wowdrugo continua a raccontarci l’universo del suo primo album ufficiale, un progetto che raccoglie anni di scrittura e ricerca personale. Anticipato dai singoli “cattedrali, “resistenza” e “pao pao”, il disco costruisce un percorso in dieci brani accomunati da un’idea precisa: prendere le distanze dalla realtà per osservarla con occhi diversi, lasciando che sia l’immaginazione a suggerire nuove prospettive.

Un punto panoramico da cui wowdrugo osserva il presente

Più che un titolo, belvedere sullo spazio rappresenta il luogo simbolico da cui wowdrugo guarda il mondo: nel concept del disco, il “belvedere” diventa infatti uno spazio immaginario da cui allontanarsi dalla quotidianità per poi tornarci con maggiore consapevolezza. Da questa prospettiva prendono forma canzoni che affrontano temi come l’accettazione di sé, la libertà, la solitudine, l’amore e il potere trasformativo dell’immaginazione.

Anche la produzione segue questa direzione: inizialmente pensato con un’estetica più elettronica, il progetto è stato progressivamente riportato all’essenziale, mettendo al centro voce, chitarra e archi. Il risultato è un disco che alterna momenti intimi e aperture orchestrali, lasciando che siano soprattutto la scrittura e le immagini a guidare l’ascolto.

Ad ampliare questo universo narrativo c’è anche un sito interamente dedicato al progetto, concepito come un’estensione del disco e pensato per raccogliere materiali aggiuntivi, dettagli e contenuti che permettono di entrare ancora più a fondo nell’immaginario costruito da wowdrugo.

Le parole di wowdrugo sul progetto

Per approfondire il significato di belvedere sullo spazio, abbiamo rivolto alcune domande all’artista.

Belvedere sullo spazio è un titolo molto evocativo. Se dovessi accompagnarci in questo “punto panoramico”, qual è la prima cosa che vorresti farci vedere?

“Che alla fine siamo piccolissimi qui sulla terra. È un non detto del disco che porta un po’ a relativizzare tutto, anche in virtù della presunta importanza di alcuni temi trattati. Però è il primo passo per acquisire leggerezza e spiccare il volo.”

Nel concept del disco parli dell’immaginazione come di uno strumento per allontanarsi dalla realtà e poi tornarci con uno sguardo diverso. Quanto è stato importante trovare una distanza dalle cose per riuscire poi a raccontarle?

“Per me lo è stato moltissimo e spero che chi ascolta il disco riesca a fare lo stesso percorso che compio io nella scrittura. Partendo dal nucleo per prendere le distanze secondo le modalità desiderate: camminando all’indietro senza distogliere lo sguardo, volteggiando intorno, ballando o dando le spalle come per prender la rincorsa; cambiare punto di vista e trovare il modo per rituffarsi dentro.”

Tra le dieci tracce ce n’è una che oggi senti che ti rappresenta più delle altre? E una che invece hai capito davvero solo dopo averla finita?

“Ogni traccia mi rappresenta a suo modo e corrisponde ad un grado più o meno elevato di consapevolezza e serenità. Se dovessi sceglierne una, però, direi “pao pao”. Invece “traccia nuvola” l’ho capita davvero solo dopo averla finita. Per settimane ho suonato quel riff di chitarra pensando rimanesse una traccia strumentale ma non capendo bene quale fosse la sua natura. Poi il testo mi è arrivato all’improvviso come un fiume in piena e tutto ha preso senso.”

Infatti, come hai spesso raccontato, “Traccia nuvola” nasce quasi per caso ed entra nel disco all’ultimo momento. Perché hai sentito che era proprio quella la chiusura giusta del viaggio?

“Alcune cose non hanno spiegazioni ma, appunto, si sentono. Poi a posteriori tutto risulta più chiaro. “Sarò contento” è una canzone giustissima per chiudere un disco ed è spesso stata l’ultima canzone nei miei live, poiché parla di celebrare gli slanci anche qualora portino a fallimenti. Però quando è arrivata “Traccia nuvola” qualcos’altro è successo. Poi quando ho compilato l’inserto del vinile e avevo tutti i testi delle canzoni mi sono accorto che, se in “pao pao” parlo di cosa ho bisogno per essere felice e in “sarò contento” faccio una previsione positiva già dal titolo, in “traccia nuvola” arrivo a dire: “Io sono contento”. il percorso arriva a termine, la catarsi è completa.”

Questo è il tuo primo album ufficiale. C’è un brano che ad ogni live non vedi l’ora di suonare dal vivo perché pensi possa cambiare completamente davanti al pubblico?

“Devo dire che ogni tanto, anche prima dell’uscita dell’album, mi è capitato di far cantare le persone su “traccia nuvola” ed è stato molto bello. Ma su tutte “36 ricami” è la canzone che forse maggiormente può giovare dell’energia collettiva del pubblico, soprattutto se suonata in band con la batteria e gli archi che entrano; lì mi gaso!”

belvedere sullo spazio è solo l’inizio per wowdrugo

Con belvedere sullo spazio, wowdrugo raccoglie il lavoro di anni e lo trasforma in un progetto coerente, capace di tenere insieme scrittura, immaginazione e ricerca sonora. Più che un punto d’arrivo, il disco sembra rappresentare l’inizio di un percorso che trova proprio nel tempo, nell’osservazione e nella curiosità i suoi elementi più riconoscibili.

Le risposte dell’artista confermano questa impressione: dietro ogni brano non c’è la ricerca di un messaggio univoco, ma la volontà di lasciare spazio a nuove prospettive, permettendo a chi ascolta di compiere lo stesso viaggio raccontato nelle canzoni. È proprio questo il senso del “belvedere”: fermarsi un momento, cambiare punto di vista e tornare alla realtà con uno sguardo diverso.

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