Gemitaiz colpisce ancora: il flowman si prende Firenze

da | Lug 5, 2026 | #Cromosomiintour

Barre taglienti, una live band monumentale e una scaletta che attraversa tutta la carriera di Gemitaiz. Alle Cascine di Firenze il rapper romano alterna i brani di "Elsewhere" ai classici che hanno segnato un'intera generazione, dimostrando che il suo flow è ancora tra i più solidi della scena. Un live senza fronzoli, costruito su tecnica, energia e puro rap.

Il 4 luglio l’Anfiteatro delle Cascine di Firenze ha ospitato la seconda tappa dell’ “Elsewhere Tour” di Gemitaiz. Il rapper romano è stato accolto da un pubblico fedele, pronto a seguirlo in ogni barra dall’inizio alla fine del concerto.

La scaletta ha alternato i brani del nuovo album ai grandi classici del suo repertorio. Una scelta fortemente apprezzata dai fan di lunga data, capaci di accompagnare ogni strofa con entusiasmo.

L’apertura è stata affidata a una serie di pezzi tratti da “Elsewhere”. “Vieni te” e “Flowman” hanno permesso a Gemitaiz di prendere confidenza con il pubblico e di scaldare la voce. Bastano pochi minuti, però, per ricordare a tutti perché venga considerato uno dei migliori rapper italiani in termini di tecnica e flow.

Il livello dello show cresce ulteriormente con “Un giro con noi”, il cui livello sale grazie alle percussioni di Fabio Rondanini.

“Hanno preparato l’alcol? Dov’è?”

Così scherza Gem, scatenando gli applausi del pubblico prima di attaccare “Time Machine” seguita da “Pochette”.

La scaletta prosegue senza pause con “<3” e “<3 <3”. A chiudere questo primo viaggio nel repertorio del rapper romano arriva una delle basi più riconoscibili della sua carriera: quella di “Davide”, contenuta nell’album omonimo del 2018.

“Desidero altro alcol se possibile”

dice Gemitaiz tra gli applausi e le risate del pubblico, mantenendo un clima rilassato e spontaneo durante tutto il live.

Il flow di Gemitaiz non perde un colpo, la band spinge ogni brano a un livello superiore

Uno dei momenti musicalmente più interessanti arriva con “Giornate vuote”. Durante il brano trova spazio l’assolo del sassofonista Gerva, nome d’arte di Vittorio Gervasi, che impreziosisce l’arrangiamento con grande personalità. La presenza della live band rappresenta uno dei maggiori punti di forza dello spettacolo. Oltre a batteria, basso e chitarra, sul palco trovano spazio anche mandolino, maracas e bonghi, strumenti che regalano nuove sfumature alle produzioni originali. È affascinante osservare non il dialogo continuo tra tutti i musicisti, ma anche il contributo che ognuno di loro offre alla stratificazione del suono d’insieme.

Quando il pubblico inizia a invocare “Davide”, Gemi coglie l’occasione per rendere omaggio alla sua band:

“Davide… Davide… ma semo sette qua. Senza di loro questa merda non sarebbe stata possibile né oggi, né dieci anni fa, né quindici. Fate un applauso ai quaranta ladroni”

Il concerto subisce una breve interruzione durante “Bene” a causa di un malore tra il pubblico. Gemitaiz invita immediatamente ad aprire un varco per favorire i soccorsi e poi sdrammatizza con la consueta ironia:

“Ovviamente quando cominciavo a fa’ bene qualcuno si sente male… speriamo che si svegli prima della fine della canzone. Tutto a posto? State tutti bene?”

Risolta la situazione, “Bene” può finalmente esplodere con tutta la sua energia, facendo cantare l’intero anfiteatro.

“Qui sarebbe iniziato il momento di MadMan, ma come vedete MadMan non c’è”

Al suo posto arrivano in rapida successione “Veleno Pt. 6”, “Killer Game” e “Veleno Pt. 4”. È uno dei passaggi più intensi dello show. Gemitaiz non si concede un attimo di pausa e sputa barre con precisione, conquistando il pubblico.

Continuiamo il viaggio nel passato con “Forte” e “Vivere Pt. 2”, storico brano pubblicato nel 2013 e accolto con un entusiasmo travolgente dai fan più vecchi. Un piccolo imprevisto tecnico, dovuto all’assenza momentanea di Flavio ai synth, si trasforma in un’occasione di spettacolo. Gli altri musicisti improvvisano un breve DJ set elettronico e techno, dimostrando ancora una volta grande versatilità. Nel finale arrivano “Ballon d’Or”, “Ciao Baby” e “Senza di me”.

Dal pubblico parte il classico coro: “Se non metti l’ultimo noi non ce ne andiamo”.

“Visto che io sono nato molto tempo prima di voi, questo pezzo è davvero l’ultimo. Ma non ci cacate il cazzo perché poi non torniamo più. Forse non è l’ultimo pezzo che avreste voluto voi, ma è quello che volevo io”.

Il saluto definitivo è affidato a “Outro in the Night”, che chiude un concerto capace di attraversare tutte le fasi della carriera dell’artista.

Qualche piccola sbavatura e alcune entrate leggermente fuori tempo sulle tracce non compromettono minimamente la qualità dello spettacolo. Una menzione speciale va ai musicisti: Gerva al sassofono, Frenetik alle chitarre, Orange al basso, Flavio ai synth, Rodrigo D’Erasmo al violino, Rabbo al pianoforte e Fabio Rondanini alla batteria. Il loro contributo ha trasformato il concerto in un viaggio attraverso la storia artistica di Gemitaiz e regalato ai fan una serata destinata a rimanere nella memoria.

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