La liturgia collettiva dei concerti di Niccolò Fabi

da | Giu 16, 2026 | #Cromosomiintour

Ieri era, lunedì 15 giugno, alla cavea dell'auditorium di Roma si è nuovamente esibito Niccolò Fabi, uno degli ultimi capostipiti della scena romana, insieme agli storici amici Silvestri e Gazzè. Un concerto curatissimo, sentimentale, lungo il giusto, in cui l'energia dei suoni elettrici ha lasciato anche molto spazio all'introspezione, al romanticisco, e alle sfumature più sottili della sua chitarra, della sua voce e -forse soprattutto- alle sfumature più sottili dell'animo umano.

Ieri sera alla cavea dell’auditorium si è consumata l’ultima struggente tappa di un percorso senza fine, o quantomeno senza una destinazione: l’arte di Niccolò Fabi, che come la vita, regala attimi di catarsi e felicità a chi sa ascoltarla, anche nelle piccole cose. D’altronde la felicità è un momento di distrazione, dice bene Niccolò. Reduce da un album fresco di nuovo, anche quest’estate regalerà introspezione, sorrisi e lacrime a chi lo andrà a sentire durante il suo tour.

Libertà Negli Occhi: nuovo album, altra giostra

Libertà negli occhi è il nome dell’ultimo album targato Niccolò Fabi, anno 2025. Un album registrato dinanzi a un lago ghiacciato, molte vetrate e tanta poesia: lui stesso ci ha tenuto salutando il pubblico, a ricordarlo. Un bel disco senz’altro, anche se forse non all’altezza dei due precedenti: Tradizione e Tradimento (2019), e soprattutto Una Somma Di Piccole Cose (2016). Di quest’ultimo, peraltro, ricorre il decennale quest’anno. “un album che ha decisamente migliorato la mia vita… e forse, spero, anche un pochino la vostra” ha dichiarato felice e sornione dal palco. L’unica volta che nella sua carriera, per una sola settimana, è stato in cima alle classifiche italiane. Per assurdo, con il suo album più sentimentale, minimale e intimista: sembrano lontanissimi i tempi de “i miei capelli” o “vento d’estate” con Max Gazzè, che lo lanciarono ormai una trentina di anni fa.

Fabi e la sua formazione consolidata

Uno dei segreti della bellezza dei suoi concerti è certamente avere una band affiatatissima, che suona da decenni ormai insieme. Roberto «Bob» Angelini sempre sugli scudi con la sua celestiale Slide Guitar, Alberto Bianco – questi due, peraltro, autori di uno squisito opening act semiacustico, di tre brani- Filippo Cornaglia, Cesare Augusto Giorgini e Giulio Cannavale. Con Niccolò formano un sestetto praticamente invincibile, pacato e sapiente. Il sound è meravigliosamente evoluto e si è arricchito nel prosieguo della carriera di Fabi, e si percepisce tutta la serenità con cui l’emozione, l’atmosfera, è tanto ricercata quanto naturale. L’effetto, in una Roma tiepida di una sera di inizio estate, è semplicemente magnifico: luci basse, atmosfera mistica, attesa del pubblico e tanta poesia. In tantissimi si commuovono. Concerto splendido.

Niccolò Fabi Sceglie un sapiente mix di nuovi brani e grandi classici del suo repertorio

Tradizione e Tradimento è l’album che, insieme all’ultimo, compare più spesso in scaletta: Io Sono L’altro, Amori Con Le Ali, Nel Blu, Tradizione e Tradimento e Scotta sono le cinque canzoni, e in particolare dell’ultima abbiamo assistito a una performance celestiale. Sintetizzatori, suoni delcatissimi, luci soffuse sul palco, atmosfera magica e silenzio religioso del pubblico. Più che un brano, una funzione religiosa. Davvero, un’evoluzione di sonorità ambientali da fare invidia ai grandissimi della scena internazionale: sembrava, a tratti, di ascoltare Sigur Ros. Poi come non citare Una Somma di Piccole Cose, Una mano sugli occhi, Costruire, Una Buona Idea. Concerto ricco, variegato, con tanto di sarcasmo “eccoci al concerto del cantautore noto per l’allegria delle sue canzoni”, ironizza Fabi da solo, con un tono di delicata derisione.

La catarsi, l’altro dentro di noi e l’introspezione di Niccolò Fabi

Niccolò Fabi ha certamente indagato fortemente i meandri della condizione umana, del dolore e della sofferenza, visto anche l’entità di alcune vicissitudini devastanti intercorse negli anni della sua carriera. Forse è per questo che chi lo va a vedere vuole piangere, lo sa già. C’è qualcosa di violento, dolce e distruttivo, che risuona dentro ognuno di noi ascoltando le parole e le musiche curatissime degli album di Niccolò. Per questo più che di un concerto, si tratta di un rituale collettivo, una liturgia. Un momento di tribalismo e sentimenti, in cui ognuno di noi si sente in diritto di essere vulnerabile e scevro dal giudizio altrui. Fabi lo sa, e ci scherza sopra. Come detto per Gazzè e Silvestri, c’ un Niccolò prima e un Niccolò dopo Il Padrone Della Festa, storico album del trio del 2014. Una maturazione che, tornando a sé stessi dopo tanta mescolanza, si è manifestata in tutta la sua bellezza. Il concerto come da tradizione, si è concluso con Lasciarsi un Giorno a Roma, unico brano davvero vecchio del repertorio in scaletta. Ecco: speriamo di non lasciarci mai, Niccolò. A Roma come ovunque.

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