Il nostro venerdì del Primavera Sound 2026 inizia molto presto, alle 16:30 all’Auditori Rockdelux per lasciarci incantare dalla voce di Annahstasia. Cantautrice nata a Los Angeles di origini nigeriane, qualche anno fa sembrava incanalata verso una carriera preimpostata sull’R&B. Ha deciso invece di dare una sterzata al suo percorso per esaltare la sua voce in maniera più libera. Non poteva fare scelta più azzeccata: i suoi toni graffianti e profondi hanno qualcosa di unico e riescono a toccare corde solitamente inaccessibili. Parliamo di una di quelle voci che è capace di emozionare in modo istintivo e potente, in certi momenti ricorda Billie Holiday. Per i più affezionati alla musica italiana e ad X-Factor, la voce di Annahstasia potrebbe riportare alla mente l’esibizione di una meteora talentuosissima di qualche anno fa: Rita Bellanza.
Sul palco è accompagnata anche da un’arpa e da un contrabbasso, l’atmosfera è molto invernale e sembra per un attimo di essere separati dal festival. Sicuramente Annahstasia resterà una delle scoperte più interessanti di questa edizione.
I primi a esibirsi sul palco principale sono i NewDad, irlandesi, perfetti con il loro shoegaze ad avviare una serata che vede protagonisti Slowdive e Cure. Si candidano di diritto come un’altra delle migliori scoperte del Primavera Sound 2026.
Gli Slowdive salgono sul palco quando ancora c’è il sole, perdendo qualche nota di intimità e malinconia che hanno contraddistinto la loro discografia. La band di Reading si era sciolta nel 1995 ed è rimasta separata per quasi 20 anni, prima della reunion del 2014. Il risultato? Altri due album stupendi, che hanno ripreso la loro identità dreamy e l’hanno arricchita senza snaturarla.
I Buscabulla arrivano da Porto Rico, sono una coppia sia sul palco che nella vita e portano un synth-pop fatto di puro romanticismo: adorabili.
Ethel Cain dal vivo riesce a trasmettere molto più di quanto non si riesca a percepire in cuffia: l’immaginario che disegna per raccontare la fuga dalle oppressioni e dai traumi è forte, tangibile, salvifico. Raccontare in questo modo il lato più conservatore dell’America e le contraddizioni della religione l’ha resa per molte persone una voce a cui aggrapparsi.
All’auditorium ci sono anche i Einstürzende Neubauten: di solito chi li descrive potrebbe dirvi che è stato il concerto più bello della loro vita oppure un incubo interminabile. Nascono a Berlino negli anni ‘80 e raccontano la Germania industriale post-bellica. Come lo fanno? Suonando tubi, lamiere metalliche e tutti gli strumenti industriali più rumorosi che vi vengono in mente.
I Cure come headliner al Primavera Sound 2026 avevano un qualcosa di anacronistico, perlomeno nell’idea. Non si vedevano live da un po’ e il timore del bollito era uno spettro che aleggiava su molti dei presenti. Sono bastate un paio di canzoni per spazzare via qualsiasi dubbio: a dispetto delle apparenze, Robert Smith è in formissima, la voce sembra quella dei giorni migliori e nelle due ore e mezza di spettacolo non accenna al minimo calo di energia, dando spazio a molte perle nascoste nella discografia dei Cure. La scenografia è ridotta all’essenziale, con soltanto qualche proiezione qua e là: il focus è tutto sulle canzoni.
Si trattava della loro prima esibizione dal 2024 e anche della prima dopo la morte del tastierista Perry Bamonte, avvenuta alla fine del 2025. Il suo ruolo è stato assunto da Eden Gallup, figlio dello storico bassista Simon Gallup. Questo passaggio generazionale ha avuto il sapore di una vera e propria trasmissione dell’eredità artistica, un’aura che da tempo accompagna ogni apparizione del gruppo britannico. Tra una settimana saranno in Italia, a Firenze Rocks: dopo averli visti così, vi consigliamo caldamente di non perderli.










