ISTITUTO PANTHEON – design & tech, Roma, 28.5.2026
Come si può migliorare la ripresa di uno strumento dal vivo per rendere più bella l’esperienza di chi di quella stessa musica fruirà poi da casa? E quante volte abbiamo sentito dire che- nell’epoca digitale – i concerti sono una delle cose che continueranno ad esistere perché senza persone perdono di senso, e che dunque i concerti “ibridi” – con un pubblico presente, ma un altro potenzialmente molto più vasto da remoto- sono la direzione del futuro? In avvicinamento alla Rome Future week del prossimo settembre, ascoltiamo le parole di chi si intende di interazione tra arte e tecnologia, AI e esperienze immersive. Contesto in cui lo spettacolo tradizionale può incontrare la massima fruibilità anche da remoto, e l’entertainment può allargarsi verso nuovi confini.
Le Parole di Andrea Giansanti per Sinfonie Digitali
Modera l’evento Andrea Giansanti, Professore di applicazioni digitali per le arti visive dell’Istituto Pantheon, che con entusiasmo racconta:” la messa in opera del progetto, è stata difficile, ci si è trovati spaesati, compresa la barriera linguistica. Istituto Pantheon ha preso tutta questa esperienza (oltre un anno tra progettazione e messa in atto) come una grande opportunità. Sia sul piano della ricerca che della produzione, e soprattutto della formazione. Uno dei dati più significativi è che si è reso necessario far nascere una nuova piattaforma, perché youtube non potrebbe supportare tale ascolto immersivo. A parità di minutaggio, il peso di ogni contenuto in termini di memoria è circa quattro volte rispetto alla fruizione audiovideo di un contenuto come lo conosciamo, per esempio un concerto su youtube classico”.
Le parole di Bruno Carioti
È poi la volta di Bruno Carioti, docente del Conservatorio di Latina, capofila del progetto e consulente del MUR. Ci parla del lato più musicale dell’esperienza grandiosa di Osaka e tutta la fase che l’ha preceduta, così come del meraviglioso lascito: “Il progetto ha costituito tre orchestre distinte, dai conservatori. Una grande esperienza professionalizzante per i giovani musicisti. La prima è stata un’orchestra sinfonica, poi jazz, ed infine barocca. L’abbiamo impostata in modo professionale ed adulto: i ragazzi stanno insieme 4-5 giorni prima del concerto, formano un gruppo ,e gestiscono la preparazione al concerto. Per loro spesso è faticoso, professionalizzante ma spiazzante.
Tale approccio è stato indotto anche dalla riforma del 1999, che ha reso questo tipo di percorso poi più definito. Ad oggi molti conservatori hanno sviluppato percorsi similari, con grandissima apertura specie al jazz, ma anche al pop. Sono stati finalmente sdoganati linguaggi che prima erano ritenuti di second’ordine, oggi hanno pari dignità e facilitano il contatto intergenerazionale. L’immersione nella tecnologia fa sì che ormai questo vada recepito, facendo convivere arte e tecnica, per il bene degli studenti, anche in chiave di approfondimento della qualità del suono e in chiave esecutiva. Il progetto è nato sull’input del PNRR, e ha consentito la creazione di nuovi Hub e molteplici collaborazioni internazionali di cui siamo felici“.
L’apporto di Gianmarco Romiti per Sinfonie Digitali
Fornisce poi il suo contributo Gianmarco Romiti, del conservatorio di Piacenza. Si occupa di digitalizzazione, acquisizione, normalizzazione, pubblicazione di materiali audio video per contesti formativi e culturali: “Grazie a tutto il team, per noi è stato un grande risultato, che ha seguito un grande impegno. Il lavoro è stato duro sia nello streaming che nella produzione, sia ad Osaka con l’orchestra jazz che con quella sinfonica, tra agosto ed ottobre. Abbiamo utilizzato strumenti tecnici fini,di ultimissimo sviluppo tra cui una telecamera 360° a 11k. Un software reso disponibile online dimostra che sia possibile garantire una qualità di streaming audio video altissima, aprendo nuovi scenari.
Per quello che concerne la parte musicale, la registraizone di questa orchestra è stata fatta in modo non canonico, 52 capsule per l’orchestra sinfonica, per garantire la massima “spazialità” e la resa che il caso necessitava. Abbiamo superato il concetto classico di ascolto stereofonico. In particolare la tecnologia “B-sonic” consente con un sistema di calcolo complesso, di spazializzare il suono, muovendo la percezione psicoacustica garantendo un’esperienza molto più immersiva, uno spazio aperto almeno a 180 gradi e percepire il movimento del suono; abbiamo trovato il modo di garantire la sensazione di ascoltare il concerto come se si fosse in mezzo all’orchestra.
Inoltre attraverso l’immersive zoom, abbiamo sviluppato la possibilità di fare uno scrolling, per muoversi all’interno dello spazio visivo. Abbiamo introdotto un equalizzazione in tempo reale, per zoommare all’interno dello spazio, percependo più o meno una singola sezione o strumento. Il che consente anche un feedback importante per i musicisti che intendano rivedere la propria performance o per i docenti che vogliono aiutare gli studenti e i giovani musicisti a migliorare, con un focus nuovo. Una bella conquista”.
Il contributo di Mitchell B. Squire
Per addentrarci ancor più sull’angolazione tecnologica della vicenda, è il momento poi di Mitchell B. Squire – digital experience specialist, che ha lavorato in particolare sul tema degli ambienti virtuali e nuove forme di fruizione artistica: “La componente artistica viene prima della componente tecnologica, questo è un dato. Tutto il progetto ruota intorno a quest’assunzione. Se la tecnologia indurrebbe determinate scelte, sulle luci, sia per rispetto del pubblico presente che soprattutto degli artisti e dei performers, le scelte però cambiano. Tutto ciò che è componente tecnologica è subalterno al live, all’emozione e al contatto umano. Eppure è importante oggi rendere fruibile in forma digitale, ibrida o comunque differita nel tempo e nello spazio.
Deve arrivare però l’emozione di chi era lì a goderne dal vivo: mancando questa, nulla sarebbe possibile. Ecco ad esempio l’utilità in questo caso della realtà aumentata. Non necessariamente danneggia la fruizione del live, però implica la mediazione di uno smartphone. Questo va contingentato per non rendere eccessivamente artificiosa la dinamica dello spettacolo dal vivo. Non si può del resto pretendere che un amante della musica stia due ore con il telefono davanti alla faccia. Il progetto implica utilizzare la tecnologia entro dei confini, e il contenuto reale è ciò a cui si ancora il contenuto digitale. A livello di risultati, concerto, location esclusiva e momento storico, conferiscono all’evento un elemento di unicità. Da qui, la volontàdi portare, lo spettacolo, ovunque e fruibile in varie forme: la qualità va parametrata sullo strumento tramite e sulle caratteristiche delle tipologie di fruitori.
Ad oggi, è possibile usare l’intelligenza artificiale a supporto di questi eventi. Il suono, nella Venue prevale sempre. Però abbiamo creato contenuti tridimensionali. Non ricostruzioni rd fatte a mano, di spazi immaginari, ma la ricostruzione di una nuvola di punti, il che sblocca la possibilità di tornare a casa e camminare in mezzo alle sedute dei musicisti a Osaka, rendendo più personalizzabile la fruizione di un contenuto che fa ponte col metaverso, in questo senso. La sfida di fare tutto questo durante un live, crea vincoli e livelli di complessità superiori, ma si può far crescere benissimo e in modo stimolante questo tipo di progetti”.
Le riflessioni di Raffaella Valsecchi
Dopo il contributo in collegamento dal Vietnam di Tuong Quien Vu – Università di Ho Chi Min City, docente- è il momento di Raffaella Valsecchi, che si occupa di comunicazione e relazioni pubbliche per il Conservatorio di Milano:
“A Osaka abbiamo fatto sperimentare agli studenti tecniche, metodi, approcci differenti in base ai professori e agli ospiti internazionali. Talento, creatività, duro lavoro, tutto insieme. Abbiamo coinvolto il pubblico senza barriere. Abbiamo scomposto gli studenti in gruppi piccoli, e poi hanno performato altre due volte nel padiglione Italia, portando un altro repertorio: prevalentemente canzone italiana. Perché oltre alla ricerca tecnologica, c’è la ricerca artistica. Si è resa necessaria capacità di reazione, adattamento, elasticità, tipico di artisti esperti e maturi, e questo è stato estremamente istruttivo per loro. Osaka? Ci ha portato a riconoscerci tra istituzioni.
I Conservatori di Palermo, Latina, Milano e Piacenza assieme all’Istituto Pantheon hanno creato una grande sinergia e un importante entusiasmo. Ora l’idea è quella di creare questo rapporto privilegiato e collaborazioni ulteriori tra italia e Giappone, ma non solo. Altre partnership all’orizzonte sono una stabilizzazione della collaborazione tra l’Università vietnamita di Ho Chi Min e l’Università di Matera. Grande lavoro digitale, sia audio che video. Dobbiamo riconoscere che la catena di eventi iniziata da un percorso artistico accademico, ha innescato un domino di rapporti umani e relazioni artistiche che confidiamo proseguano. E che siano floride e fertili anche in futuro”.
Beh, come chiosare dunque? Certo, possiamo aggiungere che da tutto questo è nata una nuova piattaforma, Pantheon.show, ma sarebbe molto riduttivo, dopo questo incontro così arricchente. Ci si rende conto una volta di più che il mondo non cessa di attraversare rivoluzioni, e quella digitale ha profondamente impattato la sfera artistica e musicale, costringendo a un grande aggiornamento delle competenze di ogni profilo tecnico. Vale anche per i musicisti, che spesso oggi sono anche influencer , e che rivendicano un loro spazio digitale. Ma se queste complesse transizioni saranno gestite da docenti e musicisti con questa ampiezza di orizzonti, con spirito visionario e grandissima passione per l’arte, possiamo stare tranquilli: il futuro della musica – digitale o non- è già in buone mani.










