Buon compleanno Morrissey, l’ultimo grande outsider del brit pop

da | Mag 21, 2026 | News

C’è chi ha attraversato gli anni Ottanta ed è diventato una reliquia nostalgica nello sguardo contemporaneo e chi, invece, continua a dividere, irritare ed emozionare. Morrissey appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Nel giorno del suo compleanno, parlare di lui significa raccontare la grande carriera musicale di un personaggio che ha trasformato malinconia e provocazione in un linguaggio culturale nuovo

Morrissey compie gli anni e, per quelli come lui, il modo migliore per celebrarli è evitare i toni monumentali. Il cantante britannico non è mai stato un personaggio da santino rock: troppo polemico per essere universalmente amato, troppo rivoluzionario per essere davvero ignorato.

La sua storia parte da Manchester. È lì che un giorno, grazie a delle conoscenze in comune, fuori dalla sua porta incontra Johnny Marr, che lo ferma e gli chiede “Ti piacerebbe scrivere, e formare un gruppo?”.

Il resto è storia: nel 1982 nascono gli Smiths, una band che in cinque anni di attività riuscì a ribaltare il suono dell’indie pop britannico senza bisogno di troppi effetti speciali. Il gruppo funzionava perché decostruiva l’immaginario delle rock band classiche a cui si era abituati. Poco interesse all’estetica e alla superficie, in loro c’erano solo chitarre pulite, testi pieni di sarcasmo e una rarissima capacità di mettere in musica il disagio dei giovani dell’epoca senza farne sentire la pesantezza. Brani come This Charming Man o There Is a Light That Never Goes Out sono rimasti in piedi a distanza di oltre quarant’anni perché tutt’oggi riescono nell’intento di raccontare la vita di milioni di adolescenti senza troppi sfarzi estetici o manierismi.

La fine degli Smiths e l’inizio del Morrissey solista

Ma quando gli Smiths si sciolgono, nel 1987, molti pensano che tutto sia finito lì. Invece l’artista riparte da sé e costruisce una carriera solista fatta di alti e bassi, ma raramente definibile anonima. Dischi quali Viva Hate, Your Arsenal e Vauxhall and I confermano che anche fuori dagli Smiths, la voce di Morrissey resta sempre quella immediatamente riconoscibile di quel “Take me out tonight” iniziale di There Is a Light That Never Goes Out che ha accompagnato storie e domande esistenziali di generazioni e generazioni.

Negli anni il cantante è diventato un personaggio complicato, spesso considerato divisivo, e e polemiche su di lui hanno finito per occupare tanto spazio quanto la sua musica. Tuttavia, ridurre Morrissey alle sue uscite pubbliche sarebbe facilistico. Sono pochi gli artisti inglesi che hanno avuto un impatto così forte e capillare sul modo di scrivere canzoni e di esprimere in musica il sentire di un’intera generazione. Gran parte dei gruppi a tendenza rock venuti dopo gli Smiths – dagli Oasis agli Arctic Monkeys – devono qualcosa a quel modo di mescolare ironia e malinconia in un racconto sociale.

Amato o contestato, imitato o criticato, resta uno degli ultimi artisti davvero impossibili da neutralizzare. Nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, oggi, Morrissey resta una figura ibrida nel panorama musicale: non particolarmente nostalgico, non davvero contemporaneo. In un moto perenne tutto suo, spesso controcorrente, a volte anche contro il senso comune, ma sempre riconoscibile. E nell’era del pop, in cui tutto tende alla somiglianza, mantenersi particolari è già un’impresa per pochi.



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