Molto spesso pubblicare musica non vuol dire far uscire delle semplici canzoni, ma costruire veri e propri mondi. TÄRA, con il suo EP d’esordio Zefiro, uscito oggi, venerdì 15 maggio, sembra avere già chiarissimo il proprio. Un universo fatto di contaminazioni, memoria, appartenenza e continua trasformazione, dove il pop contemporaneo incontra sonorità levantine e l’identità smette di essere qualcosa di statico per diventare un viaggio.
Ieri sera, tra i tavoli del ristorante libanese Fairouz di Milano, quel viaggio lo abbiamo attraversato insieme a lei. Non una semplice cena, ma un’immersione completa nel suo immaginario. I profumi delle spezie, le portate condivise, la musica in sottofondo e i racconti personali di TÄRA hanno trasformato la presentazione di Zefiro in qualcosa di estremamente umano e autentico. Sembrava quasi che ogni dettaglio della serata fosse pensato per raccontare il senso profondo del progetto. Un ponte continuo tra mondi diversi, tra Oriente e Occidente, tra passato e presente.
TÄRA, all’anagrafe Tamara Al Zool, nata in Italia da genitori palestinesi, ha costruito negli ultimi anni una narrazione artistica precisa e necessaria. La sua musica parte dalle radici ma non si ferma lì, le usa per creare connessioni nuove, contemporanee, accessibili anche a chi quelle culture magari non le conosce direttamente. Ed è probabilmente questo il suo punto di forza più evidente, riuscire a rendere universale qualcosa di profondamente personale.
“Zefiro” soffia tra memoria e contemporaneità: il debutto di TÄRA è un viaggio senza confini
Zefiro prende il nome dal vento di ponente, una presenza invisibile che attraversa luoghi e persone senza mai fermarsi davvero. È un’immagine potente, che diventa metafora perfetta dell’intero progetto. L’EP si muove infatti come una corrente emotiva costante. Quindi non cerca punti fermi, ma abbraccia il cambiamento, le fratture interiori, il senso di appartenenza e persino quello di estraneità.
Dal punto di vista sonoro, TÄRA sceglie una produzione elegante e minimale, dove l’R&B contemporaneo si intreccia con richiami arabi senza mai cadere nell’effetto “fusion” costruito a tavolino. Tutto appare naturale, fluido, coerente con il suo vissuto. Non c’è bisogno di forzare nulla perché le due anime convivono spontaneamente dentro ogni traccia.
Tra i brani già pubblicati, “Mezzaluna” è forse quello che più colpisce per delicatezza. La distanza, qui, non è separazione ma connessione. La stessa luna diventa simbolo condiviso di memoria e appartenenza, quasi a ricordare che alcune radici continuano a vivere anche quando ci si trova lontani da casa. È un pezzo sospeso, intimo, che lascia spazio al silenzio tanto quanto alle parole.
Con “Diaspora”, invece, il racconto si fa più duro e introspettivo. TÄRA sposta il focus sul senso di dislocazione interiore, sulla sensazione di essere percepiti come “altro” persino nel luogo in cui si è nati. Un tema che attraversa molte seconde generazioni in Italia e che l’artista affronta senza retorica, ma con una lucidità disarmante. La sua scrittura non cerca mai lo slogan facile, preferisce insinuarsi lentamente, lasciando che siano immagini e sensazioni a parlare.
TÄRA racconta identità, appartenenza e seconde generazioni
Ed è proprio questo approccio a rendere Zefiro uno dei debutti più interessanti di questo momento. In un panorama musicale spesso ossessionato dall’immediatezza, TÄRA sceglie invece la profondità. Non urla per farsi notare: crea atmosfera, costruisce simboli, invita chi ascolta a entrare dentro il suo spazio emotivo.
Anche durante la serata al Fairouz, ogni racconto sembrava seguire questa direzione. Più che presentare un disco, TÄRA ci ha fatto entrare nel suo vissuto, spiegando come identità, cultura e musica convivano nella sua quotidianità. E forse è proprio questa sincerità a renderla una delle nuove voci femminili più interessanti della scena italiana contemporanea.
Negli ultimi mesi il suo percorso ha iniziato a consolidarsi rapidamente: dalla partecipazione a X Factor fino alla collaborazione con i Subsonica nel brano “Straniero”, passando per il programma EQUAL di Spotify Italia e il ritorno al MI AMI. Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che colpisce davvero è la chiarezza artistica con cui TÄRA sta costruendo il proprio percorso.
Zefiro non offre risposte definitive. Non chiude cerchi, non cerca conclusioni rassicuranti. Fa qualcosa di più interessante lasciando tutto in movimento. Proprio come il vento da cui prende il nome.










