Fino al 2020, Kanye west (ora Ye) era l’incarnazione del detto “separate l’arte dall’artista”. Nonostante una crescita esponenziale dei suoi problemi legati all’incidente di cui è stato vittima nel 2002 e che gli ha causato lo sviluppo di un disturbo bipolare, la sua musica rimaneva di livello, per quanto umanamente fosse sempre meno comprensibile. Inutile citare gli innumerevoli rant degli ultimi anni legati all’antisemitismo, filo-nazisti e oltre ogni modo intollerabili.
Dal 2020 in poi. però, anche la musica ha subito un calo vertiginoso: progetti come “Vultures 1 e 2” con la collaborazione di Ty Dolla Sign ci mostravano un Kanye sì pressochè insostenibile a livello di liriche, ma nemmeno troppo ispirato musicalmente. Lavori concepiti come sfogo artistico, ma che di artistico avevano ben poco. Nonostante questo, la sua fanbase non ha smesso di incoraggiarlo e difenderlo, in maniera continua e ossessiva perdendo quasi ogni legame con la realtà, quasi come a diventare essi stessi quel Kanye West.
Bully di Kanye West è un buon progetto, nel vero senso del termine
Dopo un periodo di stallo e continui posticipi, Il 28 Marzo 2026, Kanye pubblica il suo album di ritorno Bully. Album accompagnato da non poche polemiche riguardanti l’utilizzo dell’AI e dalla mancata completezza di alcuni brani, con problemi legati al mixing e al master di tracce, fino ad arrivare a veri e propri problemi di audio nei brani (come i vuotoni presenti in alcuni momenti di All The Love, ad esempio). Classica amminsitrazione per la discografia di Kanye West: basti pensare alla gestazione di “The Life Of Pablo”.
L’album è comunque un successo: seppur con i suoi limiti, Kanye, dopo le scuse alla popolazione israeliana per le numerose frasi antisemite e al mondo, pubblicate in una lettera sul Wall Street Journal a gennaio 2026, confeziona un lavoro tutto sommato ok. I pezzi ci sono, mancano le canzoni. Ad una buona scelta di sample e prestazioni rappate più che convincenti, si somma però l’assenza di una struttura vera e propria nei brani. Bully è una raccolta di schizzi, più che un vero e proprio album. Ma dal quale sicuramente possiamo intravedere la luce dopo le tenebre, citando lo stesso Kanye nel brano conclusivo del disco, This One Here.
“Celebration”: Bully e il 2026 di Kanye
A discapito di quella che sembra a tutti gli effetti un operazione di pulizia dalle controversie più che una vera e propria redenzione, Kanye all’interno del disco rimane Kanye. L’ego c’è tutto e forse va meglio così. Nel corso della sua carriera, Kanye è stato un simbolo di libertà creativa. E questo anche grazie al suo ego. Decidendo di liberarsi dalle congetture dell’industria e fare sempre di testa propria, almeno in parte e con le sue conseguenze (seppur spesso negative). In questo disco però, l’ego viene gettato su tela, per fare qualcosa di buono. O almeno per fare qualche passo nella giusta direzione.
L’inizio del tour ha poi segnato un’altra grande vittoria personale nel pagellino 2026 di Kanye, nonostante i molti rifiuti da parte di varie nazioni quali ad esempio Regno Unito e Francia ad esibirsi a causa delle innumerevoli controversie sul suo conto. Sold out continui, spettacoli giganteschi e collaborazioni fino ad oggi mai ottenute, come la presenza di Lauryn Hill ad un suo live, che ha intonato con Kanye la stessa “All falls down”, di cui aveva negato il sample anni prima. Tutto molto bello, potremmo dire. Ma viene da chiedersi: e le conseguenze?
“Follow God”: Kanye West e i suoi fedeli
La cancel culture che ha colpito numerosi artisti come Chappell Roan, Lizzo, Rita Ora e molti altri, non sembra aver scalfito la figura di Kanye. Da un lato, complice sicuramente la quantomeno parziale riuscita di Bully. Dall’altra, la tenacia di un certo lato della sua fanbase. Quel lato che forse, non aveva nemmeno bisogno di scuse da parte dell’artista, perchè in fondo gli va bene così. Un esempio di questo è la reazione spropositata nei confronti della cantautrice Pomme, che ha preferito non rilasciare il sample della sua canzone “soleil soleil” per il brano di Bully, Highs and Lows, poichè non aveva gradito le discutibili idee espresse da Kanye nel recente passato.
Giusto riconoscere che Kanye si sia scusato per queste parole e stia cercando di riprendere la retta via. E questo va visto anche alla luce delle dichiarazioni legate alla salute mentale e alla responsabilità che la sua malattia ha avuto in questi trascorsi. Nonostante questo la scelta della cantautrice rimane più che legittima. Ma non per una buona parte della fanbase di Ye, che ha deciso di bombardare di critiche la cantautrice sotto i commenti dei suoi video. Comportamenti che l’internet sembra continuare a legittimare a discapito della loro gravità.
“The new workout plan”: Manuale per il buon fan
Kanye sembra intenzionato a redimersi, seppur a tentoni. Le dichiarazioni e e le azioni pubbliche fino a questo momento (seppur non sperticate) continuano ad essere coerenti e stabili con la lettera fatta a gennaio e ci si augura che questa risalita sia umana che musicale continui, nella rosea previsione che i provvedimenti legati alla sua salute possano aiutarlo a sortire gli effetti sperati. Va però evidenziato come la cancel culture sia un sistema estremamente fallace, che spesso tende per statistica ad interessare soprattutto il genere femminile. E che comunque arriva solo fino ad un certo punto.
Dove l’arte supera la persona, molti comportamenti vengono offuscati e dimenticati, fino a non essere più nemmeno rilevanti. Una buona parte della fanbase di questi artisti contribuisce a togliere sempre più potere al percorso dell’artista, arrivando ad essere la causa stessa della loro rovina. L’unico modo sano di supportare l’artista è accettare che i comportamenti abbiano comunque una conseguenza. E sostenere l’artista nella maniera più utile possibile per il suo percorso di redenzione, utilizzando cause e motivazioni per comprenderlo. Non per giustificarlo. Anche se ha fatto “Graduation”.










