Il 9 maggio al Pala Ruffini di Torino la faccenda si fa seria. SchoolVision 2026 butta nel cestino l’idea della recita scolastica per mettere in piedi una macchina che mastica musica e professionalità . Siamo davanti a un ingranaggio che coinvolge 120 istituti e 900 ragazzi pronti a prendersi lo spazio che solitamente gli viene negato. Il format nasce dall’incrocio tra i genovesi di GenVision e i torinesi di ToVision, due realtà che hanno capito che per contare davvero bisogna smettere di farsi la guerra in cortile e unire le forze.
A tenere le fila del caos ci pensano Samara Tramontana e Samu Mara, due che il linguaggio dei social lo masticano a colazione su RDS Next. Le serate finali toccano Genova il 22 maggio e Milano il 23, portando la musica prodotta tra i banchi dentro i teatri veri, quelli con i velluti rossi e le luci che pesano. La forza del progetto risiede nel fatto che a vincere sia la scuola, un’entità collettiva che finalmente smette di essere esclusivamente il luogo dove si accumulano i brutti voti.
Dietro le quinte c’è un lavoro sporco fatto di vocal coach, produttori e attori. Gli studenti finiscono dentro un sistema di formazione intensiva che serve a spiegare come funziona la giungla del mercato discografico. Si evitano scorciatoie e facili entusiasmi. Quarantatré scuole arrivano in finale dopo una selezione che ha lasciato sul campo speranze e spartiti. Cinque giurie diverse peseranno ogni singola nota: dai tecnici ai giornalisti, passando per il pubblico che spinge forte sui tasti dello smartphone. È un sistema di pesi e contrappesi che evita la deriva del solito concorso di popolarità basato esclusivamente sul conteggio dei follower.
Il palco del Teatro Nazionale di Milano sarà l’ultima tappa di questo percorso nato nel 2018 a Genova e cresciuto tra le file dei padiglioni dell’Eurovision Village a Torino. Giulio e Beatrice, partendo da una condizione di studenti, hanno costruito un modello che oggi parla a chi ha vent’anni con la stessa lingua di chi i dischi li vende davvero. Mettere insieme istruzione e produzione professionale permette di dare un senso concreto alla creatività che ribolle quotidianamente nelle classi. Si chiude a Milano, con le orecchie ben tese verso quello che succederà il giorno dopo.










