C’è un momento, nella carriera di un artista, in cui tutto quello che è stato costruito rischia di diventare rumore. Ed è proprio lì che nasce l’esigenza di togliere, di ridurre, di arrivare all’osso. È esattamente da questo punto che riparte Frankie hi-nrg mc con Voce e Batteria, il nuovo album uscito il 24 aprile. Un progetto che ha intenzione di riportare la parola al centro, liberandola da ogni sovrastruttura.
Undici brani storici del suo repertorio vengono qui completamente riscritti nella forma più essenziale possibile, con voce e batteria. Solo ritmo e testo. È un gesto quasi politico, coerente con una carriera che ha sempre fatto della lucidità critica il proprio marchio di fabbrica.
Un disco che filtra il rumore del presente
“C’è un grande brusio di fondo che merita di essere filtrato”.
E’ questa la chiave di lettura di tutto il progetto. In un’epoca in cui la musica è spesso sovraccarica di produzione e stimoli, Voce e Batteria sceglie la sottrazione come forma di resistenza.
Rileggendo i propri testi, Frankie si è accorto di qualcosa di disarmante. Il sistema che criticava negli anni ’90 è rimasto, in larga parte, immutato. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere il disco attuale e piuttosto necessario. Non si tratta di nostalgia, ma di una rilettura critica del presente attraverso il passato.
Il lavoro nasce insieme al batterista Donato Stolfi, con cui l’artista costruisce un impianto di suoni minimale ma potentissimo. La batteria diventa struttura, tensione, movimento. La voce, invece, torna a essere protagonista assoluta.
I featuring: una comunità artistica al servizio del messaggio
Se la struttura è ridotta all’essenziale, il progetto si espande attraverso le collaborazioni. E che collaborazioni: da Jovanotti a Elisa, passando per Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Emma, Diodato, Raiz e Lina Simons.
Veri e propri interventi interpretativi. Alcuni artisti, come Jovanotti e Fabri Fibra, firmano strofe inedite, entrando in dialogo diretto con i temi dei brani. In “Pedala e batteria”, il singolo attualmente in radio, Jovanotti amplia il significato della canzone originale, trasformandola in una riflessione contemporanea sul movimento, fisico e mentale.
Il risultato è quasi corale. Frankie stesso lo definisce ironicamente “una specie di Live Aid”, un incontro spontaneo tra artisti che condividono una visione e un’urgenza espressiva.
La riscoperta dei classici: nuove prospettive, stessa urgenza
Uno degli aspetti più interessanti del disco è la trasformazione dei brani storici. Canzoni che hanno segnato il rap italiano vengono qui spogliate e ricostruite, rivelando nuove sfumature. “Elefante”, ad esempio, grazie alla sensibilità di Raiz, acquista una dimensione ancora più umana e viscerale. “Autodafé”, invece, viene rielaborata anche linguisticamente, contaminandosi con il napoletano per raccontare nuove storie e nuovi contesti.
È un processo che non riguarda solo la musica, ma anche il significato. Le canzoni cambiano perché cambia chi le canta e chi le ascolta. Eppure, il nucleo resta intatto: una critica lucida, spesso spietata, alla società contemporanea. Se Voce e Batteria è un disco essenziale, è anche profondamente fisico. Frankie parla chiaramente della “sensazione della gente che balla” come elemento centrale della sua musica. Ed è proprio questa dimensione che il progetto vuole recuperare.
Dopo anni segnati anche dalla distanza imposta dalla pandemia, torna il bisogno di presenza, di condivisione reale. Il corpo torna protagonista, così come il ritmo che lo muove. Non a caso, il disco è pensato anche in funzione del live. Il tour “Voce e Batteria 2026” porterà questa formula sui palchi italiani, trasformando ogni concerto in un’esperienza diretta, senza mediazioni.

La parola al centro: il racconto di Frankie hi-nrg mc
In occasione dell’uscita del nuovo album, noi di Cromosomi abbiamo chiacchierato in modo sincero e senza filtri con Frankie hi-nrg mc. Tra riflessioni sulla musica di oggi, il bisogno di togliere per ritrovare senso e il valore ancora centrale della parola, ci ha raccontato la visione dietro Voce e Batteria, un progetto che è molto più di un semplice ritorno discografico.
Ciao Frankie, come stai?
“Tutto bene, grazie. Tutto regolare.”
Allora, se dovessi descrivere oggi il rumore, che suono avrebbe?
“Avrebbe il suono di una continua ripetizione di banalità. Il rumore problematico con cui abbiamo a che fare oggi è fondamentalmente questo.”
Parliamo di “Voce e Batteria”: come è nato?
“È nato quasi per scherzo, da una boutade. Il mio batterista mi ha detto: ‘Ma proviamo a farlo voce e batteria un concerto?’ e io ho risposto: ‘Perché no?’. Da lì abbiamo fatto delle prove e ci siamo accorti che la batteria è capace di produrre una varietà di sonorità, ritmi e atmosfere tale da giustificare sia un disco che un concerto.”
Hai coinvolto diversi nomi, da Jovanotti a Tiziano Ferro, fino a Fabri Fibra. Cosa cercavi? Come li hai scelti?
“Li ho scelti pensando all’anima di ogni brano. Ho cercato tra gli amici chi potesse espandere l’aura di queste canzoni. E sono felice di aver avuto a disposizione un gruppo così straordinario, pieno di talento e anche di entusiasmo nel confrontarsi con la mia proposta.”
La batteria da sola cambia il modo in cui interpreti i pezzi?
“Sì, perché è come se le canzoni fossero ridotte allo scheletro. Questo crea un’aria diversa, paradossalmente più ricca proprio perché spoglia. Le canzoni, in questa forma nuda, permettono all’ascoltatore di riempire gli spazi con le proprie emozioni, guidato dalle parole, che altrimenti rischierebbero di essere affogate nella musica. È il gioco di fare nuova musica partendo da quella vecchia, reinventandola: ed è un gioco meraviglioso.”
Questo progetto è anche un ritorno alle origini?
“Sì, perché consente di riprovare le sensazioni degli inizi dell’hip hop, quando i primi dischi erano costruiti fondamentalmente su una batteria elettronica e un DJ. Fare musica con strumenti così scarni, ma capaci di dare grande risonanza alle parole, è una fortuna.”
Oggi questo ritorno alle origini è un punto di partenza o una forma di resistenza?
“Non so se sia una forma di resistenza, ma sicuramente è un modo per rimettere le parole al centro dell’attenzione.”
Il rap oggi come è cambiato? E dove ti vedi tu?
“Io mi vedo sempre nello stesso posto. Il rap è dove è sempre stato: dove gli pare. Cambia pelle, ascoltatori, temi, ma è sempre presente. Negli ultimi cinquant’anni è stata la forma più innovativa della musica moderna e ha influenzato tutti gli altri generi, conquistando una posizione di grande rilevanza.”
Se “Voce e Batteria” fosse una fotografia, come sarebbe?
“Sarebbe una foto scattata con un’ottica tilt-shift: quelle che fanno sembrare reali le cose come se fossero modellini. Una realtà che appare artificiale, in miniatura.”
Parlando di live: li senti diversi rispetto a qualche anno fa?
“Sì, perché prima c’erano i club dove suonare. Oggi ci sono pochissimi spazi: o fai grandi palazzetti, costosi, o niente. Una volta avevi l’imbarazzo della scelta ogni sera, spendendo poco e stando bene insieme. Questo sistema si è perso e difficilmente si potrà ricostruire quel tessuto.”
E il tuo tour “Voce e Batteria”? Cosa dobbiamo aspettarci?
“È uno spettacolo che mantiene la promessa: voce e batteria. Sul palco ci saremo io e Donato Stolfi. Niente effetti speciali, niente maxi schermi. Solo voce, ritmo e canzoni per stare lì e ballare. Che poi è la cosa migliore da fare a un concerto.”
Al Castello Sforzesco di Milano che energia ti aspetti?
“Che la gente balli, si diverta, si conosca. Che escano in gruppi più grandi rispetto a quelli con cui sono entrati. Come succedeva una volta.”
Se oggi uscisse “Quelli che benpensano”, la cambieresti?
“Probabilmente aggiungerei un riferimento ai social, perché all’epoca mancavano. Ma, in fondo, non è cambiato molto: i soggetti di quella canzone esistono ancora.”
Se potessi parlare al Frankie degli inizi, cosa gli diresti?
“Investi in Bitcoin. Non sai cosa sono, ma quando ne senti parlare mettici dei soldi (ride).”
E rispetto a questo disco, rimarrebbe spiazzato?
“Sì, perché nasce da uno scherzo. Non credo che nel ’92 avrei immaginato di reincidere quei brani in questa forma, con artisti come Elisa. Probabilmente avrei pensato a un delirio (ride).”
Chiudiamo con tre parole per descrivere Voce e Batteria.
“Crudo. Essenziale. Necessario.”










