Giornata mondiale della terra: la nostra playlist

da | Apr 22, 2026 | News

Una raccolta di canzoni dedicate al meraviglioso pianeta che ci ospita

Oggi, 22 aprile, si festeggia la giornata mondiale della Terra. 24 ore dedicate alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia del nostro meraviglioso pianeta. Cosa possiamo fare, noi di Cromosomi, per ringraziarla per questa faticosa ma necessaria gentilezza? Senza dubbio dedicarle una playlist intera che ne celebri le bellezze e che ne condanni, soprattutto, gli orrori estremi a cui la costringiamo. Con la speranza di diventare abitanti più responsabili, coscienti e rispettosi, proponiamo questa playlist affinché ci spinga a riflettere e a migliorare.

Il primo brano a cui abbiamo pensato è, senza dubbio, Earth Intruders di Bjork (2007). E’ una canzone energica, quasi tribale, che descrive l’umanità come ‘intrusa’ sulla Terra. Il brano descrive la distruzione ambientale a cui stiamo assistendo, i conflitti e la necessità di chiedere perdono al nostro pianeta.

Forgive us tribe.

Questo è il verso più lapidario ed emblematico che viene ripetuto dalla cantautrice, quasi come un’implorazione alla Terra di perdonare la nostra indifferenza nei suoi confronti.

We are earth intruders,

marching.

Siamo tutti coinvolti in questa incalzante marcia verso la distruzione di tutto ciò che ci circonda.

Il secondo brano è Terra degli Eugenio in via di gioia (2022): un’ode ecologista e una dichiarazione d’amore al pianeta terra. Il brano gioca sulla metafora tra la terra e una donna e il gruppo descrive il rapporto tra esseri umani e pianeta terra come una relazione d’amore che sta arrivando al capolinea.

Che cos’è successo tra noi?

L’aria è irrespirabile ormai.

Nei primi versi, infatti, è chiaro quanto gli Eugenio in via di gioia vogliano allarmare sulla situazione ambientale attuale.

Mi manca il tuo respiro, lo sai (amore)

Il caldo che divampa qua giù (si muore).

Ti ho data per scontata però,

sono un povero stupido… lo so.

Come spesso accade nei rapporti, c’è spesso qualcuno che trascura o dà per scontato l’altro: è proprio questo che facciamo noi umani nei confronti del nostro pianeta mentre lo guardiamo bruciare.

Vorrei implorare il cielo, urlare

scusa sono pronto a cambiare per te-rra,

perchè un posto più bello non c’èra

Il ritornello esplode con questo gioco di parole, tipico di un partner che cerca di riconquistare la fiducia dell’altra persona, promettendo di cambiare e di essere diverso, dopo la consapevolezza della perdita. Il videoclip mette in scena un grande flashmob in Piazza San Carlo a Torino per la sensibilizzazione ambientale.

Il terzo brano è della grande Joni Mitchell e si chiama Big Yellow Taxi (1970). E’ un brano funk, molto movimentato, che suona come un inno ambientalistico che denuncia la distruzione della natura a favore della cementificazione.

They paved paradise and put up a parking lot,

don’t it always seem to go

that you don’t know what you’ve got ‘til it’s gone.

Con la sua voce celestiale, Joni Mitchell invita a riflettere su queste tematiche importanti e a cercare di apportare cambiamenti significativi.

Facendo un altro salto temporale, proponiamo Peste dei Litfiba (1988), un brano rock di denuncia contro e l’ipocrisia anche nei confronti del pianeta terra. Suona come una sorta di manifesto ambientalista per cercare di distruggere la peste a cui tutti siamo destinati, cioè il disinteresse totale nei confronti di ciò che accade attorno a noi.

Stanno uccidendo il mare e noi li lasciamo fare
L’indifferenza è comoda
L’ipocrisia, peste
.

Da qui in poi, proviamo a ricostruire ciò che è stato distrutto con canzoni più fiduciose che ci ricordino quanto la nostra Terra sia preziosa. Non possiamo non citare, infatti Mother Earth di Neil Young (1990), un canto devozionale nei confronti della nostra madre comune. Nonostante citi ancora la mano distruttiva dell’uomo, il brano si apre a delle sonorità più dolci, che infondono serenità e porta un messaggio di speranza, elencando tutti gli elementi naturali e la loro meraviglia.

Respect Mother Earth
And her giving ways

Continua il nostro viaggio di speranza con Divenire di Ludovico Einaudi (2006), un brano strumentale che conferisce questa idea di fede nel futuro e, al tempo stesso, trasmette l’immagine di un paesaggio naturale totalmente incontaminato. Il pianoforte lascia spazio all’immaginazione e alla proiezione mentale di un mondo migliore di quello che esiste nella realtà.

L’ultima canzone che proponiamo è del 1969, torniamo un attimo indietro ma per una buona causa. Il brano è Here comes the sun dei Beatles, una canzone estremamente luminosa in cui la natura diventa linguaggio di speranza. Attraverso il suo crescendo dolce, la canzone ci ricorda come la luce possa davvero tornare dopo momenti bui e che, anche sulla Terra, si possa assistere ad un ritorno alla sua forma più curata.

La musica ora, si spegne, ma non si spegne il nostro impegno continuo nei confronti del nostro amato pianeta.

La Playlist di Cromosomi