Il Primavera Sound ha sempre due connotazioni ben marcate, due forze trainanti: la prima è quella che ti trascina al festival ogni anno, con quei nomi scritti in grande che ti fanno sobbalzare e spegnere il cervello.
La seconda interviene più tardi ed è l’energia tipica della scoperta, una sorta di aura che ti avvolge per diversi mesi dopo la fine del festival. Ogni anno scopri qualche artista nuovo che ti accompagna da quel momento in avanti, con l’orgoglio tipico di chi sente di aver scovato qualcosa di importante, di qualità. Ecco, siamo certi che oltre ai nomi del giovedì e del venerdì, anche qualcuno tra questi potrebbe far proprio al caso tuo.
Chi scoprire nella giornata di sabato del Primavera Sound 2026
Come al solito, i nomi in grande si presentano da soli: c’è qualcosa che potremmo dire per raccontarvi gli XX, i Gorillaz o i My Bloody Valentine meglio di quanto faccia già la loro musica?
Passiamo allora ai nomi che potreste non aver mai sentito, brani che potreste non aver mai ascoltato, notizie che potreste non aver mai letto. Chissà che qualcuno di loro non diventi la colonna sonora del vostro 2026.
Anna von Hausswolff
La musica di Anna von Hausswolff si muove lontano dalle convenzioni del pop, tra composizioni ampie e stratificate in cui voce, sintetizzatori, campane, sassofono e percussioni costruiscono paesaggi sonori intensi e quasi vertiginosi, come accade in Facing Atlas. L’artista svedese è nota per un approccio vicino al drone-folk, oscuro e profondo, dove l’organo a canne – il suo strumento simbolo – contribuisce a creare atmosfere solenni e immersive, ben riconoscibili in dischi come Dead Magic e All Thoughts Fly. Nel nuovo album ICONOCLASTS questa identità si apre anche a collaborazioni inattese, tra cui Iggy Pop, Ethel Cain, il compositore italiano Abul Mogard e la sorella Maria. La sua presenza al Primavera Sound riflette proprio questa visione: portare nella musica contemporanea strumenti e suggestioni della tradizione sacra, trasformandoli in qualcosa di radicalmente personale.
Baxter Dury
Schadenfreude, uno dei momenti più apertamente techno-pop di Baxter Dury, a un ascolto distratto potrebbe persino sembrare un brano dei Pet Shop Boys. Cantautore e narratore per vocazione, Dury ha sempre usato il pop come mezzo per raccontare storie, cambiando di volta in volta tono e abito sonoro. A volte più rock, a volte più sintetico, con un immaginario che oscilla tra ironia britannica e suggestioni continentali. Ha iniziato a pubblicare dischi relativamente tardi, nei primi anni Duemila, ma è con Happy Soup del 2011 che la sua carriera prende davvero slancio. Figlio di Ian Dury, storico leader dei Blockheads — e persino il bambino ritratto sulla copertina di New Boots and Panties!! — negli anni ha costruito una discografia molto personale, in cui l’electro-pop più elegante e narrativo trova ancora uno spazio vitale.
Bestia Bebé
Il modo migliore per entrare nel mondo dei Bestia Bebé è ¿Qué clase de ciudad es esta?, una specie di punto d’osservazione privilegiato su Buenos Aires. Il gruppo guidato da Tom Quintans costruisce le sue canzoni partendo da materiali quotidiani — amicizie, amori, partite di calcio, cani, macchine, piccoli episodi personali — trasformandoli in un rock diretto e sorprendentemente universale.
Nonostante titoli battaglieri come Vamos a Destruir, la band è diventata negli anni uno dei nodi centrali della scena indie di Buenos Aires, contribuendo a definire un suono che oggi accompagna più di una generazione. Le loro canzoni hanno anche una qualità rara: dal vivo riescono a trasformare un pubblico di sconosciuti in qualcosa che assomiglia molto a un grande gruppo di amici.
Beverly Glenn-Copeland and Elizabeth Copeland
Per molti ascoltatori tutto comincia con Keyboard Fantasies, l’album che Beverly Glenn-Copeland pubblicò nel 1986 e che trent’anni dopo sarebbe diventato un piccolo classico di culto della new age. Un disco costruito su sintetizzatori e pattern ripetuti con pazienza, rimasto a lungo ai margini prima di essere riscoperto. Al Primavera Sound arriverà insieme alla compagna Elizabeth Copeland, con cui ha inciso Laughter in Summer, definito da entrambi una sorta di lettera d’amore reciproca.
La loro relazione è iniziata ufficialmente nel 2007, ma i due si incontravano e collaboravano già dalla fine degli anni Settanta. La rinascita della carriera di Beverly è invece legata a un episodio quasi fortuito. Nel 2015 il collezionista giapponese Ryota Masuko lo contattò per ristampare Keyboard Fantasies, vendendo rapidamente in Giappone le poche copie rimaste e attirando l’attenzione di diverse etichette interessate a pubblicarlo di nuovo in vinile. Da allora la figura di Glenn-Copeland, compositore canadese attivo da decenni, ha continuato ad allargarsi e a trovare nuovi ascoltatori.
Big Thief
Uno dei modi più immediati per capire i Big Thief è ascoltare Not. Sei minuti in cui la band sembra riuscire a costruire qualcosa di enorme con mezzi minimi, pochi elementi che diventano una specie di cattedrale sonora. Dal vivo colpisce soprattutto la dinamica tra i membri del gruppo. Adrianne Lenker, Buck Meek e James Krivchenia suonano sempre molto vicini, quasi in cerchio, mantenendo un contatto visivo costante. Da questa intesa nasce una musica che può inclinarsi verso il rock o il folk, ma conserva sempre la sensazione di trovarsi davanti a una band irripetibile. Negli ultimi anni tutti e tre hanno pubblicato anche dischi solisti, tornando poi periodicamente a ritrovarsi sotto il nome Big Thief.
Depresión Sonora
Il viaggio nel mondo di Depresión Sonora inizia con Ya No Hay Verano, in cui l’angoscia esistenziale emerge con una chiarezza sorprendente. Il progetto di Marcos Crespo è una sorta di memoria sensoriale degli anni ’80. In pochi anni Depresión Sonora ha costruito un immaginario così solido da superare le etichette iniziali di post-punk, oscillando tra bedroom rock, dark wave autentica e tecnopop.
Grace Ives
Per entrare nel mondo di Grace Ives basta ascoltare Avalanche, dove il synth-pop domestico di New York diventa un piccolo inno che esplode con eleganza. Scoperta nel 2019 con il suo primo album, Ives è stata inizialmente catalogata come artista bedroom pop per le canzoni brevissime. La realtà e il tempo ci hanno fatto capire quanto sia invece una anti-pop star: spontanea, caotica e brutalmente sincera, con regole tutte sue. Al Primavera Sound porterà melodie pop perfette costruite su percorsi alternativi, dimostrando di conoscere coordinate musicali fuori dal comune.
KNEECAP
Per conoscere i Kneecap conviene partire dal biopic omonimo, dove il trio nordirlandese di rap-punk interpreta se stesso in una storia tanto politica quanto musicale. Per Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí il rap non è un fine, ma un mezzo. Uno strumento per portare la loro cultura nordirlandese un po’ ovunque, senza nascondersi dietro alcun artificio. La loro battaglia per preservare lingua e identità è chiara e diretta.
L’Alta Corte di Londra ha da poco dato il suo verdetto anche su un’altra battaglia: niente processo per terrorismo per Mo Chara. Il cantante era finito sotto inchiesta per aver sventolato sul palco, durante un concerto londinese del novembre 2024, una bandiera del gruppo politico-militare libanese Hezbollah. Nel Regno Unito, Hezbollah è considerato un’organizzazione terroristica, e così erano scattate le indagini. I Kneecap sono diventati noti, soprattutto lo scorso anno, per le posizioni fortemente pro-Palestina e critiche verso Israele.
Al Primavera Sound il loro messaggio resta universale. Storie costruite con le parole, identità difese con la musica e un invito a riconoscere la propria storia personale.
Little Simz
Il punto di partenza per capire Little Simz è Grey Area, album che le è valso la nomination al Mercury Prize e ha attirato attenzione ben oltre i confini del rap. Ascoltarla è come assistere a una competizione di pattinaggio artistico: la rapper britannico-nigeriana scivola tra salti, piroette e giri vocali su qualsiasi tipo di base. Al Primavera Sound porta una presenza potente e audace, destinata a diventare un punto di riferimento per intere generazioni.
Smerz
Per avvicinarsi a Smerz basta ascoltare You Got Time and I Got Money, piccolo capolavoro di trip-hop che celebra quell’intimità rara che nasce tra sconosciuti. Una sorta di una risposta ironica della generazione TikTok a Bitter Sweet Symphony. Dal 2017 Catharina Stoltenberg e Henriette Motzfeldt hanno costruito un pop ai margini guidato dal spoken word. Nel 2025, in Big city life, cristallizzano con un concept album la vita urbana moderna, raccontata con una freddezza misteriosa che osserva tutto da lontano. Al Primavera Sound il loro universo sonoro trasporta l’esperienza urbana locale in un linguaggio universale, capace di parlare a chiunque viva una grande città oggi.
Sudan Archives
Per entrare nell’universo di Sudan Archives basta ascoltare l’album Athena, in cui il violino si pone al centro di un afrofuturismo sonoro originale e personale. Il progetto di Brittney Parks è molteplice: violinista che spinge i confini dello strumento, cantante che modella l’R&B come argilla, rapper-not-rapper, produttrice creativa, instancabile esploratrice dell’identità afroamericana. Nel suo terzo album, The BPM, questi mondi si fondono. Registrato tra Chicago e Detroit, omaggio alle capitali della black dance music, coinvolge sorella, cugini e amici di Cincinnati, creando un equilibrio tra personale e collettivo. La sua discografia è un viaggio pieno di sorprese, capace di attraversare generi musicali unici, impossibili da trovare altrove.
The Sophs
Con Goldstar, debutto dei Sophs (2026), Ethan Ramon e il suo sestetto losangelino si presentano con una sicurezza che mescola teatralità e urgenza indie-rock. Qualche richiamo agli Strokes e ai primi Radiohead, qualche ricordo di brit-pop anni ’90.
La carriera dei Sophs comincia con la determinazione tipica dei giovani underdog. Nel 2024, Ramon invia decine di mail ai CEO delle etichette spiegando nei minimi dettagli il loro progetto: un diario di caos interiore che parte dall’idea che l’arte migliore nasca subito dopo il “rock bottom”. Il loro suono si inserisce nel continuum glam e indie, con incursioni intimiste, e conferma una band pronta a sorprendere dal vivo: Goldstar è un biglietto da visita che mette in luce urgenza, provocazione e talento narrativo di Ramon. Tra punk, blues e sperimentazioni, il disco esplora lati oscuri dell’emotività umana e parla della ricerca di validazione in un mondo sempre più competitivo. Teatrali, appassionati, energici: da tenere d’occhio.
These New Puritans
Per scoprire These New Puritans basta ascoltare Crooked Wing, l’album con cui il duo britannico ha interrotto sei anni di silenzio con un lavoro ambizioso e audace. Sin dal debutto del 2008 con Beat Pyramid, il progetto ha subito metamorfosi continue, incarnando le parole di Eraclito: nessun ascolto è uguale al precedente. Crooked Wing è un album monumentale, che ospita la soprano canadese Patricia Auchterlonie, il contrabbassista Chris Laurencena, metallofoni, campane, ottoni, un organo di St Mary and All Saints Church a Stambridge e una collaborazione con Caroline Polachek. Al Primavera Sound la loro rinascita ricorda quanto These New Puritans siano uno dei progetti più unici e innovativi degli ultimi quindici anni.










