Tutto quello che succede dentro Officina del Suono, il progetto avviato a Trento da Fausto Navarin e Sasha Zordan, poggia su una dinamica di estrema prossimità . La terza stagione di questo podcast di narrazione musicale ha scelto di abitare gli spazi di Elia Guglielmi, meglio noto come La Gente, per osservare da vicino la cosiddetta Scena Vez. Si tratta di un gruppo di musicisti che hanno condiviso aule di conservatorio, partite di basket e traslochi prima ancora di dividere i palchi dei festival estivi.
La struttura dell’operazione è elementare: sei progetti musicali si scambiano i brani. Ognuno interpreta il repertorio dell’altro, lo smonta e lo riassembla sotto lo sguardo delle telecamere di Giovanni Zonta. I Delicatoni portano il loro pop orchestrale e jazzato dentro questa centrifuga, incrociando le traiettorie ruvide di Lamante, al secolo Giorgia Pietribiasi, che negli ultimi mesi ha imposto una presenza scenica elettrica e viscerale nelle programmazioni dei club italiani.
Il punto non è la cover riuscita, ma lo spostamento del peso specifico della scrittura. Ascoltare la propria musica trasformata dalle mani di un amico costringe a una ridefinizione dei rapporti di proprietà intellettuale. Non ci sono gerarchie tra chi ha scritto e chi esegue. I componenti di Tare, Torba e Nic T si muovono in questa rete di scambi con una confidenza che rende superflua qualsiasi sovrastruttura promozionale. L’intimità registrata nelle sessioni al Baito è il risultato di anni di convivenza in città lontane da casa. Le immagini di Emma Bonvecchio restituiscono questa atmosfera di lavoro che non sembra mai davvero un impiego, dove il confine tra sessione di registrazione e vita domestica è nullo.
La prima puntata è accessibile sulle piattaforme digitali, mentre la seconda è fuori dal il primo aprile. Questa è musica prodotta in luoghi che hanno conservato la capacità di essere accoglienti senza diventare asettici. Si sente il rumore delle sedie, il respiro di chi sta per attaccare un accordo, la confidenza di chi sa di poter sbagliare senza essere giudicato.










