Vangelo secondo Shiva: la caduta dell’angelo

da | Apr 10, 2026 | Recensioni album

Il Vangelo di Shiva è finalmente fuori: dopo mesi di speculazioni e di attesa, ecco l'ultimo disco del rapper milanese.

Immaginate di sentire dentro, nel vostro profondo, qualcosa di cui siete sicuri, qualcosa che non mettereste mai in dubbio. Da quando Shiva è entrato a far parte di questa scena musicale, tutti sono convinti del fatto che il suo talento sia unico. Per anni, progetto dopo progetto, si è attesa una vera consacrazione in termini di personalità e stile. Vangelo, da questo punto di vista, poteva essere finalmente il Disco (appositamente con la D maiuscola), la definitiva ascesa per essere qualcosa di più, per avvicinarsi ai giganti della scena. Purtroppo, il primo ascolto è bastato per capire che le aspettative di tutti sono state, nuovamente, deluse. Shiva è un artista con evidenti capacità, schiacciato dal mainstream, dalla necessità di macinare numeri su numeri.

Vangelo come ibrido musicale

Avete ascoltato tutte le tracce, dalla prima all’ultima, in ordine? Normalmente un disco cult possiede una struttura e una linea che lo rendono unico, innovativo, indimenticabile. Non solo Vangelo non possiede questa prerogativa, ma non ha nemmeno una coerenza musicale come invece avevano i progetti precedenti. Difatti, l’alternarsi di atmosfere già conosciute nella carriera di Shiva, questa volta crea confusione e disordine, lasciando interdetto l’ascoltatore. La mancanza di coerenza in tema musicale non riguarda nulla se non il fatto che Shiva ha fatto un tentativo estremo e fallito. In Vangelo non ha fatto il suo miglior rap, nè la sua migliore trap, nè tantomeno ha portato un’idea di pop di buon livello.

Sostanzialmente, questo disco si inserisce in un periodo in cui la scena è concentrata interamente a dimostrarsi duttile, capace e travolgente. Così, invece di mantenere il proprio focus, Shiva ha provato a produrre un album in cui dimostrava a se stesso e al suo pubblico quanto potesse effettivamente dare a questa scena in continuo rinnovamento. Nel tentativo di provare di non essere passato, di non appartenere a una wave ormai in fase calante, ha però creato qualcosa che non trova un proprio significato come disco. Oltre a questo, la penna di questo artista continua ad essere monotona negli argomenti, continua a mantenersi nella solita zona di comfort che però, sempre di più, ha stancato gli ascoltatori più vicini al rap.

Dov’è finito il talento di Shiva?

Il talento del rapper milanese è ancora lì e alcuni episodi di questo album lo provano. Se ci sono tanti problemi di tipo artistico, altrettante strofe sono invece di buon livello, nei brani che risultano più coerenti con quello che sappiamo che è Shiva. In questo progetto è proprio la serie di idee ad essere fuori fase, persino i featuring non sono stati sfruttati. Anna ormai è sempre la stessa minestra, non intrattiene nè crea un apporto differente. Geolier, Sfera e Lazza sono stati chiamati col contagocce, e comunque fuori da ciò che sanno fare meglio. Tiziano Ferro e Kid Yugi sono gli unici ad aver davvero mantenuto le aspettative. Quelli che avrebbero dovuto integrare Vangelo con qualcosa di effettivamente spettacolare, hanno di fatto sguazzato nella mediocrità.

Eppure, anche questa volta non è tutto da buttare. Il disco non funziona in quanto tale, ma contiene comunque diverse canzoni che possono arrivare ad essere la hit. Shiva si è distinto negli episodi in cui ha cercato un minimo di introspezione, dove ha parlato davvero a se stesso e a chi gli sta vicino. L’intro è una delle migliori che si sono sentite quest’anno, inoltre il boom di acquisti nel pre-order ha provato che Shiva ha ancora una grande fanbase alle sue spalle. Vangelo è una mezza delusione, sicuramente non è una vittoria per un artista che, ne siamo convinti, ha capacità estremamente più ampie. Di questo passo però, la carriera di questo artista sarà eternamente stagnante nel mainstream, senza toccare mai un picco differente.

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