Il 3 aprile è uscito Ma’, l’ultimo attesissimo album di Blanco. Ma prima ancora che il disco arrivasse nelle nostre cuffie, Riccardo ha deciso di compiere un gesto che definire “comunicativo” sarebbe riduttivo: ha camminato per 43 km (da Cisano a Calvagese della Riviera) per consegnare personalmente l’album a sua madre Paola a cui è dedicato.
È un cerchio che si chiude. Tutto nasce infatti da una litigata furibonda proprio con lei; un momento di rottura che ha spinto Blanco a guardarsi dentro e a trasformare quel conflitto in una lettera aperta lunga 15 tracce. La copertina, non a caso, lo ritrae bambino tra le braccia della mamma, in uno scatto rubato dal padre. È il ritorno al nido di un artista che ha vissuto tutto troppo velocemente.
In Ma’ troviamo un cambiamento artistico di Blanco
Il nuovo album è prodotto dal fedele Michelangelo insieme a Federico Nardelli, Parisi, Simonetta e Zazu, arriva a distanza di tre anni da “Innamorato” (2023).
Se i lavori precedenti erano caratterizzati da un’urgenza quasi punk e da un’esuberanza erotica, qui Blanco cambia marcia. C’è un distacco stilistico che abbandona i gridi scomposti per abbracciare una forma più matura, quasi cantautorale, senza però perdere quella grinta viscerale che lo ha reso unico.
Il patto tra anime: Grignani ed Elisa
Prima di addentrarci nella tracklist, fermiamoci sui due giganti che hanno accompagnato Blanco in questo viaggio. Due duetti scelti non per logiche di mercato, ma per affinità elettiva.
“Peggio del diavolo” (feat. Gianluca Grignani)
È l’incontro tra due generazioni di “folli”, tra due anime maledette e autentiche. Il brano scava nelle crepe del passato e affronta senza filtri il tema della dipendenza, un mostro che entrambi hanno guardato negli occhi. Grignani sembra quasi voler dare un consiglio paterno a Blanco, un monito su come gestire quel fuoco che rischia di bruciare tutto troppo in fretta. Un pezzo rock, sporco e tremendamente vero.
“Quando cominci poi finisci peggio del diavolo
Sto uscendo da quel tunnel, sto facendo pulizia“
“Ricordi” (feat. Elisa)
Una ballata eterea, scritta anni fa tra Londra e Parigi, ha trovato la sua pace solo con la voce celestiale di Elisa. Un contrasto perfetto, che esplora la fragilità e la semplicità di chi viene dalla provincia e cerca di mantenere i piedi per terra mentre tutto intorno vola. È la carezza dopo lo schianto.
“Ricordi che mi hai promesso che poi ritorni?
Come uno schiaffo dentro i miei sogni
Io non voglio un’altra vita
Dimmi che non è finita adesso“
Traccia dopo traccia: l’analisi di Ma’
“Ti voglio bene, uomo”
Un’apertura spiazzante mostra un Blanco inedito che cerca connessione umana oltre il personaggio, parlando di un’accettazione di sé che passa attraverso il riconoscimento degli altri.
“Siamo vite allo sbaraglio, sbando, schianto
dentro ogni mio sbaglio quanto ho pianto“
“Ma’”
“Io non mi voglio bene come me ne vuoi tu“
Una frase cardine che porta dentro il significato profondo dell’affetto materno e una fragilità disarmante. È il cuore pulsante del disco, un brano crudo dove la quotidianità (come sparecchiare i piatti) diventa il palcoscenico di un rapporto complicato ma anche di un amore incondizionato.
“Tanto non rinasco”
C’è la consapevolezza che questa è l’unica vita che abbiamo e allora vale la pena di essere vissuta fino all’ultimo errore.
“Avevo tutto, quasi tutto per stare bene
Poi prendo e me ne vado via
Va bene è tutta colpa mia
Io tanto non rinasco“
“Los Angeles”
Un viaggio mentale verso un altrove che sembra irraggiungibile, sospeso tra desiderio di fuga e malinconia.
“Io che correvo forte come un animale son rimasto uguale, un ragazzo normale“
“Anche a vent’anni si muore”
il secondo singolo del nuovo progetto di Blanco, un pugno allo stomaco che mette in luce la profonda crisi passata durante gli ultimi anni. È una riflessione sulla pressione del successo e sulla paura di non arrivare a domani pur avendo tutto.
“Io me ne accorgo adesso perché crescere fa paura
Mi guardo dentro e non ho più nessuna
E davvero si, davvero tutto passa
E lo so che poi passero anch’io“
“15 dicembre (prima)”
Il primo di due brani che rappresentano la fotografia di un momento. Qui un flashback nostalgico, la quiete prima della tempesta. Un tempo prima che tutto cambiasse, prima della fama.
“Anche se ci provo non son pronto mai
Ti meriti uno meglio di così
Tipo con la giacca e la cravatta sai“
“27 luglio (dopo)”
la fotografia di un tempo cambiato. Il rovescio della medaglia e la maturità che arriva dopo lo schianto. Il bilancio delle cicatrici: cosa resta quando i riflettori si spengono?
“Oggi mi sento a pezzi sono già passati nove mesi
Tu mi crederesti se adesso crollo quando guardo il cielo“
“Woo”
Una scarica di adrenalina pura, il Blanco che fa saltare i fan ma con una consapevolezza ritmica diversa.
“Perché dicono sempre no
È sempre no
Se nella mia testa si può
Quindi si può
Non guardo l’ora
Perché ho giorni infiniti“
“Fuochi per aria (la fortuna)”
Un’analisi lucida sul caso e su quanto sia sottile il filo che separa il trionfo dal baratro. Blanco riflette sul peso della sorte nel suo percorso fulmineo.
“Ho toccato la luna scavalcando il paradiso
Ho scavato una buca per l’inferno nel giardino
Ci sono finito dentro e ci ho portato qualche amico“
“Fuori dai denti”
Qui torna il Blanco incazzato, quello che non usa filtri e dice le cose come stanno, senza guardare in faccia nessuno.
“Ma non mi va, va, va
Di fare scelte giuste alla mia età
Vivo distratto dai miei sentimenti
Vorrei sputarli tutti quanti fuori dai denti”
“Piangere a 90”
Il primo singolo dell’album. L’incipit del nuovo progetto e l’intro al racconto del difficile periodo passato.
“Sono stanco, son Riccardo, son di fretta
C’è mia mamma a casa che mi aspetta
Sono Blanco, sono stato pure in vetta
Ho toccato il cielo e il dito si raffredda
Non ho firmato per una vita in diretta“
“Maledetta Rabbia”
La rabbia come motore, trasformata in energia creativa invece che in autodistruzione.
“Anche se ti ho detto basta quante volte sei tornata?
Scusa se ti ho resa strana
Eri l’unica che mi ascoltava
Attenta che io ti strappo le labbra
Male-male-male-male-maledetta rabbia“
“Un posto migliore”
La chiusura strumentale. Un respiro profondo. La fine del viaggio a piedi, l’arrivo a casa.
“Questa notte me ne andrò e per dove non lo so
Ma seguirò il destino che tiene in mano il mio respiro“









