“Terre Rare”: si apre il portale del viaggio dei Subsonica

da | Mar 21, 2026 | Recensioni album

I Subsonica tornano con Terre rare, un viaggio sonoro tra contaminazioni, memoria e nuove geografie. Un album che celebra 30 anni di carriera guardando al passato ma anche al futuro, sperimentando e incontrando radici storiche. Un viaggio fatto di suoni ma anche di persone, incontri e identità.

Il portale finalmente si è aperto, possiamo entrare in territori sconosciuti, possiamo iniziare il viaggio a cui i Subsonica ci invitano con Terre Rare.

Ci sono dischi che arrivano come una destinazione. E altri che somigliano più a una partenza.

Questo undicesimo lavoro dei Subsonica, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un lavoro che si muove, esplora, attraversa.

Samuel, Max Casacci, Boosta, Vicio e Ninja, nelle 12 tracce di Terre rare,  costruiscono un tessuto sonoro stratificato, in cui l’elettronica, da sempre firma identitaria della band torinese, si lascia attraversare da strumenti, ritmi e suggestioni differenti, “rubati” da altre terre, spesso raccolti durante il viaggio (non metaforico) che ha accompagnato proprio la creazione di questo disco.

Non a caso anche l’immaginario visivo che accompagna il disco segue questa direzione: la cover richiama un portale, simbolo di passaggio, di accesso a nuovi mondi da scoprire. Un invito a varcare i confini, sonori, culturali, mentali, fisici e metaforici.

Così come i primi video che stanno accompagnando Terre rare.

Il concept dell’album: un viaggio non solo metaforico tra ricordi, luoghi, incontri e nuove coordinate sonore

La band vuole suggerirci l’idea di una musica che si nutre di incontri, di contaminazioni reali, vissute. Non un esercizio stilistico, ma un processo organico, in cui ogni suono porta con sé un’esperienza.

Ed è in questa prospettiva che Terre rare diventa un archivio emotivo oltre che sonoro: un luogo in cui le influenze non si sovrappongono, ma si fondono. Un lavoro che non si limita a evocare ricordi, ma li assorbe, li rielabora e li restituisce in una forma nuova.

Ritroviamo molte contaminazioni che risuonano nella texture dell’album, un racconto ricco, mobile, capace di cambiare pelle restando riconoscibile. Un disco che lavora quindi per stratificazioni: elettronica, identità, contaminazioni.

Un viaggio che non è solo sonoro, ma anche emotivo e geografico quindi.

Tracklist e sonorità

“Al confine” è la soglia del portale. Brano d’apertura, fortemente elettronico, è allo stesso tempo dichiarazione d’intenti e primo passo di un viaggio che si muove tra dimensione mistica e realtà concreta.

Con “Straniero” (feat. TÄRA), il viaggio entra nel vivo. Le influenze arabe e orientali emergono con maggiore decisione, ma è il contenuto a colpire: con un tono apparentemente leggero, il brano introduce il tema della guerra, delle invasioni, ribaltando la prospettiva. Chi è davvero lo straniero?

“Teorie” affonda il colpo sul piano testuale, mettendo nel mirino quelle narrazioni distorte, spesso complottistiche, che costruiscono divisioni e paure.

Subito dopo, “Radio Mogadiscio” singolo primo estratto dall’album, che ci aveva anticipato la visione dell’album, le suggestioni lontane, sia nel titolo che nelle trame musicali. Si muove su coordinate più dinamiche: un brano reattivo, pulsante, che tiene alta la tensione sonora e conferma la capacità della band di lavorare sul ritmo senza perdere profondità.

“Rifugio” e “grida” sono le pause emotive. Rabbiose ma raccolte e profonde, richiama atmosfere care alla storia della band, avvicinandosi ad un mood più introspettivo. È uno spazio di sospensione, necessario all’interno di un disco così denso.

“Ghibli”e  “Alisei” ampliano ulteriormente il raggio tematico e sonoro, meno sperimentali, forse più riconoscibili ma assolutamente contestualizzate

“Transumanesimo” un capolavoro del ritmo, è forse quella che del vivo farà davvero divertire il pubblico “pogante” del Subsonica.

“Jinn” è sperimentazione pura, unica tracce senza vocalità che introduce un aspetto meditativo fortemente caratterizzante (lo zampino di Vicio fa capolino).

Ultime due tracce sono “Il tempo in me” che era stato il secondo singolo estratto dall’album e si conclude con “Terre rare”, title track dell’album. Qui si compie in pieno la missione: differenti sonorità costruiscono un paesaggio in continua trasformazione, anticipando quella commistione di “terre” diverse che ha attraversato tutto il disco.

Il suono dei Subsonica oggi

Se i due singoli erano stati solo indizi, ora il percorso è completo ed ha confermato questa energia scavando in profondità e aprendo ad una narrazione più ampia, fatta di connessioni, contaminazioni, partenze e ritorni.

Dopo trent’anni, la vera sfida non è reinventarsi completamente, ma continuare a mutare senza perdere identità.

I Subsonica sembrano muoversi proprio in questo spazio: quello tra coerenza e trasformazione. Le nuove produzioni lasciano intuire un equilibrio tra pulsazione elettronica, scrittura evocativa e una ricerca timbrica che guarda anche a influenze meno prevedibili.

Tutto senza mai perdere di vista la forza del linguaggio e del messaggio. I Subsonica parlano non ad una, ma almeno a 3 generazioni diverse, e non parlano di futilità ma di realtà, con occhi attenti e pensanti.

Nel viaggio a cui ci invitano c’è un senso di sottosopra inquietante, un mondo capovolto, familiare e disturbante allo stesso tempo.

Un sottosopra alla Stranger things, un riferimento che funziona anche come chiave di lettura più ampia, un tuffo retrò in una dimensione spazio-tempo diversa, non a caso i Subsonica tra i vari supporti in cui hanno deciso di stampare l’album compare la storica “musicassetta” a nastro.

Il contesto: 30 anni e una città ed un pubblico che vuole celebrarli

Una storia musicale, una “retrospettiva”, in cui passato e presente convivono e si riflettono, tra ricordi e visioni futuristiche.

In questo senso, Terre rare sembra quindi dialogare con la storia della band senza mai trasformarsi in operazione nostalgica. È piuttosto un modo per rimettere in circolo quelle energie, trasportandole altrove.

Terre rare arriva infatti in un momento simbolico, proprio quando i Subsonica celebrano i 30 anni di carriera, e lo fa con uno sguardo che tiene insieme passato, presente e futuro, che racchiude luoghi reali, Torino e l’altrove, radici e nuove geografie sonore.

Non è solo un’uscita discografica quindi. È un momento. A Torino, città madre del progetto Subsonica, l’atmosfera è già quella delle grandi occasioni: sotto i portici compaiono fotografie che raccontano tappe, estetiche e rivoluzioni della band, mentre le OGR si preparano ad accogliere una mostra dedicata che, a fine mese, sarà accompagnata da concerti esclusivi, live set serali della band e una serie di eventi collaterali, a cui poi seguirà il tour estivo.

Un racconto diffuso che trasforma la città in archivio vivo, e che restituisce il peso culturale di un progetto capace di attraversare decenni senza diventare mai statico.

Il vero valore del viaggio: le persone con cui lo condividi, le persone che incontri, le persone  che lasci

In fondo questo viaggio non parla davvero solo di luoghi. Perché al centro, più che le geografie, sembrano esserci le persone. Il pubblico, in primis, ma più in generale gli incontri che segnano, che trasformano, che restano.

Non è un caso che il disco sia dedicato a Talù, amico caro della band e figura profondamente legata al loro percorso umano e artistico. Ed è proprio in questa dedica che il senso del viaggio si ricompone: non una mappa da seguire, ma un insieme di relazioni da custodire.

Così Terre rare diventa qualcosa di ancora più intimo. Un attraversamento che parla di assenze e presenze, di ciò che perdiamo e di ciò che, in qualche modo, continua a guidarci nel viaggio più difficile e più affascinante che resta quello della vita. E forse anche il più prezioso.

Un invito a perdersi e ritrovarsi

Nel frattempo, tra una città che celebra e un pubblico che aspetta di tornare a condividere musica e momenti, Terre rare si presenta come un invito a perdersi, ancora una volta, dentro il mondo dei Subsonica, per poi ritrovarsi ancora, lì sotto quello stesso palco, per chi da 30 anni non si è mai metaforicamente “spostato”.

Ritrovarsi in vari luoghi, da qualche altra parte, uguali ma diversi, con più rughe, più consapevolezza, a volte più dolori e più gioie condivise e da condividere, perché il valore vero del viaggio sta nella condivisione, negli incontri, perché le persone sono il vero bagaglio da portarsi dietro, sempre, anche quando fisicamente non ci sono più, per geografie distanti o per altri motivi…

Quindi ora che Terre Rare è anche nostro, non resta che abbandonarsi all’ascolto, cominciare il viaggio senza farselo raccontare.

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