Dopo l’apertura del club tour dell’8 marzo all’Alcatraz di Milano, il concerto di Torino ha confermato l’atmosfera intima che le canzoni di Giorgio Poi creano durante i suoi live.
Sul palco con lui c’erano Matteo Domenichelli al basso, Benjamin Ventura alle tastiere e Francesco Aprili alla batteria, capaci di restituire ogni elemento delle composizioni musicali dei 24 brani eseguiti.
La scaletta ha attraversato tutti e quattro gli album dell’artista. L’ultimo, schegge (2025), è un disco con il quale Giorgio Poi è riuscito a far arrivare un messaggio potentissimo: il dolore non va romanticizzato o raggirato, ma addomesticato. Così, è nato un capolavoro come questo disco.
Dalle esplosioni dell’esistenza umana, sulla Terra giungono schegge impazzite che cercano forme di vita nuova. E con Giorgio Poi ci riescono eccome.
L’inizio del concerto di Giorgio Poi
Il concerto a Torino si è aperto con giochi di gambe e, subito dopo, Acqua Minerale ha riportato gli spettatori agli inizi della carriera di Giorgio Poi, quando Fa Niente (2017) diveniva uno dei dischi più amati dell’indie pop italiano degli anni Dieci.
Con nelle tue piscine, la voce galleggia sopra gli strumenti che la accompagnano, sfiorando acque in cui non ci si immerge più, a favore di spazi altri in cui potersi incontrare e riconoscersi in futuro, quando si avrà di nuovo voglia di ridere.
I primi anni e Gommapiuma
Sono arrivati poi brani come Il Tuo Vestito Bianco, I Pomeriggi ed Erica Cuore Ad Elica. Canzoni che propongono scenari e immagini appartenenti all’intera umanità: un sorriso, delle scuse e un vestito bianco. Pomeriggi immobili passati a pensare, troppi caffè e qualcuno che ha avvistato un motore con quattro pale tra Napoli e il sole.
Tracce come Rococò, Barzellette e Supermercato hanno portato invece sul palco Gommapiuma, penultimo album dell’artista pubblicato nel 2021.
I brani di schegge
L’ultimo disco ha ripreso successivamente spazio con non c’è vita sopra i 3000 kelvin, che ha avuto un lungo ed emozionante finale strumentale. Più avanti, sono arrivate anche un aggettivo, un verbo, una parola, tutta la terra finisce in mare e delle barche e i transatlantici. Poi, uomini contro insetti: ci si guarda allo specchio prima di uscire per controllare che si riesca a riconoscersi ancora. Tra smarrimento e sogni lucidi di vecchie case abitate, vince la fiducia in ciò che è stato e sarà.
Il finale del concerto a Torino
È stata eseguita anche a Missili, realizzata con Frah Quintale per l’album Lungolinea (2018) del cantante bresciano. Sul finire, sono arrivate anche Vinavil, La Musica Italiana da Smog (2019) e Giorni Felici.
Il concerto a Torino si è chiuso con les jeux sont faits, che, come dice il titolo stesso, racconta che i giochi sono stati fatti: non si può tornare indietro e non si deve tornare indietro.
Al di là dell’energia e della performance di ogni live che si rispetti, le canzoni di Giorgio Poi riescono a stare vicino alle persone senza sovrapporsi ad esse. Parlano di turbamenti interiori, amore, appartenenza, emozioni e piccole cose quotidiane che, sommate, costruiscono e attraversano diverse fasi della vita di ciascuno di noi.
Il live dell’artista novarese lascia agli spettatori la sensazione di aver trovato un modo gentile e delicato per dire qualcosa che, spesso, non riusciremmo a dire né a noi stessi né agli altri… Per fortuna che esistono le canzoni e che qualcuno ancora resiste mentre i musicisti muoiono di acufene.
In caso di emergenza, battete le ali e ascoltate Giorgio Poi.










