Siamo costantemente in ritardo su scadenze che qualcuno ha fissato per noi. A trent’anni la sensazione predominante è quella di rincorrere un treno già partito, tra dischi che evaporano nello spazio di un weekend e l’obbligo sociale di essere sempre connessi, sempre sul pezzo, sempre pronti alla prossima notifica. Il tempo si è trasformato in una valuta spietata. adidas Originals intercetta questa esatta pressione e la smonta pezzo per pezzo con la nuova campagna dedicata a Superstar.

Thibaut Grevet dirige un progetto visivo che possiede i connotati del cortometraggio d’autore. Samuel L. Jackson si muove nei corridoi di un albergo fuori dalla mappa, l’Hotel Superstar. Cerca le sue sneaker, apre porte in sequenza e scopre ecosistemi dove il cronometro semplicemente smette di funzionare.
La hall di questa struttura interessa parecchio a chi, come noi, mastica musica da mattina a sera. Le suite sono occupate da figure che hanno piegato l’industria discografica alle proprie esigenze umane. Baby Keem impone pause lunghissime a un mercato dettato dalle uscite settimanali. JENNIE sposta gli equilibri del pop globale imponendo il proprio fuso orario. Olivia Dean riplasma il soul britannico con una voce densa, analogica, totalmente disinteressata alle frenesie sintetiche del momento. C’è spazio per Sayf, che all’interno di una stanza riscrive l’urban italiano con una lucidità chirurgica. Il suo lavoro agisce come un riflesso territoriale di quel respiro internazionale, un innesto nato a parte che ne condivide l’attitudine mantenendo una totale autonomia creativa. Lavorano tutti alle proprie condizioni.
Agli altri piani incrociamo la sfacciataggine clamorosa di Lamine Yamal, i calcoli balistici di James Harden sul parquet, il rigore estetico di Kendall Jenner, l’impatto ruvido di Tyshawn Jones sull’asfalto. Condividono l’allacciatura delle scarpe e l’attitudine a dettare i tempi delle rispettive discipline.
La collezione Primavera 2026 aggiorna i codici visivi del modello. Toni cromatici abbassati, texture complesse, un abbigliamento dal taglio sartoriale affilato.

Abbiamo scelto di dedicare spazio a questa campagna per un’urgenza editoriale precisa. Le nostre caselle mail esplodono di artisti in perenne affanno, costretti a sfornare contenuti compulsivi per sopravvivere all’algoritmo. L’idea di un luogo dove tutto questo rumore si azzera risponde a un bisogno vitale.
Allacciarsi una Superstar ai piedi diventa un gesto di riappropriazione personale. Significa rivendicare la proprietà esclusiva della propria giornata, chiudere la porta in faccia all’hype usa-e-getta e decidere in totale autonomia quando spingere il tasto play. Fuori da quelle stanze le lancette girano a una velocità ridicola.
Chi ha le scarpe giuste ignora l’orologio.










