Faccianuvola (all’anagrafe Alessandro Feruda, classe 2002) ha scelto il 4 marzo per la prima delle sue due date torinesi, portando il suo ultimo lavoro Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù fuori dai confini digitali. All’Hiroshima Mon Amour, locale che ha visto passare la storia della musica indipendente a Torino, la prova del nove era trasformare dei file audio in un’esperienza fisica. L’attacco con Portami a ballare in primavera chiarisce subito la direzione della serata: il volume è alto, i bassi sono profondi e la precisione dei campionamenti è millimetrica. Alessandro Feruda si muove tra controller e sintetizzatori con la sicurezza di chi ha passato ore a calibrare ogni singolo bit.
L’estetica hyperpop che caratterizza le produzioni di Faccianuvola acquista dal vivo una verticalità che lo streaming non riesce a restituire. Il suono è secco, asciutto e privo di sbavature tecniche. Le sequenze ritmiche colpiscono lo stomaco dei presenti, mentre la voce di Feruda rimane limpida, quasi sospesa sopra una stratificazione sonora densissima. Non ci sono pause per i convenevoli. Il set procede con un ritmo serrato, passando per brani come Le stelle (il sole; l’arcobaleno)) che alzano ulteriormente la pressione sonora della sala. Si nota un lavoro di arrangiamento specifico per la dimensione del club, dove la cassa dritta prende il sopravvento sulla malinconia dei testi senza però cancellarla.
Il pubblico occupa ogni centimetro disponibile, dimostrando che questo genere ha trovato radici profonde anche lontano dai circuiti tradizionali.
Alessandro Feruda gestisce le macchine con una sicurezza che annulla la distanza tra la produzione digitale e l’esecuzione live.
C’è una pulizia d’esecuzione che sorprende, specialmente se rapportata alla giovane età dell’artista. I momenti più melodici si intrecciano a scariche di distorsione controllata, creando un’alternanza che tiene alta l’attenzione per tutta la durata della performance. L’assenza di pioggia all’esterno ha permesso ai fan di radunarsi con anticipo, creando quel clima di attesa elettrica che si scioglie solo con il primo beat della serata.
Il successo di queste date torinesi stabilisce un punto di partenza solidissimo per il futuro del progetto. La musica di Faccianuvola impone un ascolto attento attraverso una struttura ritmica che non lascia scampo. Quando l’ultimo riverbero si spegne e le luci dell’Hiroshima si accendono, rimane la sensazione di aver assistito a un live in cui la tecnologia è stata usata come un’estensione della scrittura e non come un trucco per coprire il vuoto. Alessandro Feruda lascia il palco con la stessa sobrietà con cui è arrivato, lasciando che siano i suoi suoni a occupare i pensieri di chi esce su via Bossoli.










