“Crackers”, Salmo riapre la ferita di dieci anni fa e la sporca ulteriormente col presente

da | Feb 23, 2026 | Recensioni singoli

A dieci anni da Hellvisback, Salmo torna con “Crackers”, uno degli inediti di Hellvisback 10 Years Later, e firma un brano tagliente per riaffermare la sua autonomia artistica. Il pezzo gioca sulla dicotomia tra immagine e autenticità, colpendo chi rincorre la credibilità senza averne vissuto davvero il percorso, tra citazioni pop e riferimenti culturali, e un sound asciutto ma incalzante

A dieci anni dall’uscita di “Hellvisback”, l’album che nel 2016 cambiò il rap italiano, Salmo con Crackers torna a mettere le mani su una ferita mai chiusa e la sporca col presente. Il singolo, tra gli inediti di “Hellvisback 10 Years Later” insieme a 10 AD potrebbe essere il vero centro polemico del progetto.

Crackers è il manifesto di autonomia artistica del cantante sardo, che ritorna in suo stile con ciò che gli riesce meglio: smontare maschere e giochi di tutta la scena, a partire da sé stesso. Iniziando dal titolo, che potrebbe rimandare sia a coloro che fanno uso di crack – sostanza che cita nel testo del brano – sia, più probabilmente, al gesto di spezzare i cracker in tanti pezzi e sbriciolarli, come Salmo dà prova di fare con il panorama rap.

Il concetto di credibilità e le maschere

Il brano gioca sulla dicotomia tra immagine e autenticità, tra personaggio e persona. In un rap contemporaneo che sembra aver attenuato la sua carica politica e violenta originaria, sempre più attento ai numeri e alla visibilità, Salmo non rifugge dallo scontro diretto e dalle punchline: chi vuol sentirsi colpito, ci si senta. In Crackers, come briciole di un biscotto, Salmo colpisce coloro che rincorrono lo status di credibilità senza aver mai vissuto davvero un percorso autentico, senza aver fatto proprie le prerogative del rap delle origini. Critica chi usa la strada come un costume di scena da infilare e sfilare a seconda delle necessità, chi rincorre la “credibilità” senza aver costruito davvero un percorso e chi indossa un’estetica di strada come fosse un costume da indossare per una posa.

Tagliente senza essere predicatorio, Salmo infila nel brano citazioni che vanno dal cinema alla musica pop: da “Four Rooms” di Quentin Tarantino a Michael Jackson, fino a “Nuntereggaepiu” di Rino Gaetano e al “Garpez” di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Salmo: autenticità e sperimentazione

Quell’identità che, racconta, non si costruisce in una botta sola ma attraverso una stratificazione continua, si riscontra anche dal punto di vista musicale: il pezzo è asciutto ma incalzante, quasi claustrofobico e fatto di un ritmo che arriva diretto, senza orpelli. Dieci anni dopo l’album che l’ha consacrato come uno dei re del rap italiano, Salmo non cerca ritornelli facili né agganci radiofonici: punta alla tensione.

Dopo l’esperimento di “Ranch” – evidenza della sua voglia di sperimentare e divertirsi senza pensare troppo alle logiche di mercato – il distacco dai trend del momento è consapevole più che mai. Salmo, consapevole del proprio potere e delle proprie capacità, rifiuta di adattarsi a sonorità pensate per l’algoritmo. In questo senso Crackers è coerente con lo spirito originario di “Hellvisback”, ma aggiornato a un contesto in cui l’industria è cambiata e il rumore di fondo è più forte di ciò che dovrebbe essere protagonista.

Il videoclip, diretto da Bogdan Plakov (Chilldays), è un corto in bianco e nero: Salmo, unico personaggio con la maschera del suo alter ego, si muove da solo tra le stanze di una villa lussuosa.

L’opulenza dello spazio contrasta con la solitudine della performance: l’artista si mette al centro dell’inquadratura e, invece di celebrare il successo, ne mostra le crepe. Anche l’iconografia originale viene ripresa: la maschera, simbolo chiave di “Hellvisback”, ritorna ma filtrata attraverso dieci anni di evoluzione personale e artistica. È come se Salmo prendesse quell’immagine e la costringesse a confrontarsi con ciò che è diventato nel frattempo.

Crackers non è un’opera di nostalgia per il passato né una necessità di dimostrare qualcosa a tutti i costi. Piuttosto, racconta la capacità di riaffermare un’identità cangiante ma pur sempre autentica in un panorama che cambia in fretta senza mantenere punti fermi. Dieci anni dopo, Salmo non sembra interessato a essere il più attuale: piuttosto, preferisce essere coerente. E in un’epoca di mode lampo, questa scelta potrebbe suonare quasi rivoluzionaria.

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