Volevo essere strano è la prima biografia dedicata a Lucio Corsi. La firma è quella di Donato Zoppo, prefazione di Francesco Bianconi dei Baustelle. A pubblicarla è Aliberti Compagnia Editoriale, mentre la copertina illustrata è a cura di Alessio Vitelli. Centoquarantaquattro pagine per inseguire un percorso che parte da Vetulonia, passa per Milano e arriva fino a Sanremo e a un tour europeo.
Il titolo riprende il nome del brano che l’artista ha portato a Sanremo e descrive in toto l’artista. Strano non è un aggettivo negativo. S’intende strano come postura, come metodo, come forma di resistenza dentro un sistema che tende ad allineare. Donato Zoppo racconta la formazione maremmana, gli ascolti giovanili, il trasferimento nel capoluogo lombardo, i primi concerti, la costruzione di un immaginario che tiene insieme dinosauri e glam rock, cantautorato italiano e teatralità. L’autore conosce il terreno: è al quarto libro con Aliberti dopo i volumi su Lucio Battisti, CSI e Litfiba, e qui sceglie un tono che segue l’andamento sghembo del protagonista.
La prefazione di Bianconi mette a fuoco un elemento chiave: lo sguardo di meraviglia che attraversa le canzoni di Corsi. Parla di similitudini, di paradossi, di un altrove evocato più che dichiarato. Lontano dal neorealismo, vicino a una forma di surrealismo popolare che convive con la tradizione melodica italiana. È una definizione che torna utile per leggere album come Cosa faremo da grandi? e La gente che sogna, fino alla consacrazione sanremese con Volevo essere un duro e al passaggio all’Eurovision.
Zoppo segue le tracce di un artista che ha costruito una carriera fuori asse rispetto alla musica leggera dominante. Glam rock e canzone d’autore, David Bowie e Ivan Graziani, T. Rex e Paolo Conte: riferimenti dichiarati che nel libro diventano coordinate per orientarsi dentro una scrittura personale. L’esperienza a Sanremo viene inserita in una genealogia di presenze eccentriche sul palco dell’Ariston, da Vasco Rossi a Elio e le Storie Tese, passando per Rino Gaetano e Morgan. Figure diverse, accomunate da un rapporto irregolare con il canone festivaliero.
“Volevo essere strano” prova a raccontare Corsi come una fotografia in movimento: quattro album, centinaia di concerti, una popolarità esplosa nel 2025. La scrittura insiste sulla libertà come condizione necessaria, sull’idea che la musica funzioni quando resta fedele a sé stessa. Dentro queste pagine Corsi appare per quello che è sul palco: alieno e familiare insieme, con la faccia bianca e le chitarre elettriche.










