“La Scatola” di Secondo: un EP intimo che lascia il segno

da | Feb 19, 2026 | Recensioni album

La Scatola è il nuovo EP di Stefano Squillante, in arte Secondo, disponibile da giovedì 19 febbraio su tutte le piattaforme digitali. Cinque tracce che intercettano e canalizzano un’urgenza profondamente generazionale quella di fermarsi, rivolgere lo sguardo verso l’interno e attraversare le proprie debolezze e fragilità per provare ad immaginare una strada propria, oltre ogni […]

La Scatola è il nuovo EP di Stefano Squillante, in arte Secondo, disponibile da giovedì 19 febbraio su tutte le piattaforme digitali.

Cinque tracce che intercettano e canalizzano un’urgenza profondamente generazionale quella di fermarsi, rivolgere lo sguardo verso l’interno e attraversare le proprie debolezze e fragilità per provare ad immaginare una strada propria, oltre ogni logica strettamente produttivistica.

Secondo costruisce, attraverso la sua musica, un racconto di rara autenticità, che nasce da notti insonni causate da pensieri ricorrenti, alla ricerca di equilibri emotivi. I suoi brani non inseguono risposte facili né soluzioni consolatorie, ma al contrario, abitano il dubbio come spazio fertile, nel tentativo di restituire dignità alla vulnerabilità, che qui si trasforma in strumento imprescindibile di crescita.

In un panorama che spesso privilegia la superficie e l’immediatezza, La Scatola sceglie la profondità e l’attesa, accettando la complessità come parte integrante dell’esistenza.

La voce di Secondo ci guida alla scoperta del suo personale universo narrativo e sonoro

Il disco arriva all’ascoltatore con una forza immediata, attraverso versi che raccontano una storia personale, ma riescono anche a farsi espressione di sentimenti condivisi e universali. Il progetto infatti, prende forma nel 2018 quando, dopo anni come corista e musicista al servizio di altri artisti, Secondo sceglie di produrre musica propria per raccontare, anche solo in parte, la sua storia.

“La Scatola è uno zoom su una parte del mio passato. È un momento da cui mi sono allontanato con fatica, lavorandoci tanto. Ma non è l’intera storia: è solo un frammento di qualcosa di più grande che deve ancora essere raccontato”, racconta Secondo.

Ad aprire l’EP è “7 anni”, un brano che è un po’ una sintesi espressiva dell’intero impianto sonoro ed emotivo de La Scatola. La strumentazione è essenziale e fatta di pochi elementi, chitarra acustica ed elettrica, tastiere e synth, che lasciano spazio alla voce e ai versi, il cui significato costruisce un luogo intimo, in cui l’ascoltatore si sente piacevolmente accolto.

“E te l’ho detto molte volte
Quattro o cinque, anche di più
Con le parole capovolte
Passai la mia gioventù
Sempre pronto a lamentarmi
Su questo non ti mentirò
Faccio fatica ad apprezzarmi
E non ci riesci neanche tu”

Il ritmo disteso, quasi spensierato del brano si pone in apparente contrasto con la densità del suo nucleo testuale, caratterizzato da una riflessione tutt’altro che leggera e scontata sull’accettazione di sé, sul percorso irregolare e spesso accidentato che conduce all’acquisizione di una sicurezza interiore, la cui conseguenza è l’approdo (temuto e agognato) all’età adulta. La musica di “7 anni” accompagna dolcemente e fa allo stesso tempo da controcanto virtuoso ai versi del brano che si contraddistinguono per una certa naturalezza, che è anche un po’ la cifra stilistica del cantautore di origini campane.

Imparare a stare sulla soglia, dove il vuoto diventa possibilità

“Al di fuori della mia testa”, è un brano che attraversa il tema delle paure infantili come quella dei mostri sotto al letto – cui il protagonista da ironicamente anche un nome ‘Sofia‘ – rendendole più concrete e riconoscibili. Per sonorità e andamento della linea vocale, il pezzo richiama in parte le atmosfere degli Eugenio in Via Di Gioia, mantenendo però una cifra personale e più intima.

“Io che non volevo più dormire
Per cercare la mia luce dentro al buio”

“Calda carezza” si apre invece con un arpeggio che, essenziale e circolare, ondeggia come il mare al ritmo della luna la sera. Serpeggiante, la voce si insinua tra le pieghe dell’arpeggio, quasi lo attraversasse in filigrana. Si fa denso, allora, il versificare, le parole acquistano corpo, peso specifico, e si depositano una sull’altra con una gravità misurata e, come una carezza calda, non cancellano il dolore ma lo rendono quantomeno sopportabile.

E così il racconto di una notte qualunque si trasforma in soglia. Tra ciò che è stato e ciò che ancora non è, tra l’amore perduto e la possibilità di ricominciare, la scelta rivoluzionaria è restare in equilibrio. Non cedere alla nostalgia del passato e alla frenesia di immaginare un futuro altro, ma sostare ancora un attimo sulla soglia e riconoscere nell’incertezza e nell’attesa un tempo fertile per perdonarsi e andare avanti.

“Ora che farò
Non è facile
Ma perdonerò
La mia sadica felicità”

Giovane Lacrima” (anche singolo la cui splendida copertina è di Piervincenzo Nocera, autore della stessa copertina dell’EP certo degna di nota) è un brano che parla al cuore di ciascuno attraverso un lessico quotidiano ma puntuale, in cui il cantautore affronta il tema dell’identità attraverso la domanda: “Dimmi cosa resterà di me?“, più volte ripetuta e per questo sospesa nel vuoto di una vertigine, che inevitabilmente sfiora corde profonde.

SecondoLa Scatola: un EP intimo che convince al primo ascolto

L’ultimo pezzo, “Scusa” è una lettera a cuore aperto ai genitori e al fratello, in un confronto diretto e senza filtri in cui il protagonista chiede perdono per essersi ferito lungo una strada che non gli apparteneva. Eppure il bilancio, resta positivo perché dentro di lui arde ancora un fuoco, la promessa di qualcosa ancora da compiersi in una direzione che, finalmente, comincia a intravedersi.

La Scatola assume allora la fisionomia di uno spazio mentale e fisico, ma necessario. Un deposito simbolico in cui sedimentano ricordi, rimpianti, legami e scelte difficili, che suonano come questioni irrisolte, come un luogo di custodia e di attesa. I brani che compongono l’EP rivelano una progettualità chiara e una sensibilità non comune. La sensazione è infatti quella di trovarsi di fronte a una voce dotata di rara consapevolezza, capace di coniugare profondità emotiva e naturalezza espressiva, in una scrittura in versi intensa, e che lascia intravedere un percorso destinato a migliorare e maturare ancora in futuro.

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