Abbiamo seguito la conferenza stampa di Dargen D’Amico in vista della sua terza partecipazione al Festival di Sanremo e del lancio del suo nuovo album, “Doppia Mozzarella”, fuori venerdì 27 marzo.
“Chissà se tra un mese saremo ancora noi“, esordisce così Dargen D’Amico commentando ironicamente la data d’uscita del suo ultimo disco, lasciandocene, magari inconsapevolmente, già immaginare il contenuto.
“Doppia mozzarella” sembra essere, ancora una volta, uno spazio di riflessione travestito con un linguaggio pop, nel quale traccia dopo traccia l’artista milanese riesce a esprimere pensieri per creare dibattito, con lo scopo di far osservare il mondo con occhio critico e perché no, prendere consapevolezza di ciò che ci circonda. Il titolo è ironico e diretto, la chiara metafora di una collettività abituata a desiderare più del necessario: stimoli continui, bisogni indotti, l’illusione che aggiungere qualcosa risolva il vuoto.
“Ci siamo abituati come collettività ad avere delle necessità comandate, non siamo più padroni dei nostri bisogni. A volte aggiungere e riempirci di cose pensiamo possa essere la soluzione, ma poi, io personalmente, sono più insoddisfatto di prima”.
L’album è frutto di due anni di lavoro, costruito con la sua cerchia creativa: Marilena Montarone, Tommaso Ruggeri, Diego Maggi, Alberto Venturini, insieme ai produttori e compositori Gianluigi Fazio, Edwyn Roberts e Marco Zangirolami. Non un semplice album quindi, ma un percorso artistico complesso, che ha generato canzoni che rivelano stratificazioni di tempo e significato. Compresa nella tracklist anche “Pianti Grassi”, uscita a gennaio, un’analisi lucida e sarcastica della società contemporanea.
AI AI esplora il rapporto tra tecnologia e umanità con l’ironia e la sagacia che contraddistinguono la sua penna
Fulcro dell’incontro è stato ovviamente AI AI, brano in gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo contenuto nell’album. Dargen D’amico racconta di averlo scritto “a puntate“: l’idea è nata due anni fa e il resto si è stratificato nel tempo, partendo da una domanda, ovvero cosa ci accadrà quando le macchine prenderanno inevitabilmente il controllo. L’intelligenza artificiale è entrata così prepotentemente nelle nostre vite che nemmeno ce ne siamo accorti e, soprattutto in Italia fino a poco tempo fa, il dibattito sul tema era praticamente inesistente e quale palco se non quello di Sanremo per portare l’argomento all’attenzione di tutti. Spiega ai giornalisti il suo legame con il Festival e con la Rai, quanto ritiene che abbia ancora un ruolo fondamentale nel nostro paese e quindi quanto sia importante sfruttare quel palco per lanciare messaggi e spunti di riflessione. Il brano infatti non è stato scritto appositamente per il Festival, ma questa sembra essere la cornice più adatta per presentarlo.
Il pezzo si muove tra passato, presente e futuro, con sonorità tardo anni ’70, una scelta più metaforica che nostalgica: in quell’epoca il computer entra nella produzione musicale rivoluzionandola, come oggi cambia la percezione della realtà. Il suo scopo è sempre quello di rappresentare il tempo in cui vive, nel modo più sincero e onesto possibile e in questo l’intelligenza artificiale rappresenta una svolta epocale: per quanto ancora sarà possibile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è?
Con AI AI nasce anche “AI AI – Short Documentary“: un documentario in pillole che uscirà sui suoi canali social che estende la canzone a un’indagine sul presente. Dargen dialogherà sul tema con degli specialisti, focalizzandosi su tre macro-temi: creazione artistica, rapporto uomo-macchina, sanità e accesso alle cure.
Per la serata delle cover, come già noto, si presenterà in terzetto con Pupo e Fabrizio Bosso con il brano “Su di noi”. Se in un primo momento può sembrare una scelta singolare, basta rifletterci un momento per capire che l’idea è sempre quella di usare il palco per uno scopo, in questo caso quello di unire linguaggi e generazioni. Dargen ha rimaneggiato il pezzo utilizzando musiche da ambienti, da culture e da luoghi diversi per dare un messaggio di unione, condivisione e convivenza. Non è facile convincere un big della musica italiana a fare una cosa del genere, ma sia Pupo che Fabrizio Bosso si sono subito fidati del suo intuito e della sua creatività, dando vita a una contaminazione musicale inedita e sorprendente.
“Questo è l’ultimo dei miei album senza intelligenza artificiale”.
Al Festival ascolteremo la domanda, magari la risposta la troveremo nell’album. Dargen D’Amico si avvale nuovamente del linguaggio pop per porre l’attenzione su ciò che dovrebbe essere davvero pop: offre la sua visione del mondo per invitarci a riflettere sulla nostra.
Il disco, già in preorder, uscirà in formato CD e vinile, quest’ultimo sarà disponibile anche autografato in esclusiva per lo Shop Universal.










