Bambole Di Pezza a Sanremo 2026, il rock delle donne che “non chiedono permesso”

da | Feb 18, 2026 | News

Una chitarra al centro, cinque donne che non chiedono permesso e un palco che può cambiare tutto. Le Bambole Di Pezza arrivano a Sanremo 2026 con un brano che è insieme tempesta e abbraccio. E all’Ariston il rock torna a parlare al femminile.

Lunedì 9 febbraio, negli studi Universal di Milano, abbiamo incontrato le Bambole Di Pezza. Dirette, compatte, senza filtri. A pochi giorni dall’inizio di Sanremo 2026, l’emozione non ha scalfito la loro identità. Anzi, l’ha resa ancora più nitida. Sono l’unica band tutta al femminile in gara tra i Big e portano sul palco dell’Ariston Resta con me, un brano che loro stesse definiscono una canzone di sorellanza. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Perché Resta con me non è una classica ballad d’amore, la definiscono più un invito alla presenza, alla resistenza emotiva, alla scelta di restare quando tutto sembra spingere altrove.

Spaccare” ci dicono sorridendo quando chiediamo quale sia il loro obiettivo. Trattare quel palco come uno dei loro live sudati, vissuti, conquistati negli anni nell’underground. Portare la stessa grinta, la stessa “cazzimma”, la stessa attitude, anche in prima serata.

Sanremo 2026 e il regolamento karmico delle Bambole Di Pezza

Quando il pezzo è stato chiuso, mixato, impacchettato, lo hanno sentito, “Quest’anno andiamo a Sanremo. Una certezza quasi irrazionale, che loro chiamano regolamento karmico. Una di loro aveva appena perso il lavoro. Due avevano chiuso relazioni importanti. Il giorno dell’annuncio a una è esplosa la macchina in autostrada. Una sequenza di scosse che sembravano preludere a qualcosa.

Fatalismo? Forse. Ma dietro le Bambole Di Pezza c’è soprattutto una storia lunga più di vent’anni. Morgana alla chitarra solista, Cleo alla voce, Dani alla chitarra ritmica, Xina alla batteria, Kaj al basso. Una formazione che ha costruito ogni centimetro del proprio percorso senza scorciatoie. Lo dicono con lucidità. Il destino ce lo siamo costruite. E il palco dell’Ariston non è un premio calato dall’alto, ma il risultato di una coerenza mai abbandonata. Avevano già provato l’anno scorso con “Senza permesso”, un titolo che oggi suona quasi profetico. Oggi però arrivano con un brano diverso, più stratificato, più emotivo.

Resta con me a Sanremo 2026 tra rock e vulnerabilità

Resta con me si apre come una confessione notturna. “Ho camminato sola”, “Mi hanno guardato male”. “L’unica certezza sono le canzoni”. Il testo attraversa giudizi, cadute, inverni emotivi, per poi esplodere in un ritornello che è una richiesta semplice e potentissima. Resta.

Il riff è incisivo, il crescendo naturale, la tensione si accumula fino a liberarsi in un’esplosione che non tradisce la loro vocazione rock. Eppure non è il pezzo più urlato che avrebbero potuto portare. Alcuni si aspettavano qualcosa di più politicamente frontale. Ma per loro l’unione, oggi, è già un gesto politico. In un tempo che percepiscono come pieno di odio e follia, scegliere di restare insieme diventa atto di resistenza. “Siamo quelle di ‘Mi hai rotto il cazzo’, le ribelli”, ammettono. Ma raccontare la vulnerabilità non significa rinunciare alla forza, ma ampliarla.

Il verso “Una ragazza, una chitarra e una tempesta” racchiude tutto. L’immagine di una donna che attraversa il giudizio e non arretra, che suona e che resta.

Sanremo 2026 e la forza di una band femminile all’Ariston

Essere l’unica band in gara e per di più tutta al femminile è una responsabilità che sentono addosso. “Anche se fossimo la quota rosa, l’importante è esserci”. Perché la rottura sta nella presenza. Cinque donne che suonano i propri strumenti in prima serata senza mediazioni oscure e senza “padrini”.

Dopo il trionfo dei Måneskin, molti si aspettavano una nuova ondata rock al Festival, ma non è successo. Ora il testimone passa a loro che non intendono snaturarsi. Porteranno l’attitudine dei club, la compattezza costruita live, quella sensazione di squadra che trasforma la band in comunità.

Nella serata delle cover saliranno sul palco con Cristiana D’Avena per reinterpretare “Occhi di gatto”. Una versione decisamente bambolizzata, più elettrica, più graffiante. “La sesta Bambola è lei” scherzano. Un incontro di mondi che promette “adrenalina pura”.

Ad aprile partirà il tour. Milano, Firenze, Padova, Torino, Bologna, Roma, Napoli. Un nuovo capitolo che potrebbe cambiare tutto.

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