Amen è il nuovo singolo di Geolier: un ritorno alle origini che però spiana la strada ad un qualcosa di nuovo.
Scrivere di Amen significa muoversi su un filo sottile: da una parte c’è l’urgenza del freestyle, dall’altra la solidità di un artista che ad oggi non ha più bisogno di dimostrare nulla, se non di ribadire la propria posizione.
Geolier, da bravo “rich guapp”, sceglie la forma più diretta possibile per farlo: il suo dialetto, la sua identità e la sua voce che taglia come un coltello. Amen è questo: un colpo diretto, che ricalca i passi della scuola in cui si è forgiato artisticamente Emanuele.
Il brano è uscito successivamente all’album “Tutto è possibile”, inserendovisi all’interno.
Una scelta fatta non per strategia – Amen è infatti un’affermazione che non cerca consenso e si impone.
Per quanto possa essere una narrazione reiterata che ha il classico sapore street della musica di Geolier, il brano è un giusto ritorno alle origini più crude che chiarisce un punto fondamentale del percorso dell’artista: l’hip hop non è una fase, ma la lingua madre. E sempre lo sarà.
La struttura del freestyle è essenziale e compatta, la produzione ricorda tantissimo le prime della carriera di Geolier – tutto resta teso, raccolto, concentrato. Tutto taglia, tutto afferma.
Il linguaggio resta fedele alla grammatica che Geolier ha costruito negli anni e rimarca il fatto che Napoli non è un simbolo astratto utilizzato per vezzo ma una presenza costante, un punto di partenza che continua a definire anche il presente e continuerà sempre a farlo, nonostante le evoluzioni varie ed eventuali.
Il titolo, chiusura e sigillo, è la fine di una preghiera ma anche e soprattutto un punto fermo, un “così sia” che non ammette repliche. Nel contesto del singolo, assume il valore di una dichiarazione definitiva: non voglio spiegarvi niente più – non ho bisogno di farlo.
All’interno di “Tutto è possibile“, Amen occupa una posizione chiave: è il brano che espone l’ossatura del progetto, che ne chiarisce la direzione emotiva e narrativa. Che può sembrare sempre uguale, ma in realtà è sempre nuova – semplicemente guarda alle radici. Rafforza la coerenza di un percorso che continua a muoversi tra appartenenza e affermazione individuale.
Amen è rap, e pertanto Emanuele nella sua forma più essenziale: parola, identità, presenza.
E quando la voce si chiude, ciò che rimane non è il rimbombo di qualcosa di spettacolare, ma la sensazione di qualcuno che ha comunicato dove ha scelto di stare cioè, ancora una volta, esattamente dove deve essere.










