Appartengo al mare è un disco che nasce da un gesto molto concreto, quasi banale nella sua semplicità: entrare in acqua e nuotare. Da lì, però, De.Stradis costruisce un racconto che va ben oltre l’esperienza individuale e diventa una riflessione sul modo in cui le persone stanno insieme, si riconoscono e provano a resistere dentro un presente spesso confuso. Nel suo primo album di inediti il mare non è solo un luogo fisico, ma una metafora discreta e continua, che tiene insieme memoria, movimento e comunità.
De.Stradis è un cantautore pugliese formatosi al Conservatorio di Bologna, con alle spalle anni di concerti in Italia e in Europa. Il suo percorso musicale mette in dialogo la tradizione cantautorale italiana con un lessico sonoro apertamente internazionale, che prende moltissimo dal soul e dall’R&B. Un lessico che in Italia non si sente spesso e ancor più raramente con questa qualità. Lo stile ricorda un po’ Ghemon e la voce (con le dovute proporzioni) ha qualche eco di Marco Mengoni.
La produzione segue una linea precisa: togliere invece di aggiungere, evitare l’eccesso e lasciare spazio alle canzoni. L’uso del nastro analogico, così come la scelta di pochi strumenti ben definiti, contribuisce a restituire un senso di naturalezza e imperfezione controllata che attraversa tutto l’album.
L’intro del disco è costruito a partire dalla scomposizione del canto popolare “Lu rusciu de lu mare”, dove le voci di amici e conoscenti creano subito un senso di coralità. È un’apertura che non introduce un tema in modo esplicito, ma suggerisce il contesto emotivo e umano in cui il disco si muoverà, quello di una comunità riconoscibile e non idealizzata.
Le perle in Appartengo al mare di De.Stradis
La title track, “Appartengo al mare”, è uno dei brani centrali del lavoro. Racconta la storia di Andrea Dorno, amico d’infanzia del cantautore, e l’impatto che la sua scomparsa ha avuto sul paese e sulle persone che lo circondavano. Il brano evita la retorica del dolore e si concentra su come una perdita possa trasformarsi in energia, in desiderio di fare qualcosa di concreto. Musicalmente è uno dei momenti più dinamici del disco, rendendo bene l’idea di un movimento che non si arresta. Un pezzo riuscito alla perfezione, con un crescendo coinvolgente e un linguaggio emozionante che non si perde in cliché. Il video, poi, è un’altra gemma.
“2000 mai” nasce da conversazioni quotidiane e parla della difficoltà di confrontarsi su temi politici e sociali senza trasformare ogni dialogo in uno scontro. È uno dei pezzi più leggeri, ma sotto l’ironia rimane una distanza evidente, una sensazione di disallineamento che non viene risolta ma semplicemente mostrata. Un brano che apprezzerete ancora di più se siete nati prima del 2000.
Con “Una banda larga” il disco si sposta su un piano più critico. L’immaginazione di un futuro sognato negli anni Ottanta si scontra con un presente iperconnesso ma impoverito, in cui tutto tende a diventare prodotto e propaganda. Visione e disincanto in una confezione di leggerezza.
Nel complesso Appartengo al mare è un esordio solido e consapevole, che evita gli eccessi e preferisce un racconto misurato, fatto di osservazione e ascolto.
De.Stradis non cerca frasi ad effetto né soluzioni facili. Costruisce un disco che funziona per accumulo, coerenza e attenzione alle persone prima ancora che ai concetti. È un album che non chiede di essere capito subito, ma che si lascia attraversare con calma. Una nuotata lunga, in cui il senso arriva mentre si continua ad andare avanti.










