Gabry Ponte chiude il 2025 come vive da venticinque anni: macinando record senza fare una piega. Spotify Wrapped lo incorona di nuovo DJ-producer italiano più ascoltato al mondo e secondo artista italiano più streamato all’estero. Una costanza chirurgica che, nel suo caso, non assomiglia alla routine: è più un “superpotere elettrico” che si rinnova di anno in anno. E con questi numeri alle spalle, non stupisce che San Siro — ormai la sua seconda casa — stia già scaldando i motori per San Siro Dance 2026.
L’estate scorsa, in quel tempio che di solito appartiene al calcio e ai rocker, Gabry ha messo a segno un sold out da 56 mila presenze. Una prima volta storica per un DJ italiano, e il biglietto d’ingresso nella ristrettissima élite composta da Tiësto, David Guetta, DJ Snake e Alok: quelli che lo stadio non lo aprono, lo detonano. Ora arriva il bis, il 27 giugno 2026, powered by RTL 102.5, con un parterre già sold out da settimane. Non male per uno che nel ’98 faceva esplodere il mondo con Blue (Da Ba Dee).
La scaletta del nuovo show promette la solita corsa senza fiato: hit recentissime — quelle che gli sono valse due diamanti — mescolate alle tracce immortali che hanno segnato l’immaginario dance degli anni Duemila. È la formula Gabry: nostalgia, festival, BPM alti e produzione millimetrica. Un DJ set che non è mai solo un DJ set, ma un dispositivo emotivo collettivo.
Numeri alla mano, Ponte resta una macchina da guerra: 6 miliardi di stream, decine di dischi d’Oro, Platino e Diamante, collaborazioni globali con Tiësto, Pitbull, Steve Aoki, Sean Paul, Train. Negli ultimi anni è passato dai superclub ai mega-festival (Tomorrowland compreso), fino ai palazzetti italiani con un tour celebrativo dei suoi venticinque anni di carriera, sold out ovunque. E mentre reinterpretazioni come Mockingbird — prodotta insieme ai soliti giganti — dominavano la scena dance 2024, Gabry centrava due obiettivi simbolici: l’inno Tutta l’Italia come colonna sonora di Sanremo 2025 e la partecipazione all’Eurovision per San Marino.
Il 2025 non gli ha concesso tregua: visualizzazioni, playlist, festival, uno stadio pieno fino all’ultimo seggiolino. Ma il punto non è mai stato quello. Gabry Ponte sembra aver trovato da tempo la sua lingua: una dance che non invecchia, che si aggiorna senza tradire le radici, che parla allo stesso modo ai ragazzi di oggi e a chi, vent’anni fa, ballava fino all’alba su Blue.
E se c’è una cosa che San Siro ha chiarito, è questa: la musica dance può essere un rito popolare. Un raduno reale, fisico, sudato. Nessun algoritmo, nessuna intermediazione. Solo luci, bassi, mani in aria.










