Basta il primo accordo perché il pubblico esploda: Coez non è ancora salito sul palco e già l’Inalpi Arena di Torino vibra. È il tipo di concerto in cui nessuno rimane spettatore: si canta, si urla, si piange e ci si abbraccia. I primi tre brani in scaletta sono “Estate 1998”, “Mr. Nobody” e “Mal di te”: tutti appartenenti all’ultimo album, “1998”. Il pubblico le accoglie calorosamente, ma c’è chi rimane ancora in silenzio, in attesa delle grandi hit che seguiranno.
La cosa bella di Coez è che mette d’accordo tutti quanti: come nota anche lui stesso, tra gli spettatori che ci sono da sempre, ci sono anche volti molto giovani. Per un artista credo non ci sia cosa più commovente di vedere il suo pubblico che si espande, anno dopo anno: è così che la musica diventa immortale.
Il concerto prosegue con una delle canzoni più amate: “La tua canzone”. Il palazzetto intero canta all’unisono, all’interno di un unico grande abbraccio. Il calore divampa, anzi esplode, sulle prime note di “Faccio un casino”: l’emozione è tale da poterla quasi toccare. Seguono “Catene” e “Domenica”, e poi un momento estremamente intimo: Coez ricorda Poppy, un amico venuto a mancare, dedicandogli “Siamo morti insieme” e invitando tutti noi a dedicarla a chi vogliamo: “È un momento di raccoglimento, ma durante una festa”.
Il brano successivo è “Lontana da me”, emozionante come al primo ascolto, ormai più di dieci anni fa. Rimaniamo nel passato con “Niente che non va”: le torce dei telefoni si accendono, ma si intravede ancora qualche accendino-. Le luci rimangono accese anche per la canzone che segue, “E yo mamma”. Poi un grido liberatorio, unanime: “Amore vaffanculo!” sulle note di “Come nelle canzoni”.
Canzone dopo canzone, sembra che ognuno ritrovi un pezzo di sé
“Il bello delle canzoni è che quando le scrivi rimangono lì sospese, e a volte succede che subito non vengono accolte molto bene, ma poi anni dopo qualcuno le fa rivivere e vengono finalmente apprezzate” così Coez introduce “Le parole più grandi”. Pochi minuti dopo un’altra grande canzone, “Le luci della città”: c’è chi si bacia, chi si abbraccia, chi si tiene per mano. In quel momento, ci vogliamo tutti bene.
L’artista romano ama il suo pubblico, e lo dimostra durante “Ali sporche”: fa un giro sottopalco, dando la mano a tutti. Poi sale sulla transenna e continua a cantare a contatto con le persone, po’ come se volesse dire “grazie” a tutti. Dopo una breve pausa, Coez torna sul palco per le ultime tre canzoni. La prima è “Qualcosa di grande”, poi per presentare “È sempre bello” racconta:
“La prossima canzone è nata proprio in questa città, a Torino. Avevo suonato all’Hiroshima mon amour. Avevo ricevuto una notizia non molto bella, così avevo deciso che il mio prossimo album si sarebbe chiamato “È sempre bello” perché secondo me certe volte le cose che scrivi si realizzano. Quella sera avevo incontrato una persona e salutandoci le avevo mandato un messaggio scrivendo “È sempre bello averti intorno” e quando l’ho letto ho detto “che frase!” E il giorno dopo ho scritto questa canzone”.
Il concerto si conclude con “La musica non c’è”, brano del 2017 che concede a Coez un posto tra i pilastri dell’indie italiano di quel periodo. Ora si parla meno di indie e più di it-pop, ma il succo non cambia: Coez è ancora un pilastro, questa canzone ormai è un classico e tutti la cantano a squarciagola. Ed il bello è proprio questo: far parte di qualcosa di grande, volersi bene e cantare finché la musica c’è ancora.










