La televisione italiana accende i fari il 3 gennaio 1954. In un paese ancora in bianco e nero, la musica arriva subito a dare colore. Sigle, jingle, intermezzi orchestrali: l’intero flusso televisivo si muove a ritmo di una colonna sonora condivisa, quotidiana.
Ben presto i grandi varietà, come Il Musichiere (1957), Canzonissima (1958), Studio Uno (1961), dimostrano che la televisione non è solo un mezzo, ma può essere un palcoscenico che trasforma gli artisti in volti familiari. Proprio qui nascono alcuni dei grandi nomi della musica italiana: Mina, Adriano Celentano, Domenico Modugno. La televisione trasforma voci in volti, interpreti in personaggi.
Con l’avvento in TV, non conta più solo la voce, ma anche il look, la presenza scenica, gli sguardi e i movimenti. Bisogna reggere la telecamera, non solo il microfono. Non serve solo saper cantare, bisogna anche saper performare.
TV e musica si plasmano a vicenda: la TV dà un corpo al suono, la musica dà ritmo al mezzo che la ospita. Ed è appropriato ricordarlo oggi, 21 novembre, in occasione della Giornata Mondiale della Televisione.
Giornata Mondiale della Televisione: come si è evoluto il rapporto tra musica e tv?
I videoclip, MTV e l’era dell’immagine
Nel 1975 i Queen girano il video di “Bohemian Rhapsody”: è la nascita del videoclip musicale.
Poi arrivano gli anni Ottanta e con loro MTV. Il 1° agosto 1981 il canale manda in onda “Video Killed The Radio Star” dei Buggles: più che un primo singolo, un manifesto di una rivoluzione già in corso. La canzone diventa estetica, immagine, il videoclip un vero e proprio linguaggio, attraverso cui gli artisti ampliano il messaggio che vogliono trasmettere ed espandono il racconto.
MTV dà spazio alla musica per adolescenti, diventa programmazione, attesa, ritualità. Ma è anche l’inizio di un filtro editoriale più severo: la televisione non mostra solo la musica, ma diventa il crocevia in cui industria discografica e pubblico si incontrano. Passare in rotazione televisiva vuol dire esistere, essere notati; restarne fuori è come non essere mai nati. Un rapporto economico, oltre che estetico, in cui la televisione non solo mostra, ma decide, diventando un vero e proprio gatekeeper.
La tv come fabbrica di artisti: l’era dei talent
Tra gli anni Novanta e gli anni Duemila, mentre YouTube permette a chiunque di diventare creatore e spettatore, il mezzo televisivo si industrializza. American Idol (2002), X Factor (2004), Amici (2001): la musica non arriva più in TV, ma è la TV stessa che genera artisti e ne racconta l’evoluzione, la crescita, tra prove, ambizioni e ostacoli da superare.
Qui, il rapporto con la discografia è ancora più evidente: la televisione diventa una vetrina, il luogo dove la discografia osserva, seleziona, investe. La TV offre un palco che può accelerare una carriera e, per molti, è così ancora oggi.
Musica e TV oggi: continuità e revival
Ma la musica in televisione non passa solo per format e videoclip. Basti pensare ai grandi eventi mediatici, a partire dal Festival di Sanremo. Trasmesso per la prima volta in televisione nel 1955, ancora oggi riesce a far fermare il Paese per cinque sere l’anno, mettendo d’accordo adulti, ragazzi e bambini. O ancora TRL, Festivalbar, l’Eurovision, il Live Aid, gli halftime show del Super Bowl. Ogni performance diventa un momento da vivere insieme: la televisione ha la capacità di amplificare la musica, di farla diventare parte di un immaginario condiviso.
Oggi la musica circola ovunque e vive in forma diversa, su YouTube, TikTok, nelle serie tv. Proprio per questo, è doveroso ricordare che la sua forza visiva nasce dalla televisione, da quello schermo che per primo ha unito suono e immagine. Quando “Running Up The Hill” di Kate Bush riemerge grazie a “Stranger Things” o “Murder On The Dancefloor” torna in classifica dopo una scena del film “Saltburn” non è perché la musica ha bisogno della televisione per esistere. È che le immagini – siano esse televisive, cinematografiche o in streaming – sono in grado di riattivare una canzone, di darle un nuovo contesto e un nuovo pubblico.
Oggi probabilmente non serve più un televisore per scoprire una canzone, ma l’intuizione nata nel 1954 resta valida: le immagini possono cambiare il modo in cui ascoltiamo. Ogni epoca ha avuto il suo schermo e il suo modo di guardare la musica. Ciò che non cambia è che la musica trova sempre il modo di arrivare dritto al cuore.










