Niente filtri, solo carne viva: il ritorno di Giovanni Ti Amo con “COYOTE!”

da | Nov 20, 2025 | Recensioni album

In “COYOTE!” Giovanni Ti Amo abbandona qualsiasi posa e firma il suo disco più sincero. Dieci brani in cui fragilità, identità e resa si intrecciano senza filtri. Dalle confessioni sussurrate alle distorsioni più crude, l’album racconta la fatica di smettere di cambiare pelle per piacere agli altri.

COYOTE! è il secondo album di Giovanni Ti Amo, uscito il 14 novembre per Pulp Music/Island Records. Non è un disco saturo di romanticismo patinato, nemmeno di ironia difensiva tipica della nuova generazione di cantautori. Giovanni Ti Amo entra nel suo secondo album come si entra in una stanza piena di specchi: con una strana sensazione, un misto tra nausea e coraggio, che ti prende quando decidi di guardarti davvero.  È un disco breve, ma denso: dieci tracce in cui Giovanni Ti Amo sembra fermarsi, respirare, dire la verità. Un album rock nel suo senso più genuino: non per la distorsione, ma per quella necessità di prendere una parte di sé e mostrarla senza filtri. 

La traccia d’apertura è “AMARE, TRADIRE”: un pezzo che non esplode mai davvero, resta lì, sospeso, come se fosse una confessione fatta di notte in cucina, come quando ammetti a te stesso che amare e tradire a volte sono più vicini di quanto vorresti. Due verbi che non sono poli opposti, ma possono coesistere nella stessa persona, nello stesso gesto. Il brano ha l’andamento di un pensiero che si ripete dentro la testa fino a diventare vero. L’amore, quando lo vivi davvero, è sempre una perdita di equilibrio. 

Con “PRIMA DELLA SETE”, il ritmo si accende senza diventare mai spavaldo. È un brano che corre per evitare di inciampare, non per arrivare primo. Fotografa un momento preciso: l’istante prima che la mancanza – la sete, l’astinenza emotiva – ti travolga. Il suono è asciutto, quasi nervoso, con le chitarre che premono contro la voce, come se volessero ricordarle che il tempo rimasto è poco. La sensazione è che questo album, più che raccontare storie finite, voglia fermare gli attimi prima dell‘inevitabile. 

COYOTE! di Giovanni Ti Amo rappresenta il momento esatto in cui smetti di forzarti 

“CAMBIARE PER TE” è il manifesto del disco. La scrittura si muove tra immagini pop e schiettezza: la Coca-Cola che piace a tutti, i tentativi di essere “la versione migliore” per compiacere. È un pezzo che parla alla generazione che si è allenata all’autosabotaggio per sentirsi amata. È uno dei momenti più potenti del disco: alt-rock generoso, imperfetto, ma sincerissimo. Suona deciso, liberatorio. C’è tutta la rabbia gentile di chi si è modificato mille volte per entrare negli spazi degli altri e alla fine capisce che si è tagliato via dei pezzi. 

“IL MARE” è uno dei momenti più intimi e vulnerabili del disco. Un respiro largo, chitarre ariose, qualche eco shoegaze leggero, ma usato con misura, il brano sembra quasi muoversi con il ritmo stesso delle onde. Il mare, qui, non è estate: è un momento rallentato, più aperto, dove sembra che la voce parli più a sé stessa che a qualcuno. È la prima vera immersione emotiva del disco, quella che ti fa abbassare le spalle e ammettere che certe cose non le puoi controllare. Il mare diventa il luogo dove perdi i contorni, come uno specchio che non restituisce una ferma precisa. 

“E le sue onde” è un interludio che dura un soffio ma ha un senso preciso. Una piccola parentesi, un’eco che prolunga la sensazione di spaesamento del brano precedente.

L’album prosegue con “TU NON SEI LA MIA CHITARRA”: questo brano sembra un momento in cui Giovanni Ti Amo accetta che le relazioni non sono strumenti da maneggiare, ma creature con volontà propria. Una presa di distanza, una resa: “non ti posso controllare, non posso accordarti come mi pare”. È un pezzo da sala prove, che ci ricorda da dove viene la scrittura di Giovanni: non da uno studio iper-produttivo, ma da band, stanze piccole, sudore e confusione in un garage. 

“RETTILE” parla della pressione di dover cambiare pelle ogni volta che qualcuno lo chiede. E del momento in cui capisci che, forse, non sei fatto per questo. Non sei un camaleonte, un animale che muta forma: sei tu. E basta. È un grido mezzo soffocato, la stanchezza di chi è adattato fino a scomparire. 

I dischi più sinceri non ti danno risposte, ma ti costringono a riconoscere quelle che evitavi.

“LOVESONG” non è una ballata smielata, è più un tentativo onesto di parlare d’amore senza l’ironia che usiamo per difenderci. C’è un romanticismo ferito, che si muove cauto, come camminare scalzi sopra vetri sottili. È una canzone d’amore che non promette l’eternità, ma presenza. Non addolcisce il dolore, ma lo include. Una delle tracce più sincere del disco. 

Con “VIRGOLA” abbiamo un ricordo lasciato aperto. La virgola è segno della sospensione, della pausa, del “non è finita”. Il brano funziona proprio così, come una piccola feritoia emotiva in cui la voce si muove piano, senza pretendere di chiudere un concetto. Una piccola finestra, che lascia respirare il disco prima della verità finale. 

E la verità arriva con “un mondo in cui siamo io e te non esiste”. Il brano è come una stanza vuota: senti ancora le voci, le risate, i passi, ma ora c’è silenzio. Non è un addio melodrammatico, è una constatazione adulta. Una resa non al dolore, ma alla verità. Sembra quasi un monologo cantato, ed è giusto così: dopo un disco di attriti, cambaimenti mancanti, accettazioni dolorose, Giovanni chiude con la frase più sobria e più devastante di tutte. 

COYOTE! è un album che si muove come un corpo reale: c’è qualcosa di profondamente umano nel modo in cui queste canzoni inciampano, esitano, si slacciano e poi si riallacciano. Mentre scorrono gli ultimi secondi dell’album, ti rendi conto che Giovanni Ti Amo fa una cosa rarissima: racconta la fragilità senza usarla come estetica, racconta l’amore senza romanticismi tossici, racconta la crescita senza la retorica del successo. Questo è un disco raro perché è rara la sensazione che ti lascia addosso: non di aver capito un artista, ma di aver capito qualcosa di te. 

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